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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28921/2024 del 17/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Richiesta di restituzione di euro 40.940,00 sequestrati il 28/06/2010 nella cassaforte presso la sede della s.r.l. Golden Apple. La ricorrente (nuora del titolare Zhang Jiaju) sostiene di essere la legittima proprietaria del denaro, richiamando il verbale di perquisizione in cui risulta presente e la circostanza che ella avrebbe digitato la combinazione della cassaforte; è anche prodotta una dichiarazione del suocero che riconoscerebbe la titolarità alla nuora. Il Tribunale di Prato ha rigettato la richiesta ritenendo che la somma fosse rinvenuta nella cassaforte dell'impresa e riferibile all'imputato/titolare; ha inoltre valorizzato la mancanza di prova documentale certa (dichiarazione non datata, firma non autenticata, assenza di documento d'identità dell'autore della dichiarazione) e l'assenza di ruolo della nuora nell'azienda che giustifichi la titolarità dei risparmi custoditi nella cassaforte.

La decisione

La Corte ha dichiarato non luogo a provvedere perché il medesimo ricorso era stato già deciso con la sentenza n. 1131 del 03/04/2024 (procedimento n. 46617/2023), con la quale era stato disposto l'annullamento del provvedimento impugnato e il rinvio al Tribunale di Prato in diversa composizione. Conseguentemente gli atti vengono trasmessi al Giudice del rinvio individuato nella sentenza n. 1131/2024; la presente impugnazione è dunque mera duplicazione e non è decisa nel merito in questo procedimento.

Norme richiamate

  • art. 416 cod. pen.

    Richiamata solo come norma relativa ai reati contestati nell'originario procedimento penale; dal testo non emerge una specifica interpretazione della norma nel giudizio sull'incidente di esecuzione

  • art. 648-bis cod. pen.

    Richiamata quale contestazione penale nell'atto di origine; nessuna valutazione interpretativa della norma ai fini della restituzione nel provvedimento impugnato

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato per delimitare i limiti del ricorso per cassazione proposto dalla ricorrente; la Corte segnala che il ricorso è stato valutato nei limiti di tale norma

Massime di principio

  • In caso di richiesta di restituzione di beni sequestrati da parte di un terzo, la prova della titolarità deve essere documentale e coerente: verbali di sequestro/perquisizione, documenti d'identità, scritture contabili, dichiarazioni autenticate e prove di disponibilità diretta (es. combinazione della cassaforte, movimenti bancari) hanno peso probatorio rilevante.
  • Una somma rinvenuta nella cassaforte della sede di un'impresa è, in assenza di prova contraria, ricollegata all'impresa o al suo titolare. Il terzo interessato deve dimostrare un rapporto concreto e giustificativo con i fondi (ruolo nell'azienda, provenienza dei risparmi, documentazione contabile).
  • Documenti non datati, firme non autenticate o mancanza di identificazione dell'autore riducono fortemente il valore probatorio delle dichiarazioni e possono giustificare il rigetto dell'istanza di restituzione.
  • Proceduralmente, prima di introdurre un nuovo ricorso è opportuno verificare l'esistenza di precedenti decisioni sul medesimo oggetto: se la materia è stata già decisa da questa Corte, un nuovo ricorso può essere dichiarato duplicativo e trattato con non luogo a provvedere.
  • Per massimizzare le chance in un incidente di esecuzione, il terzo deve tempestivamente produrre atti coevi al sequestro (verbali, fotografie, estratti conti) e, se possibile, far autenticare dichiarazioni di terzi che riconoscono la titolarità o fornire elementi oggettivi che dimostrino la disponibilità esclusiva dei beni.

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