Cassazione Penale, Sentenza n. 26607/2026 del 15/07/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
La vicenda riguarda un episodio avvenuto all'interno di un bar-tabacchi, nel quale l'indagato, secondo l'imputazione provvisoria e la ricostruzione cautelare, avrebbe posto in essere frasi minacciose, condotte violente e danneggiamento di suppellettili per ottenere la consegna di sigarette e birre senza pagare il prezzo. Il Tribunale del riesame aveva già attenuato la misura applicata in primo grado, sostituendo la custodia in carcere con gli arresti domiciliari con divieto di contatti e braccialetto elettronico. Con il ricorso per cassazione la difesa deduceva violazione degli artt. 629, 56-610 c.p., 192 e 273 c.p.p., oltre a contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in punto di gravità indiziaria. In sintesi, sosteneva che gli elementi indiziari fossero stati travisati: la condotta non sarebbe stata diretta a conseguire un ingiusto profitto, ma sarebbe stata una reazione sconsiderata all'intimazione del dipendente di consegnare i prodotti solo previo pagamento; inoltre il prezzo di sigarette e birre sarebbe stato comunque corrisposto, sicché al più si sarebbe trattato di un tentativo di estorsione con desistenza volontaria, incompatibile con la misura cautelare. La Corte ha invece ritenuto il ricorso infondato: ha escluso che fosse stato adeguatamente indicato un vero travisamento della prova e ha confermato la valutazione del riesame secondo cui la sequenza dei fatti era univocamente orientata a piegare la volontà del dipendente per ottenere i beni senza corrispettivo. Tuttavia, valorizzando il dato secondo cui il pagamento delle sigarette era stato poi effettuato dal fratello dell'indagato, la Corte ha corretto la qualificazione dell'episodio relativo ai tabacchi come estorsione soltanto tentata, escludendo però la desistenza volontaria. Ha invece ritenuto corretta la qualificazione della condotta relativa alle quattro birre come estorsione consumata, perché la consegna era avvenuta in un contesto di intimidazione e per evitare ulteriori reazioni violente.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Pur correggendo in parte la ricostruzione del riesame, la Corte ha affermato che la condotta integrava, allo stato, un'estorsione tentata quanto ai sigarette/tabacchi, mentre era estorsione consumata quanto alle birre, con permanenza della misura cautelare. Ha inoltre escluso la desistenza volontaria prospettata dalla difesa, osservando che essa è configurabile solo nel tentativo incompiuto e non quando siano già stati posti in essere gli atti che attivano il meccanismo causale, potendo al più astrattamente venire in rilievo il recesso attivo, qui non ricorrente.
Norme richiamate
art. 629 c.p.
È la norma incriminatrice dell'estorsione; la Corte la richiama per ribadire che la condotta intimidatoria finalizzata a ottenere un bene senza corrispettivo integra il reato quando vi sia coartazione della volontà e ingiusto profitto con altrui danno.
artt. 56-610 c.p.
La difesa li invoca per sostenere una diversa qualificazione giuridica dei fatti; la Corte non accoglie tale impostazione e reputa la condotta estorsiva, almeno in parte tentata e in parte consumata.
art. 192 c.p.p.
Richiamato dalla difesa in relazione alla valutazione degli indizi; la Corte afferma che il ricorso mira in realtà a una rivalutazione del materiale probatorio, estranea al giudizio di legittimità.
art. 273 c.p.p.
Richiamato dalla difesa per contestare la gravità indiziaria; la Corte ritiene che il Tribunale abbia correttamente valutato immagini di videosorveglianza e dichiarazioni convergenti, senza vizi logici rilevabili in cassazione.
art. 611, comma 1-bis cod. proc. pen.
Viene menzionato solo per la trattazione in camera di consiglio con contraddittorio scritto in assenza delle parti.
Massime di principio
- Nel giudizio di legittimità cautelare non è consentito ottenere una nuova e alternativa lettura del compendio indiziario, se la censura si risolve in una richiesta di rivalutazione del merito e non indica uno specifico travisamento decisivo degli atti.
- L'estorsione è integrata quando la condotta minacciosa o violenta sia causalmente e immediatamente orientata a piegare la volontà della vittima per ottenere un bene o un'utilità senza corrispettivo, anche se l'azione si manifesta in un contesto episodico e non necessariamente attraverso un piano elaborato.
- Ai fini della distinzione tra tentativo e consumazione dell'estorsione, il pagamento successivo o l'intervento di terzi possono incidere diversamente a seconda del bene e del momento in cui la coartazione abbia già prodotto il conseguimento dell'utilità; se l'utilità è stata ottenuta sotto intimidazione, il reato è consumato, mentre se il profitto non si realizza resta il tentativo.
- La desistenza volontaria è configurabile solo nel tentativo incompiuto; quando l'agente abbia già posto in essere la sequenza causale idonea a produrre l'evento, può al più prospettarsi il recesso attivo, se vi sia una condotta positiva diretta a impedire l'evento.
- In sede cautelare la valutazione della gravità indiziaria può essere desunta da più fonti convergenti, come videoriprese e sommarie informazioni, purché il ragionamento sia coerente e non manifestamente illogico.
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