Sentenza n. 1499/2026 - Salerno, Sezione 2
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diffida al ripristino dello stato dei luoghi e ordinanza di demolizione della pavimentazione realizzata su area pubblica
Esito
Favorevole al ricorrente (operatore economico)
Prevale il privato
La controversia
La società ha impugnato la diffida comunale a ripristinare immediatamente lo stato dei luoghi e la successiva ordinanza di demolizione, nonché gli atti presupposti, relativi alla pavimentazione realizzata su un’area pubblica prospiciente la sede stradale. Il Comune ha ritenuto l’intervento difforme dall’autorizzazione comunale precedentemente rilasciata, contestando la formazione di dislivelli rispetto alla pavimentazione preesistente e al piano stradale, l’asserita non conformità ai requisiti di aderenza e antisdrucciolosità, l’inadeguata rifinitura del bordo e la possibile pericolosità per pedoni e veicoli. Il ricorso è stato ritenuto manifestamente fondato per difetto di istruttoria: la tecnica della sovrapposizione della nuova pavimentazione ai basoli preesistenti, con conseguente modifica plano-altimetrica e creazione del dislivello, risultava già rappresentata nel render allegato all’istanza e, quindi, ricompresa nell’autorizzazione comunale ancora valida ed efficace. È stata inoltre dedotta l’assenza di adeguata considerazione di possibili accorgimenti tecnici alternativi alla demolizione integrale e la conformità del materiale lapideo ai coefficienti di attrito richiesti per le superfici pedonali esterne.
La decisione
Il TAR ha deciso la causa con sentenza semplificata ai sensi dell’art. 60 c.p.a. e ha accolto il ricorso. Ha rilevato, anzitutto, che la sovrapposizione della nuova pavimentazione ai basoli preesistenti e il conseguente dislivello erano raffigurati nel render allegato alla domanda e rientravano nell’oggetto dell’autorizzazione comunale del 25 marzo 2026, tuttora valida ed efficace. Ne deriva il difetto dell’istruttoria posta a fondamento della diffida e dell’ordinanza, che avevano trattato come difformità un assetto già rappresentato e assentito. Quanto alla pericolosità, il Comune non aveva motivato sulla possibilità di adottare accorgimenti tecnici idonei a superare gli eventuali problemi di sicurezza, sicché la demolizione dell’intera pavimentazione è stata ritenuta sproporzionata. Il giudice ha quindi annullato sia la diffida sia l’ordinanza di demolizione, facendo salvi i successivi provvedimenti dell’amministrazione. Le spese sono state compensate in ragione della natura formale della decisione.
Norme richiamate
art. 60 c.p.a.
La sentenza è pronunciata ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.
Consente la definizione del giudizio con sentenza semplificata, previa audizione delle parti, quando la causa è matura per la decisione.
art. 6 d.P.R. 380/2001
gli interventi sopra descritti rientrano tra quelli di edilizia libera ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n. 380/2001
Il Comune aveva qualificato gli interventi come rientranti nell’edilizia libera nell’ambito dell’atto autorizzativo; tale qualificazione è stata considerata dal giudice nel verificare la validità ed efficacia dell’assenso.
Massime di principio
- È viziato per difetto di istruttoria il provvedimento repressivo che qualifica come difformità un’opera o una modalità esecutiva già rappresentata negli elaborati allegati all’istanza e ricompresa nell’autorizzazione amministrativa ancora efficace.
- Prima di ordinare la demolizione integrale di un’opera per ragioni di sicurezza, l’amministrazione deve verificare e motivare sulla possibilità di adottare accorgimenti tecnici idonei a eliminare o ridurre il rischio; in mancanza, la misura demolitoria può risultare sproporzionata.
- La demolizione integrale non è adeguatamente giustificata quando l’amministrazione accerta una possibile pericolosità dell’opera senza svolgere un’istruttoria concreta sulle caratteristiche tecniche del materiale e senza comparare la demolizione con misure correttive meno gravose.
Come è indicizzato
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