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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24150/2024 del 18/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato la richiesta di liberazione condizionale. Il ricorrente ha dedotto di aver mostrato un sicuro ravvedimento tramite buona condotta carceraria, permessi premio e semilibertà, titoli di studio, lavoro all'esterno, attività di volontariato e pareri favorevoli di alcune Questure; ha inoltre contestato la mancata valutazione dell'impossibilità di adempiere alle obbligazioni civili verso le vittime, sostenendo che ciò non possa automaticamente precludere il beneficio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha confermato che il ravvedimento rilevante per la liberazione condizionale deve essere "sicuro": occorre una revisione critica delle scelte criminali attestata da comportamenti coerenti e, soprattutto, da iniziative che manifestino un concreto impegno riparatorio verso le vittime o un confronto diretto con la specifica tipologia di reato. L'attività di volontariato e gli altri titoli del ricorrente non sono stati ritenuti sufficienti quale surrogato dell'impegno riparatorio specifico. Inoltre, pur affermando che l'impossibilità di adempiere alle obbligazioni civili non è automaticamente ostativa, la Corte ha ricordato che essa deve essere accertata d'ufficio e valutata nel contesto complessivo del ravvedimento. Conseguentemente è stato confermato il rigetto dell'istanza e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese.

Norme richiamate

  • art. 176 cod. pen.

    L'ultimo comma prevede che l'obiettiva impossibilità di adempiere alle obbligazioni civili non impedisce automaticamente la liberazione condizionale; tuttavia la Corte impone che l'eventuale impossibilità vada accertata d'ufficio e che l'interesse verso la vittima (anche morale) rientri nella valutazione del ravvedimento

  • art. 4-bis legge 26 luglio 1975, n. 354

    Richiamata nel provvedimento come norma verificata: nel caso specifico non è applicabile al condannato, quindi non costituisce ostacolo alla valutazione della liberazione condizionale

  • Giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione sulla nozione di "ravvedimento"

    Il ravvedimento comprende il complesso dei comportamenti tenuti durante l'espiazione della pena e deve essere tale da consentire un giudizio prognostico "sicuro" sulla futura condotta; il Tribunale di sorveglianza deve valutare le relazioni degli organi di osservazione ma non è vincolato da giudizi precedenti, e richiede particolare rigore se i reati hanno avuto elevato allarme sociale

Massime di principio

  • Il "ravvedimento" per la liberazione condizionale richiede una dimostrazione "sicura" e non può essere desunto soltanto da generica buona condotta o titoli di studio: servono comportamenti che evidenzino un confronto diretto con la specifica tipologia del reato commesso
  • L'adempimento delle obbligazioni civili verso le vittime è rilevante ma non decisivo: l'impossibilità di adempiere non esclude automaticamente il beneficio, purché tale impossibilità sia accertata d'ufficio e si manifesti un concreto interesse morale o materiale verso le vittime
  • Le attività di volontariato o altre iniziative assistenziali valgono come elementi positivi nel percorso rieducativo, ma possono sostituire l'impegno riparatorio diretto solo se dimostrano un immediato e specifico confronto con il danno cagionato e la condotta delittuosa
  • Il Tribunale di sorveglianza ha discrezionalità valutativa: deve prendere in considerazione relazioni e pareri degli organi di osservazione ma resta libero di formarsi un giudizio motivato e autonomo sulla presenza del ravvedimento
  • Permessi premio, semilibertà o precedenti autorizzazioni al lavoro esterno non vincolano automaticamente la concessione della liberazione condizionale; costituiscono elementi utili ma vanno inseriti in una valutazione complessiva e rigorosa

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