Salta al contenuto
Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22823/2025 del 17/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso impugnava la sentenza d'appello che aveva confermato la responsabilità di De Donno per usura, estorsione e tentata estorsione (capi B, C, D, F e G) e aveva ridotto la pena. I motivi principali: (i) per i capi D e F si censurava la qualificazione come tentata estorsione della minaccia di "porre all'incasso" cambiali consegnate a garanzia, sostenendo che si trattava dell'esercizio di una garanzia contrattuale rientrante nell'usura; (ii) per il capo C si contestava che la sottoscrizione da parte di Candela della dichiarazione e dell'ulteriore cambiale fosse frutto di inganno e non di minaccia, quindi non integrasse estorsione consumata; (iii) per il capo G si contestava l'applicazione delle aggravanti previste dall'art. 644, comma 5, n.3 e n.4 (stato di bisogno e danno all'imprenditore), ritenendole infondate e motivazione apodittica; altri rilievi riguardavano la valutazione delle prove e la determinazione della pena.

La decisione

La Corte di legittimità ha parzialmente accolto i ricorsi. Ha rigettato le censure relative alle condotte contestate ai capi D e F, confermando che la minaccia consistente nel prospettare l'incasso di tutte le cambiali (anche se formalmente esercizio di garanzia) può integrare il reato di tentata estorsione quando sia usata per ottenere un vantaggio ingiusto e sia idonea a coartare la volontà della vittima. Ha però ritenuto fondato il motivo relativo al capo C: l'imputazione non specificava quale minaccia avesse costretto la vittima a firmare la dichiarazione e la cambiale, e gli elementi emersi indicano piuttosto induzione/inganno rientrante nel rapporto usurario; perciò ha annullato senza rinvio la sentenza limitatamente al capo C perché il fatto non sussiste. Sul capo G le aggravanti sono state ritenute legittimamente applicate dalla Corte territoriale (sussistenza dello stato di bisogno e qualifica imprenditoriale) e le relative censure sono state rigettate in massima parte. La sentenza impugnata è stata pertanto annullata solo per il capo C e gli atti sono stati trasmessi ad altra sezione della Corte d'appello di Lecce per la rideterminazione della pena complessiva tenendo conto dell'annullamento e delle attenuanti già riconosciute per i capi B, D, F e G.

Norme richiamate

  • art. 629 cod. pen.

    Il reato di estorsione può integrarsi anche quando la minaccia consista nell'esercizio di un diritto o facoltà (es. incasso di cambiali) se tale esercizio è posto in essere con lo scopo di conseguire un vantaggio ingiusto e risulta idoneo a coartare la volontà della vittima

  • art. 644 cod. pen., comma 5, n. 3

    art. 644 comma 5 n. 3 cod. pen.

    L'aggravante dello "stato di bisogno" può essere desunta anche dalla misura degli interessi concordati e dalla situazione finanziaria complessiva della vittima; non occorre che lo stato di bisogno annulli totalmente la libertà di scelta, basta un impellente assillo che limiti la autodeterminazione

  • art. 644 cod. pen., comma 5, n. 4

    art. 644 comma 5 n. 4 cod. pen.

    L'aggravante per il fatto commesso in danno di chi svolge attività imprenditoriale può essere riconosciuta anche se la somma prestata era destinata, in via generale, all'attività imprenditoriale o se la vittima è imprenditore, senza richiedere la prova della totale destinazione puntuale delle somme al ciclo produttivo

  • art. 62 n. 6 (circostanze attenuanti)

    La Corte richiama l'applicazione di attenuanti generiche e di quelle previste dall'art. 62 n. 6 (richiami alla normativa sulle attenuanti), che devono essere considerate nella rideterminazione della pena complessiva

Massime di principio

  • La minaccia che mira ad ottenere un "vantaggio ingiusto" può consistere anche nell'annuncio di esercitare diritti formali (es. incasso di garanzie), quando tale annuncio sia contra ius e idoneo a coartare la volontà della vittima: in casi simili va valutata la funzione intimidatoria concreta e il contesto usurario
  • Per distinguere tra estorsione e condotte tipiche dell'usura bisogna verificare la presenza concreta della minaccia (contenuto, tempo e modalità): se manca una minaccia specifica il fatto può ricadere nell'ambito dell'usura piuttosto che nell'estorsione
  • La prova della minaccia non può limitarsi a espressioni generiche della vittima (es. "mi hanno obbligato"); il contenuto della presunta coercizione deve essere precisato e collegato temporalmente agli atti contestati
  • L'aggravante dello stato di bisogno (art. 644 c.p., comma 5, n. 3) può essere desunta anche da elementi obiettivi come l'entità degli interessi e la gravità della situazione debitoria della vittima: non è necessario provare che il bisogno annulli totalmente la libertà di scelta
  • La circostanza aggravante relativa all'essere la vittima imprenditore (art. 644 c.p., comma 5, n. 4) può essere riconosciuta anche quando la vittima sia titolare di attività connessa e i prestiti abbiano comunque incidenza su un'attività imprenditoriale, senza bisogno di prova di destinazione totale dei fondi
  • Se la Cassazione annulla una parte decisiva della sentenza (es. estorsione consumata) va rideterminata la pena complessiva per i reati residui in altra sezione di merito, con ricalcolo sulla base del nuovo reato più grave rimasto
  • Le condanne fondate sulle dichiarazioni delle persone offese possono essere confermate se corredate da riscontri documentali o indiziari (intercettazioni, ammissioni, documentazione) che rendono credibile il quadro probatorio

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.