Cassazione Penale, Sentenza n. 34368/2023 del 04/08/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Amodio era stato arrestato e sottoposto a custodia cautelare in relazione a contestazioni concernenti, tra l'altro, il reato di riciclaggio e reati connessi all'attività di un punto scommesse; la detenzione fu poi seguita da un processo con sentenza di assoluzione della Corte d'Appello di Bologna del 23/06/2020, irrevocabile l'8/10/2020 (assoluzione con formula "perché il fatto non sussiste"). Con ricorso ex art. 314 c.p.p. chiedeva la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte della riparazione ha rigettato la richiesta ritenendo che sussistesse la condizione ostativa della colpa grave del richiedente, alla luce di elementi quali le frequentazioni ambigue con il capo clan Vincenzo D'Alessandro e il rilascio, in violazione dei doveri professionali, di numerose carte revolving a persone legate al clan, che avevano creato l'apparenza di utilizzazione di flussi di denaro riconducibili ad attività illecite. Il ricorrente ha impugnato tale valutazione per vizio di motivazione e violazione di legge sostenendo che quelle condotte non erano indicative di consapevolezza rispetto ai reati contestati e non erano state provate in cognizione
La decisione
Il ricorso in cassazione del detenuto è stato rigettato. La Corte ha confermato che il giudice della riparazione, valutando ex ante e autonomamente gli elementi disponibili, aveva correttamente ritenuto che la condotta dell'interessato integrasse colpa grave o comunque ne fosse concausa, in particolare per le frequentazioni con esponenti del clan e per la concessione, senza istruttoria e in violazione dei doveri di diligenza, di circa 100 carte revolving con un plafond complessivo rilevante, utilizzate in misura consistente; tali fatti avevano creato l'apparenza della configurabilità del reato di riciclaggio. La Corte ha rilevato che l'assoluzione nel merito non impedisce la valutazione autonoma del giudice della riparazione. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese in favore del Ministero, liquidate in euro 1.000
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
norma che disciplina la riparazione per ingiusta detenzione; la Corte l'ha applicata come fondamento procedurale per esaminare se la detenzione avesse origine da dolo o colpa grave del ricorrente
art. 27 cod. proc. pen.
norma richiamata nella ricostruzione degli atti cautelari (reiterazione della misura); usata per descrivere la fase delle misure cautelari disposte nei confronti del ricorrente
art. 110 cod. pen.
richiamato come parte dei reati in concorso originariamente contestati all'imputato
art. 12-quinquies legge 7 agosto 1992 n. 356
norma richiamata nei capi d'imputazione connessi all'attività di gioco/scommesse; citata quale elemento dei reati contestati
art. 648-ter cod. pen.
norma sul riciclaggio; la Corte ha valutato che le condotte del ricorrente avevano creato l'apparenza della possibile configurabilità del reato di riciclaggio, contribuendo alla colpa grave
art. 7 legge 12 luglio 1991 n. 203
aggravante menzionata nei capi d'imputazione; indicata come circostanza aggravante dei reati contestati
Massime di principio
- Per la riparazione ex art. 314 c.p.p. il giudice valuta ex ante, con criterio autonomo rispetto al giudizio di merito, se il comportamento del detenuto abbia creato l'apparenza della sua partecipazione a reati: l'assoluzione successiva non esclude automaticamente il rigetto della domanda di indennizzo se sussiste dolo o colpa grave
- Frequentazioni ambigue con soggetti notoriamente legati a organizzazioni criminali e comportamenti professionali contrari alle regole di diligenza (es. rilascio di strumenti finanziari senza istruttoria) possono integrare colpa grave se sono oggettivamente idonee a creare un grave quadro indiziario
- Il giudice della riparazione non verifica la responsabilità penale secondo lo stesso standard del processo: conta se, sulla base degli elementi disponibili al momento della misura cautelare, poteva formarsi l'apparenza di colpevolezza e se a tale apparenza abbia contribuito il comportamento extraprocessuale o processuale del richiedente
- La mancanza di prova nel giudizio di merito circa il ruolo strumentale del ricorrente rispetto al clan non preclude che, su un piano valutativo diverso, il giudice della riparazione riconosca la sussistenza di condotte gravemente colpose costituitive di ostacolo alla riparazione
- Chi lavora in ambito finanziario o nella gestione di servizi sensibili deve osservare rigorose cautele e documentare le istruttorie: pratiche anomale (titolazioni di carte, plafond elevati erogati senza istruttoria) espongono a rischio di essere ritenute colposa causa di misure cautelari
- Conseguenze pratiche: rigetto della domanda può comportare condanna alle spese processuali e rifusione di spese nei confronti della parte resistente; dunque, nell'eventualità di contenziosi di questo tipo è utile conservare e produrre elementi che dimostrino la diligenza e l'assenza di consapevolezza rispetto ad attività illecite
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