Cassazione Penale, Sentenza n. 47911/2023 del 01/12/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugna l'ordinanza che ha rigettato il riesame del decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente su un immobile di sua proprietà, sostenendo che il Tribunale ha erroneamente attribuito al padre, CRITICO Michele, la "disponibilità" dell'immobile. Martina deduce di aver acquistato l'immobile con un mutuo e di aver sostenuto e tracciato le spese di ristrutturazione anche tramite la società CRIMAR di cui era amministratrice; contesta che le somme impiegate derivassero dal padre e sostiene di essere terzo di buona fede, mentre la presenza del padre nell'immobile sarebbe frutto di un atto di liberalità.
La decisione
La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta la motivazione del Tribunale che, richiamando la giurisprudenza consolidata, ha interpretato la "disponibilità" ai fini della confisca per equivalente non come mera proprietà civilistica ma come effettiva sfera di potere e interesse economico riconducibile all'indagato. Il giudice ha valorizzato la circostanza che il padre era residente nell'immobile e aveva condotto le trattative d'acquisto, l'ammontare rilevante delle spese di ristrutturazione (circa 170.000 euro) incompatibile con i redditi dichiarati della figlia, e i massicci prelievi in contante del padre, ritenendoli elementi che collegano l'immobile alla sfera economica del padre. Conseguentemente il sequestro è stato ritenuto legittimo. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di Euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 5 d.lgs. n. 74 del 2000
L'articolo individua il reato fiscale di riferimento cui si collega il provvedimento cautelare; nel contesto è il reato che giustifica il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente
Giurisprudenza della Corte di Cassazione, Sez. 3, n. 4887 del 13/12/2018 (De Nisi)
citata testualmente nell'ordinanza impugnata
La Corte richiama il principio secondo cui, ai fini della confisca per equivalente, la "disponibilità" del bene non coincide con la proprietà civilistica ma coincide con il possesso e con ogni situazione in cui il bene ricade nella sfera degli interessi economici del reo, anche se il potere dispositivio viene esercitato tramite terzi
Massime di principio
- Per la confisca per equivalente non conta solo la intestazione formale: la titolarità civilistica non esclude la possibilità di attribuire il bene all'imputato se esistono elementi che ne dimostrano la disponibilità effettiva.
- Elementi probatori rilevanti per attribuire la disponibilità sono la residenza effettiva, il ruolo in trattative d'acquisto, la partecipazione economica reale (es. finanziamenti, spese di ristrutturazione) e comportamenti finanziari anomali (prelievi in contanti, finanziamenti non giustificati).
- La mera affermazione di acquisto con mutuo o di pagamenti tramite una società riconducibile al terzo non è sufficiente a escludere l'appartenenza al reo se le somme impiegate risultano incompatibili con le capacità reddituali del terzo.
- La dichiarazione di liberalità (comodato o dono a favore del padre) richiede prova concreta e coerente; in assenza di documentazione probante e con elementi che indicano il coinvolgimento economico del presunto autore del reato, la tesi della fittizietà dell'intestazione può essere rigettata.
- In fase cautelare il giudice valuta indizi e congruenza logica degli elementi: per un terzo di buona fede è fondamentale documentare l'origine lecita e tracciabile delle somme impiegate (contratti, bonifici, estratti conto, atti societari) e dimostrare l'effettiva autonoma gestione del bene.
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