Cassazione Penale, Sentenza n. 15124/2023 del 11/04/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Delfino impugnava l'ordinanza che aveva confermato gli arresti domiciliari disposti nell'ambito di un'indagine per associazione a delinquere finalizzata a una serie indeterminata di delitti di corruzione, turbata libertà degli incanti e delitti contro la pubblica amministrazione, aggravati dall'elemento di cui all'art. 416-bis.1 c.p. (capo 1) e per corruzione propria (capo 5) concernente pagamenti a funzionari dell'ASP di Reggio Calabria. Il Tribunale del riesame aveva ritenuto sussistenti esigenze cautelari per il rischio di reiterazione, richiamando la sistematicità delle condotte, l'ampiezza temporale e conversazioni intercettate che attestavano contributi del ricorrente ai versamenti corruttivi. La difesa aveva invece prospettato elementi sopravvenuti e decisivi per la revoca o il ridimensionamento della misura: incensuratezza, dimissioni irrevocabili da cariche sociali (31/08/2021), sequestro preventivo delle imprese dell'ATI (compresa Coop service), cessazione dell'appalto ASP, subsidenza dell'ATI Helios, insediamento di altra aggiudicataria CONSIP, decorso del tempo e documentazione che esclude contiguità dell'imputato con consorterie mafiose. In Cassazione si deduceva violazione di legge e vizio di motivazione per mancata considerazione e valutazione concreta di tali elementi e per l'asserita apoditticità della decisione di riesame.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo che l'ordinanza del Tribunale del riesame fosse viziata da mancanza e manifesta illogicità della motivazione. La Corte ha rilevato che il Collegio della cautela non ha adeguatamente valutato e contraddetto, con argomentazioni concrete, le prove e i fatti prodotti dalla difesa (dimissioni irrevocabili, sequestro delle imprese, disgregazione dell'ATI, incensuratezza, ecc.), limitandosi a richiamare il giudicato cautelare senza motivare la persistenza di un pericolo concreto e attuale di reiterazione. Inoltre il Tribunale non si è confrontato correttamente con la giurisprudenza di legittimità prodotta dalla difesa. Per questi motivi la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di Reggio Calabria.
Norme richiamate
art. 416-bis c.p. (associazione di tipo mafioso) / art. 416-bis.1 c.p. (menzionato nel testo)
La contestazione ha fatto riferimento all'aggravazione correlata all'attività del sodalizio di stampo mafioso ('ndrangheta); la Corte qui non decide sul merito del reato ma il riferimento è allo stato dell'imputazione che ha motivato l'adozione iniziale della misura cautelare.
art. 310 c.p.p. (appello contro i provvedimenti cautelari)
Norma procedurale che regola l'appello avverso provvedimenti concernenti misure cautelari; nel caso l'appello ex art.310 è stato proposto e valutato dal Tribunale del riesame.
Sequestro preventivo (provvedimenti cautelari di natura reale)
menzione del sequestro preventivo delle imprese aderenti all'ATI
Il sequestro preventivo delle imprese dell'ATI è stato prodotto dalla difesa come elemento a favore della riduzione del pericolo di reiterazione e della disgregazione del contesto organizzativo.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (sentenze citate dalla difesa)
Cass., sez. VI, sent. n. 13938/2022; Cass., sent. n. 23630/2022 (citata nel provvedimento impugnato)
La difesa ha invocato pronunce della Corte che avevano già valutato esigenze cautelari nei confronti di coimputati; la Corte osserva che il Tribunale del riesame non ha effettuato un confronto corretto con la sentenza 13938/2022 prodotta dalla difesa e ha fatto riferimento invece ad altra pronuncia, rendendo così lacunosa la motivazione.
Massime di principio
- Le misure cautelari (soprattutto restrittive) devono essere motivate con riferimenti concreti e specifici al singolo caso: richiamare solo il "giudicato cautelare" non è sufficiente.
- Elementi sopravvenuti (dimissioni irrevocabili, sequestro delle imprese, cessazione dell'attività contestata, insediamento di nuova aggiudicataria) devono essere esaminati e valutati esplicitamente; la loro mera enunciazione dalla difesa richiede una risposta motivata dal giudice.
- La sistematicità e l'ampiezza temporale delle condotte possono giustificare misure restrittive, ma il pericolo di reiterazione deve essere descritto in termini concreti e attuali, non con affermazioni apodittiche.
- I provvedimenti di riesame devono confrontarsi con la giurisprudenza segnalata dalle parti; la mancata considerazione di precedenti di legittimità rilevanti può costituire motivo di annullamento.
- In situazioni analoghe, misure meno afflittive o interdittive possono essere idonee se il giudice dimostra con motivazione concreta perché esse non neutralizzerebbero il rischio di reiterazione o di inquinamento probatorio.
- La posizione non apicale dell'indagato e la documentata cessazione del suo ruolo operativo sono fattori che, se provati, riducono il rischio cautelare e devono essere valutati attentamente.
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