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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21297/2025 del 06/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Coviello impugna la conferma della condanna per il reato di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990 per la detenzione di 18 involucri di marijuana (2,106 g. totali, circa 84 dosi). Denuncia vizio di motivazione e travisamento della prova: la Corte di appello avrebbe ritenuto la destinazione allo spaccio facendo riferimento al rinvenimento di denaro e di materiale per il confezionamento, elementi che però non risultano dai verbali di perquisizione, sequestro e arresto; inoltre contesta la qualificazione giuridica del fatto sostenendo che il quantitativo è compatibile con uso personale e che gli altri elementi indicati (suddivisione in involucri, affermazioni del ricorrente sulla famiglia, mancata indicazione del fornitore) non costituiscono indizi idonei a provare la destinazione allo spaccio.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che la sentenza impugnata riporti considerazioni su fatti (denaro e materiale per il confezionamento) non riscontrabili nei verbali, dunque dati non utilizzabili per sostenere la destinazione allo spaccio. Rideterminato il quadro probatorio, i restanti elementi (quantitativo di marijuana, affermazione sulla mancata conoscenza familiare, reticenza sul fornitore) sono risultati insufficienti a provare l'illiceità della detenzione: il quantitativo è compatibile con uso personale e va considerato insieme alla circostanza certa che l'imputato era consumatore e inserito in un programma S.E.R.D. Per questi motivi la sentenza è stata annullata senza rinvio per insussistenza del fatto.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5

    art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990

    La norma incrimina la detenzione di sostanze stupefacenti con finalità di spaccio. La Corte ha ritenuto che, nel caso concreto, non risultino elementi probatori sufficienti a dimostrare la destinazione allo spaccio ai sensi di tale norma; il mero quantitativo, senza ulteriori indizi concreti e riscontrabili, non basta a integrare la finalità di spaccio.

Massime di principio

  • La qualificazione della detenzione come finalizzata allo spaccio richiede elementi indizianti concreti e documentati (es. denaro riconducibile all'attività, strumenti di pesatura/confezionamento attestati nei verbali, modalità di occultamento, comunicazioni o attività di spaccio). Non è sufficiente richiamare tali elementi se non risultano nei verbali o negli atti.
  • Il quantitativo di droga, da solo, può essere compatibile tanto con l'uso personale quanto con la destinazione allo spaccio; pertanto va sempre valutato insieme ad altri indici di collegate attività di spaccio.
  • Dichiarazioni reticenti (es. mancata indicazione del fornitore) o l'assenza di conoscenza familiare non assumono valore decisivo come indizi di spaccio se non integrate da ulteriori circostanze probatorie.
  • La presenza documentata di un trattamento o di iscrizione a servizi per le dipendenze (S.E.R.D.) e la prova dell'uso personale sono elementi che possono orientare verso l'ipotesi dell'uso personale in mancanza di indizi contrari.
  • Se la motivazione della sentenza si fonda su dati non riscontrabili negli atti processuali, ciò costituisce vizio che può portare all'annullamento; la Corte suprema può disporre l'annullamento senza rinvio quando ritiene che non vi siano profili non esaminati che possano modificare l'esito.
  • In situazioni analoghe, l'accusa deve adeguatamente documentare e indicare negli atti gli elementi materiali e circostanziali a supporto della tesi di spaccio, altrimenti la difesa potrà efficacemente contestare la qualificazione del fatto.

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