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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34579/2024 del 12/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano l'ordinanza di conferma della custodia cautelare per vizio di motivazione e travisamento della prova: si censura la contraddittorieta della ricostruzione (il Tribunale avrebbe contemporaneamente ritenuto che gli indagati agirono sia per profitto proprio sia su mandato delle presunte committenti Basile e Fallace), la mancata derubricazione in reati meno gravi (es. esercizio arbitrario delle proprie ragioni o violenza privata), la carenza di motivazione circa la sussistenza dell'aggravante di cui all'art. 416-bis cod. pen. (presunta connotazione mafiosa/agevolazione) sulla base di una intercettazione, la mancata considerazione adeguata della prova d'alibi prodotta da Di Caprio e l'insufficiente motivazione sulle esigenze cautelari e sul pericolo di reiterazione.

La decisione

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il motivo di Di Caprio relativo all'alibi per genericita' (non ha contestato specificamente la risposta del Tribunale) ma accoglie i ricorsi di Barattolo e Nunziata ritenendo che l'ordinanza del riesame presenti una motivazione 'perplessa' e contraddittoria, in quanto il Tribunale ha mantenuto simultaneamente due ricostruzioni inconciliabili dei fatti e ha in pratica modificato la formulazione fattuale della contestazione originaria. Per tali ragioni la Corte annulla l'ordinanza cautelare e rinvia al Tribunale di Napoli per nuovo giudizio ai sensi dell'art. 309 c.p.p.; le ulteriori doglianze sono assorbite.

Norme richiamate

  • art. 629 cod. pen. (estorsione) e art. 56 cod. pen. (tentativo)

    La Corte ricorda che la qualificazione giuridica puo' essere modificata ma non puo' mutare la descrizione materiale del fatto; non e' permesso al giudice del riesame di sostituire i fatti fondanti la misura con ipotesi accusatorie diverse da quelle iniziali

  • art. 416-bis cod. pen.

    L'aggravante mafiosa richiede elementi probatori adeguati; la Corte evidenzia che l'intercettazione invocata non e' risultata sufficiente a provare la strumentalita dell'azione a favore del clan o l'uso dell'appartenenza mafiosa come elemento persuasivo

  • art. 292 cod. proc. pen.

    Riferimento alla funzione del giudice per le indagini preliminari nell'applicazione delle misure cautelari e al limite del potere di modifica rispetto alla contestazione originaria

  • artt. 309 e 310 cod. proc. pen.; art. 309, co. 7 c.p.p.

    Norme richiamate in relazione al riesame delle misure cautelari e alla competenza per il nuovo giudizio dopo annullamento; la Corte ha disposto il rinvio al Tribunale ai sensi dell'art. 309, co.7

  • art. 94, co. 1-ter disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamo formale agli adempimenti di cancelleria disposti dalla Corte dopo l'annullamento e il rinvio

Massime di principio

  • Il giudice del riesame puo' modificare la qualificazione giuridica, ma non puo' sostituire la ricostruzione materiale dei fatti contenuta nell'imputazione originaria: cambiamenti sostanziali dei fatti spettano al Pubblico Ministero
  • La motivazione 'perplessa' (contraddittoria o che mantiene ipotesi inconciliabili) e' causa di annullamento da parte della Cassazione: il giudice deve indicare chiaramente quale delle ipotesi valutative ha formato il suo convincimento
  • Per ravvisare l'aggravante mafiosa servono elementi probatori chiari; intercettazioni isolate o ambigue possono non essere idonee a dimostrare strumentalita' o appartenenza mafiosa
  • Le deduzioni difensive devono confrontarsi puntualmente con le risposte motivate del giudice di merito: motivi generici che non affrontano la motivazione specifica del tribunale possono essere dichiarati inammissibili
  • La valutazione delle esigenze cautelari (pericolo di reiterazione, adeguatezza di misure meno afflittive) richiede motivazione specifica e non puo' basarsi automaticamente sul titolo di reato o su considerazioni generiche

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