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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22241/2026 del 16/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza di condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale (artt. 110 c.p., art. 216, 219 e 223 legge fallimentare) e, per taluni, anche per bancarotta documentale: Ferrentino censura di essere stata nominata amministratrice solo nel 2013 e quindi incapace di ostacolare distrazioni precedenti, contesta il dolo e il nesso causale nella bancarotta patrimoniale e la ricostruzione documentale (nonché il diniego delle attenuanti generiche). Volpe e Lamberti chiedono la riqualificazione dei fatti nel reato tributario (art. 11 d.lgs. 10/3/2000, n.74), sostengono la carenza di offensività rispetto ai creditori commerciali (dato che l'unico credito ammesso era dell'Erario), lamentano travisamento della prova e chiedono rivalutazione del trattamento sanzionatorio e del riconoscimento delle attenuanti generiche; in aggiunta sono state dedotte questioni procedurali (inediticità di motivi, efficacia della rinuncia ai motivi d'appello condizionata a un accordo).

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato tutti i ricorsi. Ha confermato la qualificazione dei fatti come bancarotta fraudolenta patrimoniale (anche se il credito ammesso al passivo risulta essere in prevalenza o esclusivamente dell'Erario), ha ritenuto provata la qualità di amministratori di fatto per i ricorrenti sulla base degli indici probatori raccolti e ha dichiarato inammissibili o infondati vari motivi (tra cui motivi inediti in cassazione, motivi vaghi o richieste di riqualificazione non consentite in sede di legittimità). Il diniego delle attenuanti generiche e la determinazione della pena sono stati ritenuti valutazioni di merito insindacabili in cassazione, purché motivate, e la condanna alle spese processuali è stata confermata (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • Codice penale, art. 110

    concorso di persone nel reato

    Usato per imputare la responsabilità in concorso tra i soggetti per le condotte di bancarotta; la Corte ha ritenuto sussistente il concorso fra gli imputati

  • Legge fallimentare, art. 216 (e relativa numerazione interna)

    art. 216, primo comma, n.1 e n.2; quarto comma per le pene accessorie

    Norma centrale per la bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale: la Corte l'ha applicata ritenendo la natura fraudolenta delle distrazioni e la responsabilità degli amministratori di fatto; le pene accessorie sono state fissate nella durata della pena principale

  • Legge fallimentare, art. 219

    Richiamata nella contestazione del titolo di reato (bancarotta) in relazione alle specifiche fattispecie contestate

  • Legge fallimentare, art. 223

    Richiamata nell'imputazione come parte delle fattispecie di bancarotta contestate

  • D.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 11 (ora art. 85 d.lgs. n.173/2024)

    art. 11 del d.lgs. 74/2000 (richiamato dai ricorrenti per riqualificazione)

    La Corte ha escluso che la riqualificazione dei fatti in reato tributario potesse essere pronunciata in sede di legittimità; ha sottolineato la diversità strutturale e la specialità reciproca tra reato fallimentare e tributario, ritenendo infondata l'esclusiva applicazione della fattispecie tributaria

  • Codice di procedura penale, art. 606, comma 3

    Applicato per dichiarare inammissibili i motivi 'inediti' in Cassazione (ossia non dedotti in appello)

  • Codice di procedura penale, art. 599-bis

    art. 599-bis c.p.p. (procura speciale con facoltà di rinuncia condizionata)

    La Corte ha rilevato che la rinuncia ai motivi di appello pattuita era condizionata all'accordo con il pubblico ministero; caduto l'accordo, la rinuncia perde efficacia e i motivi originari rivivono

  • Codice penale, art. 62-bis

    circostanze attenuanti generiche

    La valutazione sull'esistenza o meno delle attenuanti è giudizio di merito e non sindacabile in Cassazione se congruamente motivato; la Corte ha ritenuto corretta la decisione del giudice di merito di negarle in presenza della gravità del danno e dell'assenza di segnali di resipiscenza

  • Codice penale, artt. 132 e 133

    artt. 132 e 133 c.p. (criteri di determinazione della pena)

    Riferiti per affermare la discrezionalità del giudice di merito nella determinazione della pena e l'insindacabilità in cassazione salvo arbitrarietà; nel caso la pena è stata calibrata verso i minimi e adeguatamente motivata

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Usato per condannare i ricorrenti al pagamento delle spese processuali a seguito del rigetto dei ricorsi

Massime di principio

  • La riqualificazione del fatto in reato tributario (es. art. 11 d.lgs. 74/2000) in luogo di una fattispecie fallimentare non può essere decisa in via piena in sede di legittimità se non è questione adeguatamente istruita e la giurisprudenza sottolinea la specialità reciproca tra i due ambiti; pertanto non è automatica la sostituzione della qualificazione penale in Cassazione
  • L'amministratore di fatto può essere ritenuto penalmente responsabile come un amministratore di diritto: l'accertamento si fonda su indici concreti (gestione operativa, deleghe, testimonianze, partecipazione costante alla direzione) e può comportare la responsabilità per atti anteriori alla nomina formale se emerge la diretta gestione
  • La presenza, nell'ambito del passivo, del solo credito erariale non esclude in assoluto l'integrazione del reato fallimentare: il danno ai creditori va inteso anche in chiave di offesa agli 'uti singuli' e possono sussistere crediti non insinuati o non ancora emersi che richiedono accertamenti di fatto non esperibili in Cassazione
  • Le circostanze attenuanti generiche e la dosimetria della pena sono valutazioni di merito; la Corte di legittimità sindaca solo la correttezza logico-giuridica della motivazione, non la rivalutazione dei fatti sottostanti
  • Motivi non proposti in appello o allegazioni nuove emergenti in Cassazione sono, di regola, inammissibili (art. 606 c.p.p., comma 3); va curata la tempestiva deduzione dei profili difensivi nei gradi precedenti
  • Una rinuncia ai motivi d'appello pattuita con riserva o condizionata a un accordo (art. 599-bis c.p.p.) perde efficacia se l'accordo viene meno; dichiarazioni di rinuncia autonome in udienza possono essere prive di efficacia se fondate su un accordo caduto
  • La censura sul trattamento sanzionatorio in Cassazione è ammissibile solo se si dimostra che la motivazione del giudice di merito è illogica, contraddittoria o priva di fondamento; altrimenti la determinazione resta praticamente insindacabile

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