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Sentenza

Sentenza n. 2623/2026 - Palermo, Sezione 4

Giustizia amministrativa202601644

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Sicilia - Palermo, Sez. IVSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza di demolizione di un fabbricato per civile abitazione, conseguente al diniego definitivo di condono edilizio

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha impugnato l'ordinanza comunale di demolizione n. 49 del 3 aprile 2026, deducendo: in primo luogo, difetto di istruttoria e di motivazione quanto all'individuazione della linea di battigia, sostenendo che il fabbricato fosse collocato oltre la fascia di inedificabilità assoluta di 150 metri; in secondo luogo, che soltanto la veranda ricadesse entro tale fascia, mentre il restante corpo di fabbrica, strutturalmente e funzionalmente autonomo, fosse posto oltre il limite e avrebbe dovuto essere autonomamente valutato ai fini della sanatoria; in terzo luogo, irragionevolezza e sproporzione della demolizione, in considerazione dell'attuale completa urbanizzazione dell'area. La ricorrente ha chiesto l'annullamento dell'ordinanza, anche in via subordinata limitatamente alla porzione posta oltre i 150 metri. Il Comune ha eccepito l'inammissibilità delle censure per contrasto con il giudicato formatosi sulla precedente sentenza che aveva respinto l'impugnazione del diniego di condono, deducendo comunque l'infondatezza del ricorso per la natura vincolata dell'ordine di demolizione.

La decisione

Il TAR ha definito il giudizio con sentenza semplificata ai sensi dell'art. 60 c.p.a. Il primo motivo è stato dichiarato inammissibile perché riproponeva la questione della collocazione del manufatto rispetto alla fascia dei 150 metri dalla battigia, già esaminata e definitivamente decisa nella precedente sentenza non impugnata sul diniego di condono. Non era possibile rimettere in discussione tale accertamento mediante l'impugnazione dell'ordine di demolizione, neppure attraverso nuova documentazione tecnica. È stato dichiarato inammissibile anche il secondo motivo: la questione della sanabilità parziale della veranda e della distinta porzione del fabbricato riguardava il diniego di condono e avrebbe dovuto essere dedotta contro quel provvedimento. Una volta divenuto definitivo il diniego integrale, il Comune non era tenuto a riaprire in sede sanzionatoria l'accertamento sulla sanabilità dell'opera o di sue parti, ma doveva adottare il conseguente ordine repressivo. Il terzo motivo è stato rigettato nel merito. Il decorso del tempo rispetto a una situazione contra ius non genera un affidamento tutelabile; il potere repressivo edilizio è vincolato e non richiede una specifica motivazione sull'interesse pubblico attuale. Neppure l'attuale urbanizzazione dell'area fa venir meno il vincolo legale di inedificabilità o impone una nuova comparazione tra interesse pubblico al ripristino della legalità e interesse privato alla conservazione del manufatto. Il ricorso è stato quindi dichiarato in parte inammissibile e per il resto rigettato, con condanna della ricorrente alle spese di lite, liquidate in euro 2.000 oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 60 c.p.a.

    definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata

    La causa può essere definita in forma semplificata quando il contraddittorio è integro e l'istruttoria è completa, previo avviso alle parti.

  • art. 15, lett. a), l.r. n. 78/1976

    vincolo dei 150 metri previsto dall’art. 15, lett. a), l.r. n. 78/1976

    Il vincolo di inedificabilità assoluta nella fascia di 150 metri dalla battigia è immediatamente ed erga omnes vigente dal 1976 e preclude il condono degli immobili realizzati successivamente nella fascia.

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    La norma non è espressamente citata nel testo; il giudice tratta tuttavia dell'ordine di demolizione quale misura repressiva conseguente all'accertata non sanabilità dell'opera.

  • art. 99 c.p.a.

    La norma non è espressamente applicata nella decisione; il giudice richiama il principio affermato dall'Adunanza plenaria n. 9 del 2017 sulla natura vincolata del potere repressivo edilizio.

Massime di principio

  • Quando la legittimità sostanziale di un manufatto e la sua sanabilità siano state definitivamente accertate nel giudizio contro il diniego di condono, tali questioni non possono essere riproposte impugnando il successivo ordine di demolizione, neppure mediante nuova documentazione tecnica già nella disponibilità dell'interessato.
  • Divenuto definitivo il diniego integrale di sanatoria, il Comune non è tenuto a riaprire, in sede di adozione della misura repressiva, l'accertamento sulla sanabilità dell'opera o di sue singole porzioni; l'ordine di demolizione costituisce il provvedimento conseguente al diniego ormai definitivo.
  • Il vincolo siciliano di inedificabilità assoluta entro 150 metri dalla battigia, previsto dall'art. 15, lett. a), l.r. n. 78/1976, è immediatamente ed erga omnes vigente dal 1976 e preclude il condono degli immobili successivamente realizzati nella fascia.
  • Il potere repressivo in materia edilizia ha natura vincolata: il mero decorso del tempo rispetto a una situazione abusiva non genera un affidamento tutelabile e l'ordine di demolizione non richiede una specifica motivazione sull'interesse pubblico attuale.
  • L'attuale urbanizzazione dell'area non fa venir meno il vincolo legale di inedificabilità e non impone all'amministrazione una nuova ponderazione tra l'interesse pubblico al ripristino della legalità edilizia e l'interesse privato alla conservazione del manufatto.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioVincoli e piani paesaggisticiDecisione e riti speciali
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggioProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneDecorso del tempo e affidamento del responsabile
IstitutiEffetto conformativo e riedizione del potereLegittimo affidamentoDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezza

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