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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44308/2024 del 04/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Ministero ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Napoli che, nel reclamo contro il riconoscimento del risarcimento per detenzione inumana pari a 4.392,00 euro, aveva rigettato l'eccezione di compensazione avanzata dall'Amministrazione. Il Tribunale aveva ritenuto che, sebbene la compensazione fosse ammissibile in astratto rispetto alla pena pecuniaria (multa di 1.200,00 euro), mancasse la prova della certezza del credito perché non era stata prodotta copia di iscrizione a ruolo o notifica di cartella esattoriale, e aveva considerato insufficiente la sola irrevocabilità della sentenza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso del Ministero: ha affermato che il credito derivante da pena pecuniaria può essere portato in compensazione con il debito per risarcimento da detenzione inumana e che, ai fini dell'eccezione di compensazione, è sufficiente dimostrare l'intervenuta irrevocabilità della sentenza che ha stabilito la pena pecuniaria, dalla quale il credito risulta certo, liquido ed esigibile. Ha però precisato che in sede di contraddittorio il resistente può opporre fatti successivi che estinguano il credito (pagamento, imputazione ai sensi dell'art.657, comma 3, c.p.p., prescrizione) e che tali fatti debbano essere accertati dal Tribunale. Per questi motivi la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per nuovo giudizio al Tribunale di Sorveglianza di Napoli.

Norme richiamate

  • d.P.R. n.115 del 2002

    Richiamato per distinguere la pena pecuniaria dalle spese di mantenimento: le spese di mantenimento possono essere soggette a remissione ai sensi dell'art.6, ragion per cui non si applica lo stesso regime di certezza del credito attribuito alla pena pecuniaria

  • Codice di procedura penale

    art.657, comma 3 cod.proc.pen.

    Citato come causa possibile di estinzione del credito (imputazione a periodo di custodia cautelare non seguito da pena), che il giudice deve verificare in contraddittorio

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione

    Sez. III civ. n.2350 del 29.1.2019; Prima Sez. Penale sent. n.11108 del 23.11.2022 (dep.2023)

    Richiamata per confermare il principio secondo cui l'amministrazione può porre in compensazione i propri crediti, qualunque ne sia la fonte, purché il credito sia certo; la Corte conferma che l'irrevocabilità della sentenza rende il credito certo, liquido ed esigibile

Massime di principio

  • La pena pecuniaria riconosciuta con sentenza irrevocabile costituisce un credito certo, liquido ed esigibile che l'Amministrazione può opporre in compensazione al debito per risarcimento da detenzione inumana senza dover produrre necessariamente iscrizione a ruolo o cartella esattoriale
  • La prova dell'irrevocabilità della sentenza è in molte ipotesi sufficiente per fondare l'eccezione di compensazione formulata dall'Amministrazione
  • Il resistente può, in contraddittorio, proporre fatti sopravvenuti che estinguano il credito (es. pagamento, imputazione ai sensi dell'art.657 c.p.p., prescrizione); tali eccezioni richiedono l'accertamento del giudice
  • Le spese di mantenimento seguono un regime diverso (possibilità di remissione ai sensi dell'art.6 d.P.R. n.115/2002) e dunque non sempre sono opponibili in compensazione nelle stesse modalità della pena pecuniaria
  • In sede di riallocazione del giudizio il Tribunale deve valutare la certezza del credito alla luce dell'irrevocabilità e degli eventuali elementi estintivi prodotti dalle parti

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