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Sentenza

Sentenza n. 8969/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento del provvedimento di diniego di visto di ingresso emesso in data 6 novembre 2025 dal Consolato Generale d’Italia a Calcutta;

Giustizia amministrativa202600055

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di visto d’ingresso emesso dal Consolato Generale d’Italia a Calcutta il 6 novembre 2025

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha impugnato il diniego del visto d’ingresso in Italia. Il Ministero resistente ha eccepito preliminarmente la nullità della procura alle liti, poiché sottoscritta all’estero senza essere stata sottoposta né a legalizzazione né ad apostille. L’eccezione non è stata contestata dalla ricorrente. La procura, pertanto, non risultava validamente autenticata secondo le formalità applicabili agli atti sottoscritti all’estero.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile senza esaminare la legittimità del diniego di visto. Ha ritenuto che l’assenza di una procura alle liti validamente rilasciata costituisca una ragione ostativa alla pronuncia sul merito ai sensi degli artt. 22, 24 e 40, comma 1, lett. g), c.p.a., con conseguente inammissibilità ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. b), c.p.a. Il Collegio ha richiamato anche il principio affermato dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 11/2025. Le spese di lite sono state compensate in ragione della definizione in rito.

Norme richiamate

  • art. 33 d.P.R. 445/2000

    La procura sottoscritta all’estero deve essere sottoposta alle formalità necessarie per l’autenticazione, tra cui la legalizzazione ove applicabile.

  • art. 52, comma 1, lett. f), d.lgs. 71/2011

    La disposizione è richiamata quale base normativa del procedimento di legalizzazione degli atti sottoscritti all’estero.

  • Convenzione dell’Aja del 5 ottobre 1961

    La Convenzione è richiamata quale fonte dell’istituto dell’apostille, alternativa alla legalizzazione nei casi previsti.

  • legge 1253/1966

    La legge ha ratificato e reso esecutiva in Italia la Convenzione dell’Aja del 5 ottobre 1961 sull’apostille.

  • art. 22 c.p.a.

    È richiamato tra i parametri processuali rilevanti per la validità della procura alle liti.

  • art. 24 c.p.a.

    È richiamato tra le disposizioni che ostano alla pronuncia sul merito in assenza di una procura validamente rilasciata.

  • art. 40, comma 1, lett. g), c.p.a.

    La disposizione è richiamata in relazione ai requisiti del ricorso concernenti la procura alle liti.

  • art. 35, comma 1, lett. b), c.p.a.

    La mancanza di una procura validamente rilasciata determina l’inammissibilità del ricorso.

  • Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria n. 11/2025

    La pronuncia è richiamata a sostegno della regola processuale sull’inammissibilità del ricorso privo di una procura alle liti validamente rilasciata.

Massime di principio

  • La procura alle liti sottoscritta all’estero deve essere autenticata mediante legalizzazione o apostille, secondo il regime applicabile; in mancanza, essa non può fondare validamente il ricorso amministrativo.
  • L’assenza di una procura alle liti validamente rilasciata costituisce una ragione ostativa all’esame del merito e comporta l’inammissibilità del ricorso ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. b), c.p.a.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile per invalidità della procura alle liti, il giudice non procede all’esame dei vizi dedotti contro il provvedimento amministrativo impugnato.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoDecisione e riti speciali
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrere

Testo integrale

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