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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3390/2025 del 28/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 25/06/2024 con due censure principali: (1) violazione di legge e vizio di motivazione in merito alla persistenza della "gravità indiziaria", per non aver considerato le sopravvenienze probatorie (perizia fonica dibattimentale e consulenza di parte) che avrebbero smentito o modificato il precedente quadro indiziario, in particolare l'attribuzione al ricorrente di frasi intercettate come "resti contento Vito, ah?.. rimani contento con 1300?" e l'attribuzione della locuzione in dialetto "Eo accà sugno"; (2) violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla persistenza delle esigenze cautelari e alla mancata motivazione sull'impraticabilità di misure meno afflittive (es. braccialetto elettronico).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo (vizio di motivazione relativo alla gravità indiziaria). Ha rilevato che il Tribunale di Palermo non ha adeguatamente confrontato e motivato le risultanze della perizia dibattimentale e della consulenza di parte, che contenevano ricostruzioni divergenti (inversione degli interlocutori e scomparsa del riferimento ai 1.300 euro), e ha quindi annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Palermo per nuovo giudizio ai sensi dell'art. 309, comma 7, c.p.p. La Corte ha precisato che l'annullamento non comporta automaticamente la rimessione in libertà; la cancelleria dovrà eseguire gli adempimenti comunicativi previsti dall'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma sostanziale che disciplina il delitto di traffico di stupefacenti: il capo di accusa è fondato su questa disposizione (offerta/cessione di stupefacenti).

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    Richiamata come aggravante/elemento di contestazione collegato all'accusa, indicando un'aggravazione legata a specifiche modalità associative (come deducibile dal testo della sentenza).

  • art. 310 c.p.p.

    Norma processuale relativa al possibile appello ex art. 310 c.p.p.: il ricorso ha impugnato valutazioni probatorie e motivazionali operate in sede cautelare e dibattimentale.

  • art. 309, comma 7, c.p.p.

    Disposizione applicata dalla Corte per rinviare il giudizio al Tribunale di Palermo competente a decidere nuovamente sulla misura cautelare.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

    Norma procedurale che disciplina gli adempimenti comunicativi da parte della cancelleria nel caso in cui l'annullamento non determini la rimessione in libertà.

Massime di principio

  • Se emergono sopravvenienze tecniche (perizie foniche, consulenze) che contraddicono le originarie attribuzioni delle intercettazioni, il giudice cautelare deve confrontare espressamente tali risultanze e motivare perché esse non incidano sulla gravìa indiziaria; l'omissione può determinare annullamento.
  • L'identificazione di voci e il contenuto delle intercettazioni ricorrono a valutazioni tecniche: dubbi fondati sull'attribuzione (inversione interlocutori, scomparsa di riferimenti a somme) possono indebolire la configurabilità della condotta descritta nell'imputazione.
  • Prima di escludere misure meno afflittive (es. braccialetto elettronico), il giudice deve motivare specificamente perché tali misure non soddisfino le esigenze cautelari; il semplice rinvio a precedenti ordinanze non è sufficiente.
  • L'annullamento di un provvedimento cautelare per vizi motivazionali comporta il rinvio per nuovo giudizio ma non la automatica liberazione dell'imputato; sono previsti adempimenti comunicativi specifici a cura della cancelleria.
  • La difesa che produca perizie tecniche e consulenze deve evidenziare con chiarezza le contraddizioni rispetto agli atti investigativi e richiedere che il giudice le affronti puntualmente in motivazione.

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