Cassazione Penale, Sentenza n. 1624/2022 del 17/01/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione della sentenza di applicazione della pena ai sensi dell'art. 444 c.p.p. emessa dal Tribunale di Roma il 6/5/2021 per il reato di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990. Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione nella parte in cui era stata disposta la confisca di euro 6.000 quale presunto provento del delitto, contestando che non risultasse provata la vendita già effettuata: la contestazione riguardava solo la detenzione di sostanza (cocaina) destinata alla cessione, e non un collegamento comprovato tra il denaro sequestrato e l'attività di commercio illecito.
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso fondato. Ha affermato che la confisca può essere disposta ai sensi dell'art. 240 c.p. (prodotto, prezzo o profitto del reato) e che, nel caso concreto, non era stato dimostrato alcun collegamento tra i 6.000 euro e la detenzione della sostanza rinvenuta. La motivazione che il denaro costituirebbe provento del delitto è stata ritenuta apparente. Conseguentemente è stata annullata senza rinvio la parte di sentenza relativa alla confisca del denaro; è stato disposto il dissequestro e la restituzione all'avente diritto. Disposta altresì la comunicazione al Procuratore Generale ai sensi dell'art. 626 c.p.p. (decisione del 16/11/2021).
Norme richiamate
art. 444 c.p.p.
Norma che disciplina l'applicazione della pena su richiesta delle parti (patteggiamento) con ammissione dei fatti; la sentenza impugnata era stata emessa ai sensi di questa disposizione.
art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990
Disposizione del testo unico sugli stupefacenti che punisce, tra l'altro, la produzione, il traffico e la detenzione illecita per la vendita di sostanze stupefacenti; è il reato per cui il ricorrente era stato condannato.
art. 240 c.p.
Norma che consente la confisca obbligatoria o facoltativa del prodotto, prezzo o profitto del reato; la Corte ha ritenuto che per applicare la confisca fosse necessario provare il nesso tra il denaro e il reato, nesso non dimostrato nel caso concreto.
art. 626 c.p.p.
Norma che prevede l'obbligo di comunicazione di alcune decisioni alle autorità competenti; qui utilizzata per la comunicazione al Procuratore Generale a seguito dell'annullamento della confisca.
Massime di principio
- La confisca di denaro come provento del reato richiede la prova del nesso diretto tra i fondi sequestrati e l'attività criminale (prodotto, prezzo o profitto): non è sufficiente un'affermazione generica nella motivazione.
- In procedimenti con ammissione dei fatti (art. 444 c.p.p.), l'ammissione non sostituisce la necessità di un concreto accertamento probatorio per giustificare misure patrimoniali come la confisca.
- Se la contestazione riguarda solo la detenzione di sostanza per la cessione futura e non la vendita già effettuata, non si può automaticamente ritenere che il denaro rinvenuto sia il prezzo o il profitto del reato senza elementi colleganti (es. denaro trovato insieme alla droga, documenti di trasferimento, prove di transazioni).
- Quando il rapporto tra denaro e reato risulta definitivamente non dimostrato nelle risultanze del procedimento, il giudice d'appello può annullare la confisca senza rinvio e disporre il dissequestro e la restituzione.
- Per evitare l'annullamento della confisca, la parte che chiede la misura deve fornire elementi specifici e concreti (tracce, circostanze, collegamenti oggettivi) che colleghino il denaro al reato contestato.
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