Sentenza n. 384/2026 - Reggio Calabria, Sezione 1
per l'annullamento -del provvedimento prot.-OMISSIS-, notificata in data -OMISSIS- con cui è stato vietato al signor -OMISSIS- di accedere all'interno degli esercizi per la vendita e somministrazione di alimenti e bevande, nonché nei pubblici esercizi di cui all'art. 5 della Legge 25 agosto 1991 n. 287 insistenti sul lungomare Falcomatà e sulla via marina bassa del Comune di Reggio Calabria, ovvero stazionare nelle immediate vicinanze, per un periodo di 2 anni dalla data di notifica del provvedimento, e di ogni atto ad essa presupposto consequenziale e connesso.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: DASPO urbano recante il divieto, per due anni, di accedere o stazionare nelle immediate vicinanze di esercizi di vendita e somministrazione di alimenti e bevande e pubblici esercizi situati in una delimitata area del Comune di Reggio Calabria
Esito
Favorevole al resistente (autorità di pubblica sicurezza)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha dedotto violazione e falsa applicazione di legge, eccesso di potere con riguardo alla congruità e logicità della motivazione, difetto assoluto di motivazione e contraddittorietà della stessa. Il ricorso riguardava un provvedimento adottato ai sensi dell'art. 13-bis del d.l. n. 14/2017, convertito nella l. n. 48/2017, emesso in relazione alla partecipazione del ricorrente a una rissa. Il TAR ha rilevato, già in sede cautelare, la genericità dell'atto introduttivo. Il ricorrente non ha contestato specificamente né la propria partecipazione attiva alla rissa né la gravità dei fatti descritti nel provvedimento. Dopo il deposito, da parte dell'Amministrazione, di documentazione comprovante i fatti mediante strumenti video e fotografici e minuziosi riscontri, il ricorrente non ha formulato ulteriori deduzioni.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso, ritenendolo infondato e confermando la valutazione già espressa in sede cautelare sulla genericità delle censure. La partecipazione attiva del destinatario alla rissa e la gravità dei fatti risultavano puntualmente descritte nel DASPO e confermate dalla documentazione amministrativa, basata anche su riprese video, fotografie e ulteriori riscontri. Il Collegio ha inoltre valorizzato la delimitazione spaziale e temporale della misura: il divieto riguardava soltanto determinati esercizi e pubblici esercizi ubicati sul lungomare Falcomatà e sulla via Marina Bassa, per due anni, senza impedire al ricorrente di recarsi al lavoro utilizzando i mezzi pubblici. Tali elementi sono stati ritenuti idonei a confermare la proporzionalità e l'adeguatezza del provvedimento rispetto ai fatti contestati. Le spese di lite sono state compensate, fatto salvo quanto già disposto in sede cautelare.
Norme richiamate
art. 13-bis d.l. n. 14/2017, convertito in l. n. 48/2017
Costituisce la base normativa del DASPO urbano impugnato, la cui legittimità è stata valutata in relazione ai fatti accertati, alla motivazione e alla proporzionalità della misura.
art. 5 l. n. 287/1991
Individua la categoria dei pubblici esercizi ricompresi nell'ambito oggettivo del divieto di accesso.
Massime di principio
- Il ricorso contro un DASPO urbano è infondato quando le censure sono formulate in modo generico e il destinatario non contesta specificamente i fatti posti a fondamento della misura, in particolare la propria partecipazione attiva ai fatti e la loro gravità.
- La documentazione amministrativa costituita da riprese video, fotografie e altri riscontri puntuali può confermare adeguatamente i fatti posti a fondamento di un DASPO urbano.
- La proporzionalità del DASPO urbano può risultare dalla circoscrizione degli effetti della misura sotto il profilo spaziale e temporale, soprattutto quando il divieto riguarda soltanto determinati esercizi e per un periodo limitato e non impedisce al destinatario di recarsi al lavoro mediante il trasporto pubblico.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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