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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16328/2022 del 28/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso il diniego, da parte del Tribunale di Sorveglianza, delle misure alternative alla detenzione richieste: detenzione domiciliare (ritenuta inammissibile perché il residuo pena supera i due anni), affidamento in prova al servizio sociale e semilibertà (diniego motivato sulla base di pregresse esperienze associative del Marfella e dell'assenza della relazione di sintesi sull'osservazione in istituto; pur rilevando un comportamento carcerario privo di rilievi, il Tribunale ha ritenuto insufficienti gli elementi a comprovare la 'massima affidabilità' e il reale cambiamento). La difesa ha censurato contraddittorietà della motivazione, lo spostamento dell'onere probatorio sul richiedente e la mancata acquisizione della relazione di sintesi.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso per vizi di motivazione: ha ritenuto errata la richiesta, da parte del Tribunale, di una verifica positiva della 'piena affidabilità' del condannato invece della valutazione in termini di residua pericolosità sociale; ha inoltre rilevato l'obbligo di acquisire la relazione di sintesi sull'osservazione in istituto quando il periodo detentivo è consistente e non vi sono elementi talmente evidenti da rendere l'acquisizione superflua. Per questi motivi la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio al Tribunale di Sorveglianza di Roma per un nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • Giurisprudenza - Sez. I 27.10.1994 e Sez. I n. 31809 del 9.7.2009 (rv 244332)

    Sez. I 27.10.1994; Sez. I n. 31809 del 9.7.2009, rv 244332

    Il diniego dell'affidamento in prova deve fondarsi su una verifica di residua pericolosità sociale: la gravità del reato non opera di per sé quale ostativo e il Tribunale deve motivare espressamente le ragioni della perdurante pericolosità senza trasferire l'onere della prova sul richiedente.

  • Giurisprudenza - Sez. I n. 8319 del 30.11.2015 (dep.2016)

    Sez. I n. 8319 del 30.11.2015, dep.2016

    Il Tribunale di sorveglianza deve acquisire d'ufficio la relazione di sintesi sull'osservazione del condannato in istituto quando il periodo detentivo è consistente, salvo che l'acquisizione sia manifestamente superflua per l'evidenza documentale già presente.

  • Regola applicata nel caso concreto

    La detenzione domiciliare è stata ritenuta inammissibile perché il residuo pena supera i due anni

    Nel caso concreto il Tribunale ha applicato il criterio di inammissibilità della detenzione domiciliare quando il residuo pena eccede la soglia indicata (qui oltre due anni); tale profilo è distinto dalla valutazione di merito sulle altre misure alternative.

Massime di principio

  • Il diniego di una misura alternativa deve essere motivato sulla base di residua pericolosità sociale accertata e non sul mancato raggiungimento di una prova positiva di 'piena affidabilità' da parte del detenuto.
  • Quando il periodo detentivo osservato è consistente e non vi sono rilevazioni disciplinari, il Tribunale di sorveglianza ha l'onere di acquisire e valutare la relazione di sintesi sull'osservazione in istituto prima di decidere sull'affidamento in prova o sulla semilibertà.
  • La gravità del reato o precedenti esperienze associative non possono, da sole e senza adeguata motivazione, giustificare il diniego delle misure alternative: è necessario indicare i concreti indicatori di persistente antisocialità.
  • Non è lecito trasferire sull'imputato l'onere di dimostrare il proprio ravvedimento quando elementi documentali in carcere (comportamento, relazioni di osservazione) sono necessari e disponibili per la valutazione del cambiamento.
  • La detenzione domiciliare segue regole di ammissibilità temporale (qui richiamata la soglia dei due anni residui) e va distinta dalla valutazione di merito per affidamento in prova o semilibertà.

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