Cassazione Penale, Sentenza n. 7989/2025 del 26/02/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugnava l'ordinanza del Giudice di pace di Milano che aveva dichiarato la nullità del decreto di citazione a giudizio per genericità e indeterminatezza del capo di imputazione (delitto ex art. 595 c.p.) e aveva restituito gli atti al Pubblico Ministero. Il ricorso sosteneva che il provvedimento del giudice fosse affetto da abnormità strutturale (perché il giudice avrebbe errato sul carattere della nullità, ritenendola assoluta e quindi rilevabile d'ufficio) e da abnormità funzionale (perché la restituzione degli atti, senza prima sollecitare il PM a precisare o integrare l'imputazione, avrebbe determinato una indebita regressione del procedimento e una lesione del principio della ragionevole durata del processo).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto decisivo il verbale dell'udienza del 2 ottobre 2024, dal quale risultava che il Giudice di pace aveva invitato le parti ad intervenire e aveva raccolto le rispettive conclusioni (il difensore dell'imputata ha aderito al rilievo di genericità e indeterminatezza, mentre il PM e il difensore della parte civile hanno dissentito). Sulla base di tale acquisizione processuale la Corte ha ritenuto inammissibile il gravame e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. Conseguentemente l'ordinanza impugnata resta efficace.
Norme richiamate
art. 595 cod. pen.
delitto di cui all'art. 595 cod. pen.
Indica la fattispecie di reato addebitata all'imputata; non incide direttamente sulla questione processuale della genericità dell'imputazione
art. 429, comma 2, cod. proc. pen.
art. 429, comma 2, cod. proc. pen.
Norma richiamata in giurisprudenza secondo la quale, in caso di genericità o indeterminatezza dell'imputazione, il giudice del dibattimento può dichiarare la nullità del decreto che dispone il giudizio; la Corte ha richiamato tale parametro interpretativo nel confronto tra diversi orientamenti
art. 552, comma 2, cod. proc. pen.
art. 552, comma 2, cod. proc. pen.
Norma riferita al decreto di citazione a giudizio; citata nel quadro delle decisioni che individuano la nullità del decreto quando l'imputazione è indeterminata
Principio costituzionale della ragionevole durata del processo
Richiamato come criterio di bilanciamento: impedisce indebite regressioni del procedimento che possano causare ritardi non giustificati; è usato per valutare se la restituzione degli atti integri un vizio di abnormità
Giurisprudenza di legittimità (Sez. U n.26/1999; Sez. U n.5307/2007; Sez. 2 n.30440/2024; Sez. 5 n.22140/2022; Sez.2 n.23545/2019)
varie pronunce citate in motivazione
La Corte richiama orientamenti secondo cui è configurabile l'abnormità quando il giudice dispone la restituzione degli atti senza preventivamente chiedere al PM di precisare l'imputazione; vi è tuttavia contrasto su applicabilità del meccanismo correttivo del giudice dell'udienza preliminare alla fase dibattimentale
Massime di principio
- Se il giudice ritiene l'imputazione generica o indeterminata, occorre verificare se prima ha dato alle parti la possibilità di intervenire: l'aver sentito le parti è elemento processuale rilevante che può rendere infondata la censura di abnormità dell'atto
- Vi è un contrasto di giurisprudenza sulla possibilità, in dibattimento, di sollecitare il PM a precisare l'imputazione; quindi, in concreto, la correttezza dell'operato del giudice dipende anche dalle modalità con cui è stata esercitata la facoltà di restituzione degli atti
- Per evitare il rischio di abnormità e di indebita regressione del procedimento, il giudice dovrebbe, ove possibile, sollecitare preventivamente il Pubblico Ministero a integrare o precisare l'imputazione prima di disporre la restituzione degli atti
- La distinzione tra nullità assoluta e relativa è centrale: se la nullità è relativa, può essere rilevata solo in presenza delle condizioni previste dalla legge; contestazioni tardive o non svolte dalle parti possono incidere sulla ammissibilità dei rimedi
- In situazioni analoghe è strategico per la parte offesa sollecitare in udienza una pronuncia motivata e far risultare in verbale le richieste al PM, perché il contenuto del verbale può decidere sull'ammissibilità di eventuali impugnazioni
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