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Sentenza

Sentenza n. 1686/2026 - Catanzaro, Sezione 1

Giustizia amministrativa202001123

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Calabria - Catanzaro, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto prefettizio che ha vietato la detenzione di armi, munizioni ed esplosivi

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (prefettura)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente, già titolare per circa mezzo secolo di licenza di porto di fucile per uso caccia, ha impugnato il decreto prefettizio deducendo un unico motivo di eccesso di potere per assenza o difetto di motivazione e di istruttoria, travisamento dei fatti, illogicità e violazione dell'art. 39 R.D. n. 773/1931 (TULPS) e dell'art. 22 l. n. 241/1990. Ha contestato il giudizio di inaffidabilità posto a fondamento della misura, sostenendo di essere incensurato, negando di avere minacciato di sparare a un terzo durante un diverbio avvenuto nel 2020 e contestando altresì l'esistenza di precedenti penali per danneggiamento e appropriazione indebita risalenti al 1994. Ha inoltre prodotto una sentenza del Giudice di Pace del 30 aprile 2021, con cui il procedimento relativo alla denuncia del 2020 era stato definito per estinzione del reato conseguente a remissione della querela.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento di 2.000 euro di spese di lite, oltre accessori. Il Collegio ha chiarito che il potere prefettizio di vietare la detenzione di armi ai sensi dell'art. 39 TULPS prescinde dalla rilevanza penale dei fatti e dall'esito del procedimento penale. La remissione della querela, quindi, non impediva di valorizzare l'episodio. Quanto ai precedenti del 1994, il TAR ha rilevato che essi erano stati menzionati nella relazione dei Carabinieri ma non erano stati posti dal Prefetto a fondamento della misura, adottata esclusivamente in relazione alla denuncia per minaccia. L'episodio, considerato dimostrativo di un'accesa conflittualità con un terzo, è stato ritenuto logicamente e ragionevolmente idoneo a fondare il giudizio di inaffidabilità e pericolosità. In materia di armi, la tutela dell'incolumità pubblica prevale e l'autorizzazione ha carattere eccezionale: possono assumere rilievo anche fatti isolati, purché significativi, e vicende non aventi rilevanza penale. Il sindacato giurisdizionale sulle valutazioni dell'autorità di pubblica sicurezza resta limitato alla verifica di errori, travisamento dei fatti o manifesta irrazionalità, vizi non ravvisati nel caso concreto.

Norme richiamate

  • art. 39 R.D. n. 773/1931 (TULPS)

    il Prefetto ha facoltà di vietare la detenzione delle armi, munizioni e materie esplodenti, denunciate ai termini dell’articolo precedente, alle persone ritenute capaci di abusarne

    La disposizione consente di vietare la detenzione quando l'autorità ritenga il soggetto capace di abusare delle armi; il potere è esercitabile anche indipendentemente dalla commissione di un reato o dall'esito di un procedimento penale.

  • art. 11, comma 3, R.D. n. 773/1931 (TULPS)

    Le autorizzazioni devono essere revocate quando nella persona autorizzata vengono a mancare, in tutto o in parte, le condizioni alle quali sono subordinate, e possono essere revocate quando sopraggiungono o vengono a risultare circostanze che avrebbero imposto o consentito il diniego della autorizzazione

    Le autorizzazioni di polizia possono essere revocate quando sopravvengano circostanze che avrebbero giustificato il diniego originario.

  • art. 43, comma 2, R.D. n. 773/1931 (TULPS)

    La licenza può essere ricusata [...] a chi non può provare la sua buona condotta o non dà affidamento di non abusare delle armi

    Il diniego della licenza è possibile quando il richiedente non dimostri buona condotta o non offra affidamento di non abusare delle armi.

  • art. 22 l. n. 241/1990

    La norma è stata indicata dal ricorrente come parametro di legittimità, ma la sentenza non sviluppa una specifica interpretazione della disciplina dell'accesso.

Massime di principio

  • Il divieto prefettizio di detenzione di armi, munizioni ed esplosivi può essere adottato anche in assenza di una condanna penale e indipendentemente dall'esito del procedimento penale relativo ai fatti valorizzati dall'amministrazione.
  • Nel procedimento relativo alla detenzione o al porto d'armi possono assumere rilievo anche fatti non costituenti reato o fatti isolati, purché oggettivamente significativi e idonei a evidenziare una potenziale inaffidabilità o il rischio di abuso delle armi.
  • La remissione della querela o l'estinzione del reato non impediscono all'autorità di pubblica sicurezza di considerare l'episodio nella sua oggettività ai fini della valutazione preventiva di affidabilità del soggetto.
  • In materia di armi, l'autorizzazione costituisce un'eccezione rispetto alla prioritaria esigenza di tutela dell'incolumità pubblica; il richiedente deve offrire una garanzia piena di affidabilità e assenza di elementi negativi idonei a generare dubbi sul possibile abuso.
  • Il sindacato del giudice amministrativo sulle valutazioni discrezionali dell'autorità di pubblica sicurezza in materia di armi non è sostitutivo e si limita alla verifica di errori di fatto, travisamento dei fatti o manifesta irrazionalità della valutazione.

Come è indicizzato

MaterieLicenze e autorizzazioni di poliziaPericolosità sociale e valutazioni di sicurezza
RamiForze armate e forze di poliziaProcedimento amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaEccesso di potereDifetto di istruttoriaProporzionalità e ragionevolezza

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