Sentenza del 18/11/2020 n. 696 - Comm. Trib. Reg. per il Piemonte
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale il privato
La controversia
L'Agenzia impugnava la sentenza di primo grado che aveva annullato gli avvisi di accertamento IVA per gli anni 2011-2014 nei confronti della M. Srl. Gli avvisi contestavano l'indebita detrazione dell'IVA su fatture riconducibili a fornitori ritenuti societa' interposte e cartiere coinvolte in una frode IVA di tipo carosello relativa all'importazione e rivendita di pallets. L'Amministrazione basava l'accertamento su un verbale della Guardia di Finanza, dichiarazioni accusatorie, intercettazioni, documentazione sequestrata e indici di anomalia quali prezzi sotto costo, assenza di strutture e mancato versamento IVA da parte dei fornitori.
La decisione
L'appello dell'Agenzia e' stato respinto. La Commissione Tributaria ha confermato la decisione di primo grado che aveva ritenuto non provata la consapevolezza o la colpa della M. Srl relativamente alla frode: pur riconoscendo che i fornitori erano 'cartiere', la Corte ha ritenuto che non sussistessero prove sufficienti della collusione o dell'omessa diligenza del cessionario. Sono stati valutati e disattesi gli elementi prodotti dall'Agenzia (dichiarazioni di terzi, intercettazioni, presunzioni sui prezzi). Tuttavia la sentenza di appello ha riformato la statuizione sulle spese: le spese di entrambi i gradi sono state integralmente compensate tra le parti, ritenendo sussistenti elementi interpretabili in modo contraddittorio.
Norme richiamate
Legge 23/12/2014 n. 190 (Legge di stabilità 2015), art. 1, c. 629, lett. d)
Ha introdotto dal 1/1/2015 l'inversione contabile per contrastare le frodi carosello attribuendo l'obbligo di versamento dell'IVA al cessionario; rilevanza: contestazioni riguardano fatti anteriori all'inversione e pertanto il regime giuridico diverso per il periodo 2011-2014 va considerato.
DPR 26/10/1972 n. 633, art. 17, commi 5 e 6
Norme sull'applicazione dell'IVA nelle cessioni intracomunitarie e sul soggetto obbligato: citate nel contesto della disciplina che rendeva possibile il meccanismo fraudolento prima dell'inversione contabile.
D.L.vo 10/03/2000 n. 74, art. 2
Riferimento al reato di utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti; atti penali e dichiarazioni raccolte nel procedimento penale sono stati utilizzati come elementi indiziari nel giudizio tributario, ma la loro efficacia e modalita' di acquisizione sono state discusse.
Giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea (principio "sapeva o poteva sapere")
Principio richiamato: il diritto alla detrazione non può essere negato per responsabilità oggettiva; va invece escluso quando il cessionario "sapeva o poteva sapere" della frode (dolo o colpa). Grava sull'Amministrazione l'onere di provare la collusione dolosa o la colpa del cessionario.
Cassazione, sentenza 23/12/2015 n. 23898
Giurisprudenza di riferimento secondo cui una volta provata la natura di 'cartiera' del fornitore, tale elemento puo' essere sintomatico della malafede del cessionario salvo che il contribuente provi la propria buona fede; principio richiamato e valutato nel caso.
Art. 115 c.p.c.
Consente al giudice di fondare la decisione su fatti notori o informazioni ricavabili da fonti aperte (es. internet); la Corte ha ritenuto utilizzabile tale fonte, ma ha valutato che il confronto dei dati era non del tutto congruo.
D.Lgs. 31/12/1992 n. 546, art. 33
Richiamato nel contesto dell'istanza di discussione in pubblica udienza; norma procedurale sul procedimento davanti alle Commissioni tributarie.
Massime di principio
- Onere della prova: spetta all'Amministrazione finanziaria dimostrare, anche mediante indizi gravi, precisi e concordanti, la natura di 'cartiera' del fornitore e la consapevolezza o la colpa del cessionario. Se tale prova non e' completa, il ricorso del contribuente puo' avere successo.
- Dolo vs colpa: va valutato se il contribuente 'sapeva' (dolo) o 'poteva sapere' (colpa) della frode. La colpa si configura quando non sono stati effettuati i dovuti e possibili accertamenti che un imprenditore di media diligenza avrebbe compiuto.
- Elementi di buona fede: documentazione che dimostri la legittimita' del fornitore (esistenza di sede operativa, dipendenti, iscrizioni e autorizzazioni di settore, contratti, certificazioni di qualita', prove di consegna diretta dal fornitore al cliente) riduce il rischio di decurtazione della detrazione IVA.
- Prove penali e dichiarazioni: atti e dichiarazioni raccolti in procedimenti penali possono essere utilizzati nel processo tributario come indizi, ma la loro efficacia e' valutata con riguardo alle modalita' di acquisizione e conferma; dichiarazioni non confermate in dibattimento possono avere peso limitato.
- Valutazione economica dei prezzi: confronti sui prezzi di mercato sono utili ma devono essere comparabili e pertinenti (distinguere nuovi/ usati, qualita', servizi inclusi). La semplice anomalia di prezzo non e' sempre decisiva senza altri indici.
- Rischio probatorio e costi: in situazioni fattuali ambigue, il giudice puo' compensare le spese tra le parti; quindi anche se l'Amministrazione suscita sospetti, l'esito non e' automatico a suo favore se mancano prove univoche.
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