Sentenza n. 98/2026 - Latina, Sezione 1
per l'annullamento del silenzio inadempimento/rifiuto illegittimamente serbato dalle Amministrazioni sull'istanza volta ad ottenere la conversione del permesso di soggiorno per lavoro stagionale in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio serbato sull'istanza di conversione del permesso di soggiorno per lavoro stagionale in permesso di soggiorno per lavoro subordinato
Esito
Favorevole al resistente (prefettura e ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente, entrato in Italia dopo il rilascio del nulla osta al lavoro stagionale e titolare di un permesso di soggiorno per lavoro stagionale, aveva presentato al SUI di Latina un'istanza di verifica della disponibilità della quota per la conversione del titolo in permesso per lavoro subordinato. Dopo il rilascio del nulla osta alla conversione, il SUI aveva avviato un procedimento di revoca, rilevando che il permesso di soggiorno era già scaduto da tre mesi al momento della presentazione della domanda. Il ricorrente aveva quindi inviato una diffida chiedendo la definizione del procedimento e l'annullamento del preavviso di revoca, deducendo l'illegittimità dell'inerzia amministrativa protrattasi oltre il termine ragionevole. Con ricorso notificato e depositato il 19 settembre 2025 ha chiesto l'accertamento dell'obbligo delle amministrazioni di provvedere, con eventuale nomina di un commissario ad acta.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Nel corso del giudizio l'amministrazione ha depositato un provvedimento espresso del Prefetto di Latina, adottato il 14 novembre 2025 e successivo alla proposizione del ricorso, che ha definito il procedimento e posto fine all'inerzia contestata. Nel rito sul silenzio, l'interesse alla decisione permane soltanto finché, al momento della pronuncia, perdura l'inerzia dell'amministrazione. L'adozione di un provvedimento espresso durante il giudizio determina quindi l'improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse, indipendentemente dal contenuto favorevole o sfavorevole dell'atto. Se il provvedimento fosse stato adottato prima della proposizione del ricorso, il ricorso sarebbe stato invece inammissibile per carenza originaria dell'interesse. Il Collegio ha distinto il provvedimento conclusivo dagli atti meramente endoprocedimentali o soprassessori, i quali non fanno venir meno l'inerzia quando non definiscono il procedimento. Le spese sono state compensate in ragione dell'andamento del processo.
Norme richiamate
art. 117 c.p.a.
Nel giudizio avverso il silenzio, la condanna dell'amministrazione presuppone che l'inerzia perduri al momento della decisione; l'adozione di un provvedimento espresso durante il giudizio determina la sopravvenuta carenza di interesse e l'improcedibilità del ricorso.
Massime di principio
- Nel giudizio avverso il silenzio, l'interesse ad agire sussiste solo se l'inerzia dell'amministrazione perdura al momento della pronuncia; l'adozione di un provvedimento espresso nel corso del giudizio rende il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.
- Se il provvedimento conclusivo del procedimento viene adottato prima della proposizione del ricorso contro il silenzio, il ricorso è inammissibile per carenza originaria dell'interesse; se viene adottato dopo la proposizione, il ricorso è improcedibile.
- Ai fini del venir meno dell'interesse nel rito sul silenzio occorre un provvedimento espresso e conclusivo del procedimento, anche se di contenuto non favorevole all'interessato. Un atto meramente endoprocedimentale o soprassessorio, che rinvii indefinitamente la decisione, non supera l'inerzia rilevante ai sensi dell'art. 117 c.p.a.
Come è indicizzato
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