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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16439/2021 del 29/04/2021

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO SENZA RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputata era stata prosciolta dal reato di truffa, contestato in concorso con persona rimasta ignota, perché avrebbe pubblicato su un sito internet un'offerta di vendita di una polizza assicurativa della quale non disponeva, inducendo la persona offesa a pagare 461,38 euro mediante ricarica di una carta Postepay intestata all'imputata. Il Procuratore generale ha impugnato la decisione deducendo il vizio di motivazione, poiché il giudice non avrebbe esaminato la possibile sussistenza del dolo eventuale dell'imputata quale concorrente nel reato. In particolare, l'imputata aveva dichiarato di avere ceduto più carte Postepay intestate a lei a una persona sconosciuta, della quale aveva poi perso le tracce; secondo il ricorrente, tale versione era poco credibile e la cessione anomala delle carte avrebbe dovuto indurre a ritenere che l'imputata si fosse rappresentata la possibile utilizzazione illecita delle carte, accettando il rischio della commissione di reati. La Corte ha preliminarmente ritenuto ammissibile il ricorso per cassazione contro la sentenza di proscioglimento emessa dal giudice per le indagini preliminari investito della richiesta di decreto penale di condanna.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo carente la motivazione della sentenza impugnata nella parte in cui non aveva esaminato la possibile sussistenza del dolo eventuale dell'imputata a titolo di concorso nella truffa, alla luce della cessione della carta utilizzata per il pagamento e delle modalità anomale della cessione. Ha annullato senza rinvio la sentenza e disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Bergamo, sezione del giudice per le indagini preliminari, per l'ulteriore decisione sulla richiesta di decreto penale di condanna.

Norme richiamate

  • art. 640 c.p.

    La truffa richiede il dolo generico, diretto o indiretto, avente a oggetto gli elementi costitutivi del reato, inclusi inganno, profitto e danno; tali elementi possono essere previsti come conseguenze possibili della condotta e accettati dall'agente.

  • art. 110 c.p.

    Il dolo eventuale può rilevare ai fini della partecipazione concorsuale nella truffa quando il soggetto, pur non realizzando direttamente l'inganno, accetta il rischio che la propria condotta contribuisca alla commissione del reato.

Massime di principio

  • Nella truffa, il dolo generico può assumere forma diretta o indiretta e ricomprende anche la previsione e accettazione del possibile verificarsi degli elementi costitutivi del reato, quali inganno, profitto e danno; non è necessaria una specifica finalità ulteriore rispetto alla volontà di realizzare tali elementi.
  • La cessione anomala di uno strumento di pagamento intestato al soggetto, successivamente utilizzato per conseguire il profitto di una truffa, impone al giudice di esaminare specificamente se il cedente abbia previsto e accettato il rischio di concorrere nella commissione del reato.
  • È carente la motivazione della sentenza di proscioglimento che ometta di confrontarsi con una prospettazione concreta e rilevante del dolo eventuale a titolo di concorso, quando gli elementi fattuali indicati dall'accusa siano idonei a porre tale questione.

Come è indicizzato

MaterieTruffaImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
SottomaterieTruffa online
IstitutiConcorso di personeDolo eventuale

Testo integrale

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