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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13929/2026 del 16/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso articolava quattro motivi: 1) dubbia riconducibilità dei fatti al ricorrente, per presunta incertezza sull'identità del portalettere responsabile e per un precedente episodio in cui il ricorrente era stato assolto; 2) contestazione della ritenuta falsità dell'atto fondandosi solo sulle dichiarazioni della destinataria e della figlia, senza adeguata prova dell'effettiva presenza dell'atto fra la corrispondenza abbandonata e valorizzando la natura della missiva (pretesa tributaria); 3) assenza della qualità di "incaricato di pubblico servizio" richiesta per la fattispecie (il ricorrente era dipendente di una società privata, ExpressSpeedy s.r.l., che forniva servizi a Nexive s.r.l.); 4) intervenuta prescrizione del reato al 25 aprile 2025, per inapplicabilità della disciplina di sospensione della prescrizione introdotta dalla cosiddetta Legge Orlando.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha rigettato le censure. In particolare: i primi e terzo motivi sono stati ritenuti indeducibili per genericità e manifestamente infondati: la sentenza di merito era sorretta da una pluralità di indizi gravi, precisi e concordanti (abbandono della corrispondenza affidata all'imputato durante il rapporto di lavoro, dislocazione territoriale compatibile, rinvenimento della corrispondenza in sacchi della spazzatura, riconducibilità della corrispondenza al Lo Giudice, inclusa la raccomandata contestata, e l'esistenza di un procedimento disciplinare con licenziamento). Quanto al terzo motivo, la Corte ha osservato che, pur condividendo il principio che l'art. 493 c.p. richiede normalmente rapporto di impiego con lo Stato o ente pubblico, la questione non era stata adeguatamente svolta in appello e non poteva essere proposta per la prima volta in Cassazione. Il quarto motivo sulla prescrizione è stato ritenuto manifestamente infondato: i fatti risalgono al 25/10/2017 e alla prescrizione va sommato il periodo di sospensione previsto dalla Legge Orlando (anno e sei mesi), con applicazione della disciplina vigente per il periodo di rilevanza; tale interpretazione è coerente con precedenti decisioni di Sezioni unite e con la Corte Costituzionale. La richiesta della parte civile di rifusione spese è stata respinta per deposito tardivo e per mancato apporto specifico alla decisione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 493 cod. pen.

    Disciplina la fattispecie del falso in atto pubblico e, come interpretata dalla giurisprudenza citata, ricollega la figura dell'incaricato di pubblico servizio a un rapporto di impiego con lo Stato o ente pubblico (definizione anteriore alla novella del 1990).

  • art. 476 cod. pen.

    Norma sul falso in certificati o attestazioni; applicata congiuntamente all'art. 493 nel caso del falso modulo di ricevuta.

  • art. 494 cod. pen.

    Prevede ipotesi connesse/aggravate di falsità; nel caso concreto la contestazione formulata ai sensi di tale articolo è stata assorbita nelle imputazioni principali.

  • art. 358 cod. pen.

    Definisce la categoria dell'incaricato di pubblico servizio; la riforma del 1990 ha innovato la nozione sul piano funzionale, ma la Corte richiama la distinzione con la definizione richiamata dall'art. 493 c.p.

  • art. 159 cod. pen.

    Regola la sospensione del corso della prescrizione introdotta dall'art. 1 della legge 23 giugno 2017 n.103 (cd. Legge Orlando); la Corte ha ritenuto applicabile la sospensione ai reati commessi nel periodo di vigenza della legge.

  • legge 23 giugno 2017 n.103 (Legge Orlando)

    Ha disposto la sospensione del corso della prescrizione per il periodo indicato; la Corte ne ha confermato l'applicabilità ai reati commessi tra il 3/8/2017 e il 31/12/2019 e la mancata abrogazione retroattiva.

  • legge 27 novembre 2021 n.134

    Ha introdotto la disciplina della prescrizione applicabile ai reati commessi dall'1/1/2020; utilizzata dalla Corte per distinguere i periodi normativi rilevanti.

  • Sentenza Corte Costituzionale n.38/2026

    Ha confermato la legittimità dell'interpretazione delle Sezioni unite della Cassazione sulla non retroattività di talune modifiche in materia di prescrizione, coerente con la decisione della Corte.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non è chiamata a rivedere la valutazione concreta delle prove a meno che non emerga un travisamento specifico, una manifesta illogicità o incoerenza della motivazione: censure generiche sulla diversa valutazione probatoria sono inammissibili.
  • Per configurare il reato previsto dall'art. 493 c.p. a carico di un "incaricato di pubblico servizio" è in genere richiesta la sussistenza di un rapporto di impiego con lo Stato o un ente pubblico; il semplice rapporto di lavoro con una società privata che presta servizi per conto di un ente pubblico richiede un accertamento fattuale dettagliato per ricondurre l'agente alla qualità pubblicistica.
  • Questioni di fatto o accertamenti non dedotti e non esaminati nel giudizio di merito (in particolare in appello) non possono, di regola, essere sollevate per la prima volta in Cassazione.
  • In materia di prescrizione, occorre verificare il periodo di commissione del reato rispetto alle norme sopravvenute: la sospensione prevista dalla Legge Orlando si applica ai reati commessi nel periodo di vigenza indicato (3/8/2017–31/12/2019), mentre per reati successivi si applica la disciplina introdotta dalla legge 134/2021.
  • Per ottenere la condanna della parte che resiste alla rifusione delle spese (o l'assegnazione delle spese a favore della parte civile) è necessario che le istanze e le memorie siano tempestive e apportino un contributo specifico alla decisione; memorie tardive o meramente reiterative possono essere dichiarate inammissibili.

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