Cassazione Penale, Sentenza n. 27232/2025 del 24/07/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente ha impugnato la sentenza deducendo violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 42 e 43 c.p., sostenendo di non essere consapevole dell'assunzione delle ragazze extracomunitarie (che erano in prova nella loro prima sera) e che gli accordi erano stati presi esclusivamente con il direttore del locale, quindi mancherebbe la sua responsabilita' personale o la relativa consapevolezza
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha richiamato il principio secondo cui il reato di impiego di lavoratori extracomunitari privi di permesso di soggiorno (art. 22, comma 12, d.lgs. 286/1998) e' un reato proprio dell'imprenditore/datatore di lavoro e che la delega dell'assunzione a terzi non esclude la responsabilita' del datore se questi si avvale dei lavoratori e li tiene alle proprie dipendenze. La Corte territoriale, correttamente, aveva accertato la qualifica di datore di lavoro della ricorrente (in base alle dichiarazioni dei testimoni e all'oggetto sociale della societa') e la sua partecipazione alla gestione dell'attivita' (anche in considerazione del fatto che il direttore ha cercato di contattarla durante il controllo, nonche' per il numero e l'organizzazione delle dipendenti). Per tali ragioni la consapevolezza e la responsabilita' sono state ritenute provate. Il rigetto comporta la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali
Norme richiamate
art. 22, comma 12, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286
Il reato di impiego di stranieri privi di permesso e' un reato proprio del datore di lavoro; non e' necessario che il datore abbia personalmente provveduto all'assunzione se si avvale dei lavoratori e li tiene alle sue dipendenze
artt. 42 e 43 cod. pen.
Richiamati dalla difesa in relazione alla presunta mancanza di consapevolezza; la Corte ha ritenuto che la motivazione del giudice di merito abbia adeguatamente dimostrato gli elementi di responsabilita' e quindi non sussista la violazione invocata
Giurisprudenza citata (Sez. 1, n. 12686 del 22/02/2023; Sez. 4, n. 31288 del 16/04/2013; Sez. 1, n. 9421 del 17/01/2024; Sez. 1, n. 25615 del 18/05/2011)
Precedenti che consolidano il principio per cui la delega o l'ingaggio da parte di terzi non costituisce schermo per il datore di lavoro eche estendono la responsabilita' a chi effettivamente esercita i poteri o si avvale dei lavoratori irregolari
Massime di principio
- Il reato di impiego di stranieri senza permesso e' imputabile al datore di lavoro anche quando la formalita' dell'assunzione sia stata svolta da un terzo: conta il fatto di avvalersi dei lavoratori e tenerli alle proprie dipendenze
- Per attribuire la responsabilita' rilevano elementi fattuali come la qualifica formale (es. legale rappresentante), la partecipazione alla gestione, l'organizzazione del lavoro, il numero e le caratteristiche delle dipendenti e gli elementi raccolti in sede di controllo (es. tentativi di contatto durante il controllo)
- La difesa, in casi simili, deve provare l'effettiva autonomia e indipendenza del terzo che ha effettuato le assunzioni e l'assenza di conoscenza o di disponibilita' a avvalersi dei lavoratori irregolari, non puo' limitarsi a mere affermazioni generiche
- La Corte di Cassazione verifica sia la corretta applicazione dei principi di diritto sia la coerenza e la sufficienza della motivazione: i vizi di motivazione devono essere specifici e dimostrabili
- In pratica, per ridurre il rischio di responsabilita' il datore dovrebbe dimostrare l'esistenza di adeguate procedure di controllo e verifica dei permessi, la delega reale e documentata delle assunzioni con autonomia del delegato e l'assenza di conoscenza dell'irregolarita'
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