Sentenza n. 1877/2026 - Firenze, Sezione 3
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Permesso di costruire, limitatamente alle prescrizioni sulla piscina, e autorizzazione paesaggistica comunale che ha recepito il parere della Soprintendenza, con limiti alle dimensioni della vasca e alla pavimentazione esterna
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietario)
Prevale il privato
La controversia
La società, proprietaria di un compendio in area paesaggistica contigua al Parco della Maremma, aveva chiesto il permesso di costruire per una piscina agrituristica e altri interventi edilizi, dopo l’approvazione di un piano di miglioramento agricolo, nonché l’autorizzazione paesaggistica. Ha impugnato il parere della Soprintendenza e gli atti comunali che lo recepivano, deducendo che erano state applicate alla piscina le prescrizioni del PIT previste per le aree interne al parco, più restrittive, anziché la disciplina delle aree contigue. In particolare, contestava il limite di 5x15 metri per la vasca e quello di 1,2 metri per la pavimentazione esterna, sostenendo che per le aree contigue la disciplina richiedeva invece di mantenere l’equilibrio con le preesistenze e rispettare gli allineamenti con muri a retta e alberature.
La decisione
Il TAR ha accolto l’unico motivo e annullato in parte qua il parere della Soprintendenza e gli atti impugnati che ne recepivano i contenuti. Ha rilevato che la disciplina paesaggistica delle aree contigue al parco non stabilisce limiti dimensionali stringenti per vasche e pavimentazioni né impone specifici materiali, diversamente da quella riferita alle aree interne di maggior rilevanza paesaggistica. La Soprintendenza poteva comunque imporre limitazioni, ma queste dovevano derivare da una valutazione discrezionale riferita al singolo contesto e al rapporto tra nuova opera, preesistenze e allineamenti. Nel caso concreto le prescrizioni non erano sorrette da una riflessione critica sul contesto specifico e risultavano quindi viziate da difetto di motivazione e carenza di istruttoria; il vizio si estendeva all’autorizzazione paesaggistica comunale che aveva recepito il parere. Il Ministero è stato condannato a rifondere le spese, liquidate in 4.000 euro oltre IVA e CPA, nonché il contributo unificato; spese compensate nei confronti del Comune.
Massime di principio
- Quando la disciplina paesaggistica applicabile a un’area contigua a un parco non stabilisce limiti dimensionali predeterminati per piscine e pavimentazioni né prescrive specifici materiali, l’amministrazione non può applicare automaticamente le più restrittive prescrizioni previste per le aree interne al parco.
- Nelle aree contigue al parco la Soprintendenza può imporre limitazioni a un intervento, ma queste devono risultare da valutazioni discrezionali riferite alle caratteristiche del singolo contesto e dirette a preservare l’equilibrio tra la nuova opera, le preesistenze e gli allineamenti.
- Le prescrizioni paesaggistiche che impongono limiti a un intervento senza una valutazione critica del suo rapporto con lo specifico contesto sono viziate da difetto di motivazione e carenza di istruttoria; il vizio si riflette sull’autorizzazione paesaggistica comunale che recepisce il parere.
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