Sentenza n. 473/2026 - Salerno, Sezione 2
per l'annullamento: 1) del provvedimento prot.-OMISSIS- con il quale il Responsabile del Settore Pianificazione Urbanistica e SUAP del Comune di Pagani ha deciso dopo oltre 60 gg di “non accogliere” la richiesta di accertamento di conformità presentata, ai sensi dell’art.36 bis DPR 380/2001, il 02.10.2026 con prot. n.-OMISSIS-; 2) del provvedimento prot. n.-OMISSIS- con il quale il Responsabile del settore Pianificazione Urbanistica e SUAP del Comune di Pagani ha respinto la richiesta di attestazione del decorso del termine del procedimento e dell’intervenuta formazione del titolo abilitativo ex art.36 bis e D.P.R. 380/2001 concernente l’accertamento di conformità presentato ai sensi dello stesso art.36 bis DPR 380/2001 il 02.10.2025 prot. n.-OMISSIS-; 3) della nota del Responsabile del settore LL.PP. del Comune di Pagani, prot. gen. N.-OMISSIS- conosciuta solo nella parte richiamata dal provvedimento di diniego di cui al punto 1); 4) dell’ordinanza n.-OMISSIS-; 5) del verbale di accertamento di inottemperanza all’ordinanza n.67/2026/PG redatto dai VV.UU. del Comune di Pagani in costanza del termine di 90 gg. concesso dalla legge al responsabile dell’abuso per ottemperare; 6) di ogni altro atto connesso, presupposto e conseguenziale. Nonché per ottenere, ai sensi dell’art. 31 del c.p.a. di cui all’allegato, l’accertamento dell’obbligo della PA al rilascio dell’attestazione del decorso del termine di cui all’art.36 bis DPR 380/2001, comma 6, dell’intervenuta formazione del titolo abilitativo richiesto.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di sanatoria edilizia, diniego dell'attestazione di formazione del titolo per silentium ex art. 36-bis d.P.R. 380/2001, ordinanza di demolizione e verbale di accertamento dell'inottemperanza
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente ha impugnato i provvedimenti comunali relativi a opere consistenti nell'inglobamento di una cucina-deposito in un più ampio immobile e nella realizzazione di una tettoia in aderenza. Ha dedotto, in via principale, la nullità degli atti per elusione o violazione del giudicato e, in subordine, la loro illegittimità per violazione degli artt. 3 ss., 18, 20 e 36-bis della l. 241/1990 e del d.P.R. 380/2001, incompetenza, difetto di motivazione, falsità del presupposto, travisamento, sviamento, difetto di istruttoria e violazione degli artt. 42 d.lgs. 267/2000, 9-bis e 31 d.P.R. 380/2001. La ricorrente ha sostenuto che, decorso il termine previsto dall'art. 36-bis d.P.R. 380/2001, si fosse formato per silentium il titolo abilitativo in sanatoria e che il Comune fosse quindi tenuto ad attestarne la formazione. Ha inoltre contestato la rilevanza dell'opposizione manifestata dal Comune quale proprietario dell'immobile, la competenza del responsabile del settore e la ricostruzione dello stato legittimo del bene. Il Comune ha eccepito che l'istanza, nonostante il richiamo anche all'art. 36-bis, riguardava opere nuove soggette a permesso di costruire e coincideva sostanzialmente con una precedente istanza già respinta dal giudice amministrativo.
La decisione
Il TAR ha respinto integralmente il ricorso, compensando le spese. Ha ritenuto che l'istanza fosse finalizzata a ottenere un permesso di costruire in sanatoria per opere innovative, già qualificate nell'ordinanza di demolizione e nella precedente sentenza come nuova costruzione, e non per interventi rientranti nell'ambito applicativo dell'art. 36-bis d.P.R. 380/2001. Tale disposizione riguarda esclusivamente le ipotesi di parziale difformità, alcune violazioni relative alla SCIA e variazioni essenziali, mentre per le nuove opere soggette a permesso di costruire trova applicazione l'art. 36, con formazione del silenzio-rigetto decorso il termine di sessanta giorni. Di conseguenza, non poteva essersi formato alcun titolo abilitativo per silentium ai sensi dell'art. 36-bis, né sussisteva l'obbligo comunale di rilasciare la relativa attestazione. Il Collegio ha inoltre chiarito che la presentazione di un'istanza di sanatoria non elimina l'ordinanza di demolizione, ma ne paralizza temporaneamente gli effetti; essa non può essere utilizzata per eludere il termine decadenziale di impugnazione dell'ordinanza non contestata, che si consolida. È stata ritenuta legittima anche la valorizzazione dell'opposizione del Comune quale proprietario dell'immobile: benché l'istanza possa essere presentata anche dal responsabile dell'abuso o da altro soggetto avente titolo di disponibilità, l'amministrazione deve verificare il consenso, almeno implicito, del proprietario e non può prescindere dalla sua opposizione, soprattutto quando la sanatoria incida sulle sue prerogative. Non è stata ravvisata incompetenza del responsabile del settore, poiché il diniego costituiva esercizio dei poteri comunali di vigilanza edilizia e urbanistica e non decisione sulla disposizione del patrimonio comunale. In ogni caso, il vizio di incompetenza dedotto non avrebbe inciso sul contenuto vincolato del provvedimento, essendo applicabile l'art. 21-octies, comma 2, l. 241/1990. Il TAR ha infine rilevato che la ricorrente non aveva fornito elementi sufficienti a dimostrare lo stato legittimo dell'immobile, mentre l'ordinanza di demolizione, ormai inoppugnabile, descriveva le opere abusive.
Norme richiamate
art. 36 d.P.R. 380/2001
Il termine di sessanta giorni dalla presentazione dell'istanza in assenza di riscontro
Per le nuove opere soggette a permesso di costruire, l'accertamento di conformità è disciplinato dall'art. 36 e il decorso del termine senza provvedimento determina silenzio-rigetto.
art. 36-bis d.P.R. 380/2001
L'accertamento di conformità previsto dall'art. 36-bis è circoscritto agli interventi realizzati in parziale difformità, alle specifiche ipotesi relative alla SCIA e alle variazioni essenziali; non si applica alle nuove costruzioni abusive soggette a permesso di costruire.
art. 27 d.P.R. 380/2001
Attribuisce al Comune i poteri di vigilanza sull'attività urbanistico-edilizia; il diniego fondato sull'opposizione del Comune proprietario è stato ricondotto anche all'esercizio di tale funzione.
art. 21-octies, comma 2, l. 241/1990
Il vizio formale o di competenza non comporta l'annullamento quando, trattandosi di attività vincolata, il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso.
art. 31 d.P.R. 380/2001
Rileva quale base dell'ordinanza di demolizione e degli effetti conseguenti alla sua mancata tempestiva impugnazione.
art. 21-septies l. 241/1990
La dedotta nullità per elusione o violazione del giudicato è stata esclusa.
art. 31 c.p.a.
La domanda di accertamento dell'obbligo dell'amministrazione di attestare la formazione del titolo edilizio è stata ritenuta infondata per l'assenza dei presupposti dell'art. 36-bis.
art. 60 c.p.a.
La controversia è stata definita con sentenza in forma semplificata, previa informazione alle parti.
Massime di principio
- L'accertamento di conformità previsto dall'art. 36-bis d.P.R. 380/2001 non è applicabile alle opere abusive qualificabili come nuova costruzione e soggette a permesso di costruire; per tali interventi trova applicazione l'art. 36 d.P.R. 380/2001.
- Quando l'istanza di sanatoria riguarda una nuova opera soggetta a permesso di costruire, il decorso del termine previsto dall'art. 36 d.P.R. 380/2001 senza provvedimento espresso produce silenzio-rigetto e non la formazione di un titolo abilitativo tacito favorevole.
- La presentazione di un'istanza di sanatoria non annulla né fa venir meno l'ordinanza di demolizione, ma ne sospende temporaneamente gli effetti; l'istanza non può essere utilizzata per eludere il termine decadenziale di impugnazione dell'ordinanza non tempestivamente contestata.
- Anche quando la domanda di sanatoria sia presentata dal responsabile dell'abuso o da altro soggetto avente disponibilità dell'immobile, l'amministrazione deve verificare il consenso, almeno implicito, del proprietario e non può ignorarne l'opposizione, quando la sanatoria possa pregiudicarne le prerogative.
- Il potere comunale di decidere su una domanda di accertamento di conformità ha natura vincolata ed è ancorato alla verifica della conformità urbanistico-edilizia dell'opera nei momenti rilevanti; perciò i vizi formali o la non coincidenza tra motivi ostativi e motivazione finale non determinano l'annullamento se il contenuto dell'atto non avrebbe potuto essere diverso.
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