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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18184/2025 del 14/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di indennizzo per detenzione ingiustamente subita: il ricorrente era stato sottoposto a custodia cautelare in carcere dal 03/10/2016 per i reati di ricettazione (con condanna definitiva) e associazione per delinquere di tipo mafioso (dal quale poi assolto). La carcerazione preventiva è durata 641 giorni; la pena definitiva per la ricettazione è stata pari a 485 giorni. È stata quindi chiesta la riparazione per la differenza di 156 giorni.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che sussistesse la condizione ostativa prevista dall'art. 314 c.p.p. per la riparazione: il comportamento del BITONTI, caratterizzato da frequenti contatti e da conversazioni intercettate dal contenuto illecito (anche con il padre irretrattabilmente condannato per associazione mafiosa), denotava contiguità all'ambiente criminale e consapevolezza delle dinamiche mafiose, con consigli su come risolvere contrasti tra famiglie. Tale comportamento è stato valutato come dolo o colpa grave, causalmente collegato all'apparenza gravemente indiziaria che aveva condotto alla misura cautelare; pertanto la richiesta di indennizzo è stata esclusa. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 1.000 in favore del Ministero resistente.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Il giudice ha richiamato la giurisprudenza che ha dichiarato illegittima la parte dell'art. 314 che condizionava il diritto alla riparazione esclusivamente al proscioglimento nel merito; ne consegue che il diritto alla riparazione sussiste quando la custodia cautelare è superiore alla pena inflitta, salvo che sussistano condotte dolose o di grave colpa del richiedente che abbiano inciso causalmente sull'adozione o sulla protrazione della misura.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Riferimento normativo all'aggravante per i reati di tipo mafioso; nella vicenda l'originaria contestazione di associazione di tipo mafioso è stata valutata ma il ricorrente è stato poi assolto per tale capo, sebbene le frequentazioni e le intercettazioni abbiano contribuito a rafforzare l'apparenza indiziaria rilevata dai giudici della riparazione.

  • artt. 2, 3, 13, 24, 76 e 77 Costituzione

    Richiamati nel contesto della questione di legittimità costituzionale rispetto all'art. 314 c.p.p.; sottolineano il diritto alla libertà personale, la dignità e la tutela giurisdizionale che giustificano il rimedio indennitario per la restrizione ingiusta della libertà.

Massime di principio

  • Il diritto all'indennizzo per custodia cautelare superiore alla pena inflitta sussiste anche se l'imputato è stato condannato per altri reati: non è necessario il proscioglimento nel merito di tutte le imputazioni.
  • Tuttavia, il diritto alla riparazione può essere escluso se emergono condotte del richiedente caratterizzate da dolo o da grave colpa che abbiano avuto ruolo eziologico nell'adozione o nella protrazione della misura cautelare.
  • Frequentazioni ambigue, contiguità con soggetti coinvolti in reati e contenuti di intercettazioni utilizzabili in giudizio possono costituire elementi idonei a fondare la condizione ostativa, purché il giudice della riparazione motivi adeguatamente la loro idoneità a indicare complicità o responsabilità.
  • La valutazione del giudice della riparazione su tali elementi è giudizio di merito: se congrua, non manifestamente illogica o contraddittoria, è difficilmente sindacabile in sede di legittimità.
  • Nella quantificazione dell'indennizzo non si tiene conto, ai fini dell'esclusione, della parte di detenzione cautelare corrispondente alla pena alla quale il richiedente è stato poi condannato; però l'esistenza di condotte ostative può far venir meno il diritto complessivo alla riparazione.

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