Cassazione Penale, Sentenza n. 27635/2024 del 11/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Torino che aveva: dichiarato il non doversi procedere per il reato di minaccia aggravata (capo A) per difetto di querela; rideterminato la pena per oltraggio (capo B) a 3 mesi. Il ricorrente deduce violazione dell'art. 393-bis c.p. e carenza di motivazione sul mancato riconoscimento della scriminante: sostiene che il rifiuto dell'agente di consegnare un recipiente per la spazzatura e la chiusura del blindo, nonostante prescrizioni dello psichiatra, costituivano atti arbitrari e prepotenti che giustificavano la sua reazione; la Corte d'appello avrebbe escluso l'arbitrarietà senza motivare compiutamente.
La decisione
La Corte di Cassazione rileva che il motivo non è manifestamente infondato ma che è intervenuta la prescrizione del reato. I giudici osservano che per verificare la scriminante sarebbe necessario un esame più approfondito delle modalità e delle circostanze dell'atto dell'agente di polizia penitenziaria (in particolare il rifiuto di consegna del sacchetto). Tuttavia, poiché il termine di prescrizione è ormai decorso e ciò impedisce il rinvio per nuovi accertamenti, la Corte annulla la sentenza impugnata senza rinvio perché il reato è estinto per prescrizione.
Norme richiamate
art. 393-bis cod. pen.
Disciplina la causa speciale di non punibilità quando il pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio abbia dato causa al fatto criminoso eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni. La giurisprudenza non è univoca: un indirizzo interpreta "eccesso" e "atti arbitrari" in modo unitario (arbitrarietà intesa nelle modalità di esecuzione e l'eccesso come illegittimità dell'atto), un altro attribuisce autonomia al concetto di "arbitrarietà" richiedendo una volontà soggettiva, persecutoria o abusiva dell'agente. La Corte osserva che la verifica della scriminante richiede un esame fattuale dettagliato.
Sentenza Corte costituzionale n. 140/1998 (richiamata in giurisprudenza)
Richiamata come supporto all'interpretazione secondo cui l'arbitrarietà può ricavarsi anche dalle modalità scorrette o disfunzionali di esercizio del potere, senza necessità della consapevolezza dell'illiceità da parte del pubblico agente.
Massime di principio
- La scriminante di cui all'art. 393-bis c.p. si applica solo se l'azione del pubblico ufficiale ha ecceduto i limiti delle attribuzioni mediante atti arbitrari; resta controverso se l'arbitrarietà richieda una volizione soggettiva (malafede) o possa ricavarsi anche da modalità oggettivamente illegittime o scorrette.
- Per riconoscere la scriminante è necessario un accertamento fattuale accurato: natura dell'atto, modalità di esecuzione, contesto, finalità di sicurezza invocate, prescrizioni mediche, posizione e condotta della persona offesa, testimonianze e documentazione (verbali, ordini, eventuali video).
- Se la motivazione del giudice di merito è carente sul punto cruciale dell'arbitrarietà, il rimedio ordinario è l'annullamento con rinvio per nuovi accertamenti; tuttavia, se nel frattempo è intervenuta la prescrizione, il giudice di legittimità può annullare senza rinvio per estinzione del reato.
- In situazioni simili è strategico per la difesa documentare immediatamente e dettagliatamente le prescrizioni mediche, le comunicazioni formali agli agenti, le circostanze temporali e l'assenza di necessità di misure di sicurezza, e sollecitare la valutazione tempestiva per evitare il rischio di estinzione del reato per prescrizione.
- Per il pubblico ministero e i giudici: occorre dare motivazione esauriente nel valutare se l'azione del pubblico agente sia stata mero esercizio illegittimo del potere o un atto arbitrario con valenza persecutoria/abusiva, indicando criteri di valutazione concreti (proporzionalità, ingiustificatezza, sovrabbondanza rispetto alle esigenze di sicurezza).
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