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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19641/2024 del 17/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore ha proposto ricorso per l'annullamento dell'ordinanza del 3 novembre 2023 del Tribunale di Catania che, in parziale accoglimento del riesame promosso da Francesco Bandiera avverso l'ordinanza del 9 ottobre 2023 del GIP di Siracusa (che aveva disposto la custodia cautelare in carcere), aveva sostituito la misura carceraria con gli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico. Il motivo unico dedotto era l'erronea applicazione dell'art. 275 c.p.p. e un vizio di motivazione, ritenendo la decisione carente, contraddittoria e illogica quanto all'adeguatezza, proporzionalità e idoneità della misura degli arresti domiciliari, considerato il rischio di reiterazione e il fatto che l'abitazione coincidesse col locus commissi delicti.

La decisione

Il Tribunale ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, rilevando che il Pubblico Ministero, nel frattempo, aveva chiesto e ottenuto la sostituzione della misura degli arresti domiciliari con quella ancor meno afflittiva dell'obbligo di dimora (eseguita il 15 gennaio), rendendo inutile la valutazione sull'adeguatezza della misura ormai non più applicata. Il Collegio ha inoltre osservato che, pur condividendo la censura circa la contraddittorietà del riesame (che riconosce la stabilità dell'attività illecita e il rischio di reiterazione ma allega la limitata rilevanza quantitativa delle dosi per giustificare i domiciliari), la perdita dell'oggetto del ricorso impedisce di pronunciarsi nel merito.

Norme richiamate

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Il ricorrente invocava la violazione e l'erronea applicazione di tale norma relativa ai criteri di misure cautelari personali e alla motivazione; il Collegio non ha deciso nel merito sul punto per inammissibilità del ricorso, ma ha rilevato che la censura mirava alla valutazione di adeguatezza e proporzionalità della misura sostitutiva.

  • art. 73 comma 4 d.P.R. n. 309/1990

    Norma sostanziale che incrimina acquisto, detenzione e cessione di stupefacenti a fini di spaccio; il Tribunale del riesame e il Collegio hanno rilevato l'esistenza di gravi indizi di colpevolezza in relazione a tali fattispecie (pluralità di episodi, stabilità dell'attività, precedenti specifici, movente economico).

  • art. 23 comma 8 D.L. 137/2020

    Riferimento procedurale alla modalità di trattazione del ricorso (norma che disciplina termini o procedimenti straordinari/semplificati applicabili al ricorso).

Massime di principio

  • Se l'oggetto concreto del ricorso (es. una misura cautelare specifica) viene modificato o sostituito per iniziativa del pubblico ministero prima della decisione, il ricorso può essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse: il giudice evita di decidere nel merito su una situazione ormai mutata.
  • La valutazione dell'adeguatezza e proporzionalità delle misure cautelari tiene conto non solo delle quantità di sostanza sequestrate, ma anche della stabilità dell'attività illecita, delle modalità esecutive, dei canali di rifornimento, dei precedenti specifici e del movente economico; quantitativi non particolarmente rilevanti non sono di per sé dispositivi se gli altri indici sono gravi.
  • Se il luogo della prestazione del reato coincide con l'abitazione del soggetto (locus commissi delicti), il collocamento della misura domiciliare è più problematico: il braccialetto elettronico tutela dal rischio di evasione ma non elimina il rischio di reiterazione delle condotte poste in essere nell'abitazione.
  • Per il Pubblico Ministero è strategico valutare tempestivamente la proposizione del gravame rispetto a eventuali iniziative migliorative o peggiorative sulle misure cautelari, poiché richieste successive possono rendere vano il ricorso.
  • Per la difesa, è utile documentare e segnalare immediatamente ogni cambiamento della misura cautelare intervenuto durante il procedimento di impugnazione, poiché ciò può determinare la sopravvenuta carenza di interesse e influire sull'esito del ricorso.

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