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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22070/2026 del 16/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza n.127/2025 con cui la Corte d'appello di Catanzaro, pur riconoscendo il diritto all'indennizzo per ingiusta detenzione, ha limitato la liquidazione ai soli 75 giorni di privazione della libertà sofferti in Italia, escludendo dal computo l'intero periodo di detenzione sofferto in Spagna (10/08/2022-06/10/2022) in esecuzione dello stesso mandato di arresto europeo. Il ricorrente ha dedotto violazione degli artt. 314 e 722-bis c.p.p., degli artt. 10 e 13 Cost. e dell'art. 5 CEDU, nonché contraddittorietà e carenza di motivazione in relazione all'omesso esame dei pregiudizi ulteriori (danni alla salute, alla vita familiare, durezza del regime carcerario).

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo ritenendo illegittima l'esclusione dal computo dell'intero periodo di detenzione sofferto all'estero quando esso sia esecuzione della medesima misura restrittiva emessa dall'autorità giudiziaria italiana. L'ordinanza impugnata è stata annullata con rinvio alla Corte d'appello per la rinnovata e integrale valutazione dell'indennizzo tenendo conto dell'intero arco temporale (132 giorni complessivi) e per il riesame dei profili relativi alla quantificazione e ai danni aggiuntivi. Il secondo motivo è stato assorbito dall'accoglimento del primo; il terzo motivo dovrà essere nuovamente esaminato in sede di rinvio. Si rimette alla Corte di rinvio la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 722-bis cod. proc. pen.

    Stabilisce che la custodia cautelare sofferta all'estero in conseguenza di una domanda di estradizione presentata dallo Stato è computata ai fini della riparazione per ingiusta detenzione nei casi previsti dall'art. 314 c.p.p.; la Corte ha interpretato la norma nel senso che, quando la detenzione estera è esecuzione della medesima vicenda cautelare disposta dall'autorità italiana, non può essere esclusa dal calcolo dell'indennizzo.

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione; nella decisione è il presupposto sostanziale per la liquidazione dell'indennizzo in ragione della privazione ingiusta della libertà personale.

  • art. 10 Cost.

    Riferimento costituzionale all'efficacia delle norme internazionali; invocato per sostenere il rispetto degli obblighi derivanti da strumenti internazionali (es. mandato di arresto europeo) e delle garanzie di legalità nell'esecuzione delle misure cautelari.

  • art. 13 Cost.

    Tutela della libertà personale; richiamato a sostegno del principio che la privazione della libertà deve trovare adeguata tutela risarcitoria quando risultata ingiusta.

  • art. 5 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU)

    Principio della tutela della libertà e della sicurezza personale; la Corte ha richiamato la CEDU come parametro interpretativo in tema di ingiusta detenzione e riparazione.

Massime di principio

  • Quando la detenzione all'estero è l'esecuzione della stessa misura restrittiva emessa dall'autorità giudiziaria italiana (es. in esecuzione di mandato di arresto europeo), il periodo estero deve essere integralmente computato ai fini della riparazione per ingiusta detenzione.
  • Il giudice della riparazione non può operare distinzioni 'artificiali' tra detenzione interna ed estera se entrambe costituiscono un'unica vicenda cautelare: l'intero arco temporale unitario è rilevante per la liquidazione.
  • Se il giudice territoriale esclude dal computo periodi di detenzione già accertati nella motivazione, ciò determina un vizio di contraddittorietà che giustifica l'annullamento e il rinvio per nuova valutazione.
  • In sede di liquidazione il giudice deve motivare specificamente la quantificazione e il trattamento dei danni ulteriori (salute, incidenza sulla vita familiare, regime carcerario), non limitandosi a calcoli meramente aritmetici.
  • La documentazione probatoria (scheda SiReNe, formulario di arresto, certificati di detenzione estera, verbali di consegna) che attesta la continuità e l'unitarietà della restrizione è idonea a legittimare il computo integrale della durata della detenzione.

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