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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8100/2022 del 07/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso contestava la sentenza della Corte d'appello di Palermo che aveva riformato l'assoluzione del Tribunale di Agrigento e aveva condannato l'imputato per detenzione a fini di spaccio (art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990). Venivano sollevate quattro doglianze: (1) violazione di legge processuale e mancata motivazione sull'eccezione di inammissibilità dell'appello per presunta genericità dei motivi; (2) vizi di motivazione in relazione alla ritenuta destinazione allo spaccio, lamentando un travisamento della prova poiché la sentenza avrebbe assunto una suddivisione in dosi non documentata negli atti; (3) motivazione insufficiente sulla ricorrenza della recidiva; (4) violazione di legge e vizi di motivazione in relazione alla mancata valutazione della richiesta di sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità (art. 73, comma 5-bis, d.P.R. n. 309/1990), richiesta che l'imputato aveva avanzato in sede di conclusioni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Sul primo motivo ha osservato che la Corte d'appello aveva ritenuto fondato il gravame del Procuratore generale, mostrando dunque che i motivi d'appello non erano generici e che non occorreva ulteriore motivazione sull'eccezione difensiva. Sul secondo motivo ha ritenuto corretta la motivazione d'appello, che non si è basata solo sulla presunta suddivisione in dosi ma su un complesso di indici (diversa natura delle sostanze, modalità di occultamento, strumenti di precisione, circostanze di tempo e luogo, atteggiamento dell'imputato), per cui un'eventuale errore sul confezionamento non è decisivo. Sul terzo motivo ha ritenuto adeguata, seppure non ampia, la motivazione circa la recidiva, fondata su precedenti recenti e specifici. Sull'ultimo motivo ha rilevato l'inammissibilità perché la doglianza relativa alla sostituzione della pena non era stata proposta con l'atto d'appello, giustificando il silenzio della sentenza d'appello sul punto. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5

    Norma applicata per la sanzione penale della detenzione a fini di spaccio; la Corte ha ritenuto che gli elementi fattuali raccolti giustificassero la condanna ai sensi di questa disposizione.

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5-bis

    Previsione sulla possibilità di sostituire la pena con lavori di pubblica utilità; la Corte ha escluso l'esame della richiesta perché la relativa doglianza non era stata proposta nell'atto di appello.

  • codice di procedura penale, art. 616

    Norma che consente la condanna alle spese processuali del ricorrente in caso di rigetto del ricorso; applicata per imporre le spese a Moscato.

Massime di principio

  • L'ammissibilità di un appello non può essere ritenuta inesistente se la Corte d'appello lo accoglie: l'accoglimento è prova che i motivi non erano generici.
  • La destinazione alla cessione (spaccio) non si deduce esclusivamente dall'eventuale suddivisione in dosi; il giudice valuta un insieme di indizi (tipo di sostanze, modalità di occultamento, strumenti di pesatura, tempo e luogo, comportamento dell'imputato).
  • La ricorrenza della recidiva deve essere motivata con riferimento a precedenti pertinenti e recenti; una motivazione concisa può essere sufficiente se collegata a fatti specifici e non contrastata dall'imputato.
  • Questioni nuove o domande specifiche di modifica della pena (es. sostituzione con lavoro di pubblica utilità) devono essere sollevate già nell'atto di appello; se non vengono proposte in appello, non possono essere valutate dalla Corte superiore e la censura sarà inammissibile in sede di legittimità.
  • Il rigetto del ricorso comporta l'obbligo di pagare le spese processuali a norma dell'art. 616 c.p.p.; chi impugna deve quindi considerare anche il rischio economico dell'insuccesso.

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