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Cassazione Civile, Ordinanza n. 06279/2025 del 09/03/2025

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (datore di lavoro)

La controversia

La controversia nasce dal comando di una dipendente del Comune presso una società partecipata, disposto "fino alla liquidazione" della società, con attribuzione di funzioni tecniche relative alla discarica di Timpazzo e successiva estensione ad attività di progettazione e direzione lavori. La società revocava poi l'incarico mentre la liquidazione era ancora in corso. La lavoratrice chiedeva il risarcimento del danno assumendo l'illegittimità della revoca. La Corte d'appello aveva accolto la domanda interpretando la clausola temporale nel senso che il comando dovesse durare fino alla chiusura effettiva della liquidazione e ritenendo la legittimazione passiva della sola società. Nel ricorso per cassazione la società deduceva: violazione delle norme sul comando dei dipendenti pubblici e dei criteri ermeneutici contrattuali, sostenendo che il comando fosse cessato con l'apertura della liquidazione; violazione dell'art. 1362 c.c.; omessa pronuncia e violazione di norme sulla pretesa risarcitoria e sull'azione di arricchimento/pagamento indebito; ulteriore omessa pronuncia su eccezioni processuali. La Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo, osservando che, in tema di comando, la posizione del dipendente rispetto al mantenimento del comando è un interesse legittimo e non un diritto soggettivo, perché l'istituto attribuisce rilevanza preminente all'interesse dell'ente di destinazione; di conseguenza non sussiste un diritto al risarcimento del danno nei confronti dell'ente di destinazione fondato sul solo interesse alla regolarità dell'azione amministrativa. Gli altri motivi sono stati assorbiti.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso della società, dichiarando assorbiti gli altri. Ha cassato la sentenza della Corte d'appello di Caltanissetta e ha rinviato alla stessa Corte, in diversa composizione, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità. La ratio dell'annullamento è che la Corte territoriale aveva esaminato solo il rapporto e l'interpretazione del protocollo d'intesa, senza considerare che, nel comando di dipendente pubblico, la posizione del lavoratore non è un diritto soggettivo tutelabile risarcitoriamente verso l'ente di destinazione, ma un interesse legittimo subordinato alla prevalenza dell'interesse organizzativo di quest'ultimo.

Norme richiamate

  • art. 56 d.P.R. n. 3/1957

    La norma, insieme all'art. 70, comma 12, del d.lgs. n. 165/2001, è richiamata come disciplina del comando che attribuisce prevalenza all'interesse dell'amministrazione di destinazione nella gestione del personale comandato.

  • art. 70, comma 12, d.lgs. n. 165/2001

    È interpretato nel senso che, nel comando, la posizione del dipendente è degradata a interesse legittimo e non a diritto soggettivo al mantenimento del comando.

  • art. 1362 c.c.

    È evocato come criterio di interpretazione del protocollo d'intesa e del disciplinare relativi all'incarico, ma la Corte decide fondamentalmente sulla disciplina legale del comando.

  • art. 1367 c.c.

    Richiamato nel primo motivo quale canone ermeneutico, senza autonoma decisività nella ratio decisa.

  • art. 1369 c.c.

    Richiamato nel primo motivo quale canone ermeneutico, senza autonoma decisività nella ratio decisa.

  • art. 112 c.p.c.

    È richiamato nei motivi terzo e quarto come vizio di omessa pronuncia, ma tali motivi restano assorbiti.

  • art. 1223 c.c.

    Richiamato nel terzo motivo in relazione alla domanda risarcitoria, ma non esaminato nel merito per assorbimento.

  • art. 2033 c.c.

    Richiamato nel terzo motivo, senza esame nel merito per assorbimento.

  • art. 2041 c.c.

    Richiamato nel terzo motivo, senza esame nel merito per assorbimento.

  • art. 414 c.p.c.

    Richiamato nel quarto motivo, senza esame nel merito per assorbimento.

  • art. 426 c.p.c.

    Richiamato nel quarto motivo, senza esame nel merito per assorbimento.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    Norma processuale indicata quale parametro di deduzione dei motivi di ricorso per violazione di legge.

  • art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.

    Norma processuale indicata quale parametro di deduzione dei motivi per nullità della sentenza/omessa pronuncia.

Massime di principio

  • Nel comando di un dipendente pubblico, la posizione del lavoratore rispetto al mantenimento del comando non integra di regola un diritto soggettivo azionabile verso l'ente di destinazione, ma un interesse legittimo, poiché la disciplina legale attribuisce rilievo preminente all'interesse organizzativo dell'amministrazione destinataria.
  • Da ciò consegue che non può essere riconosciuto un risarcimento del danno al dipendente nei confronti dell'ente di destinazione quando la pretesa sia fondata sul solo interesse alla regolarità dell'azione amministrativa e non su una lesione di posizione soggettiva tutelata in termini di diritto soggettivo.
  • Nell'interpretazione di un protocollo o disciplinare relativo a un incarico in comando, il giudice di merito deve coordinare la lettura negoziale con la disciplina legale del comando e non isolare il solo dato letterale dell'accordo tra le parti.
  • Quando il primo motivo di ricorso investe la qualificazione giuridica della posizione soggettiva e la conseguente non risarcibilità della pretesa, l'accoglimento di tale motivo può assorbire le ulteriori doglianze relative a interpretazione contrattuale, omessa pronuncia e vizi processuali.

Come è indicizzato

MaterieAppalto e somministrazioneImpugnazioni
RamiLavoroProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezza

Testo integrale

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