Cassazione Civile, Ordinanza n. 28334/2021 del 15/10/2021
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (contribuente)
La controversia
La società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento con cui l'Amministrazione finanziaria aveva disconosciuto la detrazione IVA per euro 52.695, relativa a una fattura inserita in un sistema fraudolento di emissione di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, riconducibile a società "cartiere" gestite da terzi. La CTP aveva accolto il ricorso della società; la CTR aveva poi rigettato l'appello dell'Ufficio, ritenendo non dimostrata la consapevolezza, o anche solo la conoscibilità, da parte della contribuente, della partecipazione alla frode. L'Agenzia ha proposto ricorso per cassazione con un unico motivo, denunciando violazione degli artt. 39 d.P.R. n. 600/1973, 54 d.P.R. n. 633/1972, 2697 c.c. e 2729 c.c., sostenendo che la CTR avrebbe errato nel riparto dell'onere della prova, nel valutare gli indizi offerti dall'Ufficio e nel ritenere insufficiente la prova della buona fede del contribuente.
La decisione
La Corte ha ritenuto infondato il ricorso. Ha ribadito che, in materia di IVA e operazioni soggettivamente inesistenti, l'Amministrazione deve provare non solo la fittizietà soggettiva del fornitore, ma anche la consapevolezza o conoscibilità, in capo al cessionario, della partecipazione a un'evasione d'imposta, anche mediante presunzioni fondate su elementi oggettivi e specifici. Solo dopo tale dimostrazione incombe sul contribuente provare di aver adottato la massima diligenza esigibile. Nel caso concreto, la CTR si era conformata a tale principio e aveva motivatamente escluso che l'Ufficio avesse fornito elementi presuntivi sufficienti a dimostrare la conoscenza o conoscibilità della frode da parte della società contribuente. La censura dell'Agenzia, pur formalmente prospettata come violazione di norme sulla prova, mirava in realtà a una diversa valutazione del materiale probatorio e del fatto, non consentita nel giudizio di legittimità nei termini dedotti. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna dell'Agenzia alle spese.
Norme richiamate
art. 39 d.P.R. n. 600/1973
Richiamato dal ricorrente come base normativa del recupero a tassazione e della contestazione fiscale, ma la Corte non ne fa un'interpretazione autonoma decisiva nel caso concreto.
art. 54 d.P.R. n. 633/1972
Indicato quale norma che consente la liquidazione della maggiore imposta IVA; la Corte conferma che l'Ufficio, per negare la detrazione, deve assolvere il relativo onere probatorio.
art. 2697 c.c.
Richiamato per il riparto dell'onere della prova: incombe sull'Amministrazione dimostrare i presupposti della contestazione, compresa la consapevolezza o conoscibilità della frode da parte del cessionario.
art. 2729 c.c.
Le presunzioni sono ammissibili, ma devono essere fondate su elementi oggettivi e specifici idonei a provare la conoscenza o conoscibilità dell'operazione fraudolenta.
art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.
La Corte osserva che la censura, formalmente di violazione di legge, in realtà mira a contestare la valutazione del fatto e delle prove.
art. 115 c.p.c.
Richiamato in relazione al principio del libero convincimento del giudice nella valutazione delle prove.
art. 116 c.p.c.
Richiamato anch'esso come parametro della valutazione probatoria rimessa al giudice di merito.
art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.
È il corretto paradigma per censurare, nei limiti oggi ammessi, eventuali vizi motivazionali, non potendo la parte trasformare la doglianza in una richiesta di nuova valutazione del merito.
art. 380-bis c.p.c.
Richiamato solo per dare atto del procedimento camerale e del contraddittorio regolarmente instaurato.
d.P.R. n. 633/1972
Citato anche in riferimento alla disciplina IVA applicabile al recupero dell'imposta indebitamente detratta.
Massime di principio
- In tema di IVA, se l'Ufficio contesta operazioni soggettivamente inesistenti, deve provare non solo la fittizietà del fornitore, ma anche che il cessionario sapeva o avrebbe dovuto sapere, usando l'ordinaria diligenza, di partecipare a un'evasione d'imposta.
- La prova della consapevolezza del cessionario può essere data anche per presunzioni, ma queste devono poggiare su elementi oggettivi e specifici, non su mere affermazioni generiche o sul solo richiamo all'esistenza di un procedimento penale.
- Una volta assolto l'onere probatorio iniziale dall'Amministrazione, spetta al contribuente dimostrare di avere adottato la massima diligenza esigibile da un operatore accorto per non essere coinvolto nella frode.
- La regolarità formale della contabilità e dei pagamenti, così come la mancanza di un vantaggio economico dalla rivendita, non sono di per sé sufficienti a provare la buona fede del contribuente.
- Quando la doglianza di legittimità mira in sostanza a rimettere in discussione l'apprezzamento delle prove compiuto dal giudice di merito, essa è inammissibilmente diretta a ottenere una nuova valutazione del fatto, non consentita sotto forma di violazione di legge.
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