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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23583/2023 del 30/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore aveva impugnato l'ordinanza del Tribunale di Potenza che, decidendo su richieste cautelari, aveva rifiutato di applicare misure cautelari agli indagati e aveva escluso la sussistenza dell'aggravante speciale di cui all'art. 416-bis.1 c.p. (agevolazione di un'associazione di tipo mafioso) rispetto al reato di turbata libertà degli incanti contestato. Il ricorso contestava la mancata qualificazione come aggravata dall'art. 416-bis.1, sostenendo che dagli atti emergevano elementi che collegavano l'iniziativa criminale all'operatività del sodalizio mafioso Di Muro-Delli Gatti e che, se fosse stata riconosciuta l'aggravante, avrebbero dovuto essere ritenute sussistenti anche esigenze cautelari.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale dell'appello avesse dato una motivazione adeguata e logica nell'escludere, allo stato, la circostanza aggravante di cui all'art. 416-bis.1: i fatti contestati sono stati qualificati come turbata libertà degli incanti (art. 353 c.p.) commessa per finalità personali dell'indagato (ad es. acquisto di una casa familiare e uso dei proventi per realizzare un impianto fotovoltaico tramite prestanome), senza prova sufficiente di un collegamento con interessi economici o operatività dell'associazione mafiosa. Perciò i giudici hanno anche dichiarato l'incompetenza per territorio del Tribunale di Potenza, ritenendo il reato consumato a Roma e non connesso con reati più gravi commessi nel distretto di Potenza. La Corte ha precisato che il ricorso del Pubblico Ministero mirava a una rivalutazione del materiale istruttorio (interpretazione delle intercettazioni e dei fatti), valutazione riservata al giudice di merito quando la motivazione non appaia viziata, il che ha portato all'inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Norma procedurale che disciplina l'appello del Pubblico Ministero contro provvedimenti cautelari; utilizzata come titolo del ricorso ma la Corte ha valutato l'ammissibilità dei motivi entro i limiti del controllo di legittimità consentito.

  • art. 353 cod. pen.

    Rilevato come norma del reato concreto contestato (turbata libertà degli incanti): la Corte ha ritenuto sussistenti, allo stato, gravi indizi per il reato 'semplice' previsto da questa norma.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Richiamata nel quadro delle indagini sull'esistenza di un'associazione di tipo mafioso; la Corte ha rilevato che non vi sono elementi indiziari sufficienti a collegare i fatti alla operatività collettiva dell'associazione.

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    Aggravante speciale per fatti compiuti al fine di agevolare un'associazione di tipo mafioso: la Corte ha confermato che l'applicazione richiede elementi indiziari specifici che dimostrino il collegamento finalistico tra il fatto e l'interesse/operatività del sodalizio; tali elementi non erano riscontrati e quindi l'aggravante è stata esclusa.

  • art. 71 d.lgs. n. 159 del 2011

    Norme di contrasto alla criminalità organizzata richiamate a supporto dell'accertamento di collegamenti mafiosi; la Corte ha ritenuto che l'impiego di tali strumenti richieda un concreto nesso indiziario che qui mancava.

Massime di principio

  • Il controllo di legittimità sugli atti cautelari è limitato a verificare la congruenza, coordinazione logica e l'assenza di errori giuridici o logici nella motivazione: non è consentita una rivalutazione del materiale probatorio quando la motivazione del giudice di merito sia adeguata.
  • Per applicare l'aggravante di cui all'art. 416-bis.1 c.p. è necessario dimostrare, anche a livello indiziario, un collegamento finalistico tra la condotta e l'agevolazione dell'associazione mafiosa (beneficio o rafforzamento dell'organizzazione); mere coincidenze di interessi o rapporti soggettivi non sono sufficienti.
  • La qualificazione del reato come semplice o aggravato può determinare anche questioni di competenza territoriale: se il fatto non risulta connesso a reati più gravi commessi in altro distretto, la competenza sarà fissata nel luogo di consumazione effettiva.
  • Le intercettazioni e la interpretazione delle conversazioni sono tipicamente materia di apprezzamento del giudice di merito: il loro significato può essere ricondotto a più interpretazioni e la corte di legittimità interviene solo se la motivazione risulta manifestamente illogica o contraddittoria.
  • Se il pubblico ministero intende contestare la qualificazione giuridica data dal giudice a seguito di un'argomentazione logica e coerente, deve dimostrare vizi specifici di motivazione o errori di diritto, non limitarsi a proporre una diversa ricostruzione dei fatti.

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