Salta al contenuto
Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23835/2025 del 25/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato il sequestro preventivo d'urgenza e il decreto di sequestro della somma in contanti rinvenuta in casa (indicata nel provvedimento come C 324.985.000). Il ricorrente deduceva: (i) carenza o mera apparenza della motivazione circa il fumus commissi delicti, sostenendo che non era stata adeguatamente individuata la tipologia del reato presupposto e che parte della somma deriverebbe dall'attivita' lecita di falegname; (ii) carenza o mera apparenza della motivazione circa il rapporto di pertinenzialita' tra il denaro sequestrato e il reato di ricettazione contestato, rilevando inoltre che l'atto di perquisizione era riferito a una truffa online con danno denunciato di euro 13.000, assai inferiore alla somma rinvenuta.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile: il ricorso era fondato su motivi manifestamente infondati o non idonei nella presente sede (in materia di misure cautelari reali il ricorso per cassazione e' consentito solo per violazione di legge). Il Collegio ha ritenuto invece che il provvedimento impugnato fosse adeguatamente motivato: le indagini avevano collegato Soardo a carte PostePay usate per far confluire proventi di un gruppo che commetteva truffe online; la perquisizione aveva trovato documentazione relativa ad altre carte e le movimentazioni, e la somma in contanti era custodita insieme a quella documentazione. Il Tribunale ha ritenuto non compatibile l'ammontare e le modalita' di custodia con l'attivita' commerciale di falegnameria di carattere locale; ha inoltre motivato il pericolo di dispersione e il rischio di reimpiego per attivita' illecite. Conseguentemente, il ricorrente e' stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Limita il ricorso per cassazione in materia di provvedimenti cautelari reali alla sola ipotesi di violazione di legge; la Corte ha applicato il principio sostenendo che le doglianze del ricorrente erano, nella sostanza, contestazioni di merito e non questioni di diritto ammissibili in cassazione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese processuali e il versamento alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilita' del ricorso; la Corte ha condannato il ricorrente sulla base di questa norma a pagare le spese e una somma equitativa di euro tremila.

  • Sezioni Unite, sent. n. 25932 del 29/05/2008 (Ivanov)

    Principio giurisprudenziale secondo il quale il vizio di motivazione puo' costituire motivo di cassazione se radicale, comprendendo errors in iudicando o in procedendo e carenza totale o incongruenza della motivazione; applicato per delimitare i casi in cui la cassazione puo' sindacare la motivazione.

  • Sez. 2, sent. n. 18952 del 14/03/2017 (Napoli)

    Conferma e specifica i limiti del sindacato di legittimita' sulle misure reali cautelari e sulla motivazione, richiedendo difetti motivazionali gravi per ammettere il ricorso per cassazione.

  • Sez. 2, sent. n. 49739 del 10/10/2023 (Mannolo)

    Ulteriore richiamo giurisprudenziale che ribadisce i parametri di radicalita' del vizio della motivazione necessari per consentire il sindacato di legittimita' in tema di provvedimenti cautelari reali.

Massime di principio

  • In materia di misure cautelari reali (sequestro preventivo) il ricorso per cassazione e' ammesso solo per violazione di legge; questioni di merito sulla valutazione delle prove sono in genere inammissibili in questa sede.
  • La valutazione del fumus commissi delicti puo' fondarsi su elementi indiziari concreti quali il collegamento a carte di pagamento usate da un gruppo criminale, la documentazione delle movimentazioni e la consistente disponibilita' di denaro conservata insieme a tale documentazione.
  • La compatibilita' tra l'ammontare di denaro rinvenuto e l'attivita' lecita dichiarata (es. piccola impresa locale) deve essere dimostrata concretamente dal possessore mediante documentazione contabile, bancarie o altra prova; la mera asserzione generica non e' sufficiente.
  • Il periculum in mora e' configurabile quando sussiste il rischio di dispersione del bene oggetto di sequestro (es. denaro contante per sua fungibilita') o il rischio di reimpiego per ulteriori attivita' illecite; il giudice deve motivare il pericolo con riferimento a tali aspetti.
  • Se si e' indagati per reati commessi tramite strumenti di pagamento (es. carte PostePay), la rinvenuta documentazione attestante l'attivazione e le movimentazioni delle carte e l'associazione con somme liquide costituisce un forte elemento indiziario di pertinenzialita' del denaro rispetto al reato.
  • Per difendere efficacemente una situazione analoga: raccogliere e produrre documentazione fiscale e bancaria che giustifichi l'origine lecita delle somme (fatture, registri, estratti conto), spiegare ragionevolmente le modalita' di custodia, e contestare in sede di merito (non di sola cassazione) eventuali errori valutativi del giudice.

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.