Cassazione Penale, Sentenza n. 47106/2023 del 23/11/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti impugnavano l'ordinanza di conferma del sequestro preventivo contestando, ai sensi dell'art. 606 c.p.p., violazione e vizio di motivazione in relazione agli artt. 325 e 627 c.p.p. Denunciavano che il giudice del rinvio non si era uniformato ai principi stabiliti dalla Corte di cassazione con la sentenza del 5 luglio 2022: in particolare mancava una valutazione convincente e motivata circa (i) la qualificazione "mafiosa" delle imprese ai sensi dell'art. 416‑bis, comma 7 c.p., anche alla luce della riqualificazione della condotta del Facciolo da partecipante a concorrente esterno; (ii) il nesso temporale tra acquisto dei beni e commissione dei reati ai fini del sequestro finalizzato alla confisca ex artt. 240 e 240‑bis c.p.; inoltre il Tribunale avrebbe omesso di valutare documentazione difensiva e questioni ritenute "assorbite" dalla Corte di cassazione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato l'ordinanza del 2 novembre 2022, disponendo il rinvio al Tribunale di Catanzaro per un nuovo giudizio. La Corte ha rilevato che il giudice del rinvio non si era uniformato correttamente ai principi espressi dalla sentenza rescindente: non ha dimostrato con sufficiente motivazione la sussistenza del fumus commissi delicti e del nesso di pertinenzialità richiesto per il sequestro ex art. 416‑bis, comma 7; non ha valutato ragionevolmente il lasso temporale tra acquisto dei beni e reati ai fini degli artt. 240 e 240‑bis; ha fornito una motivazione apodittica e ha omesso di esaminare doglianze difensive rilevanti. Il provvedimento viene quindi annullato con rinvio perché il Tribunale compia le valutazioni richieste dalla Corte.
Norme richiamate
art. 416-bis cod. pen. (7° comma)
art. 416-bis, settimo comma, cod. pen.
Per qualificare un'impresa come "mafiosa" ai fini del sequestro preventivo è necessario dimostrare una piena asservimento dell'impresa all'attività del sodalizio e una correlazione specifica e concreta tra la gestione dell'impresa e le attività del clan; tale verifica assume rilievo particolare se l'indagato è qualificato come concorrente esterno, non membro stabile dell'associazione.
artt. 240 e 240-bis cod. pen.
artt. 240 e 240-bis cod. pen.
Il sequestro finalizzato alla confisca richiede una valutazione del nesso temporale tra gli acquisti dei beni e la commissione dei reati: il giudice deve indicare un ambito temporale di riferimento congruo e motivare perché i beni appaiono sproporzionati rispetto ai redditi leciti, evitando conclusioni apodittiche.
art. 606 cod. proc. pen.
Norma che disciplina i motivi di impugnazione in cassazione; qui i ricorrenti hanno dedotto vizio di motivazione e violazione di norme sul procedimento, richiedendo il sindacato di legittimità sulla motivazione del giudice del rinvio.
artt. 325 e 627 cod. proc. pen.
artt. 325 e 627 cod. proc. pen.
Norme richiamate nella censura relative alla motivazione e alla impugnabilità dei provvedimenti cautelari e sui mezzi di impugnazione; la Corte ha ritenuto che fossero stati violati i principi di motivazione richiesti per il mantenimento del sequestro.
Massime di principio
- Il giudice del rinvio è vincolato ai principi di diritto enunciati dalla Corte di cassazione: deve motivare il proprio convincimento secondo lo schema indicato nella sentenza di annullamento, pur conservando autonomia valutativa sulle prove.
- Per qualificare un'impresa come "mafiosa" ai fini del sequestro ex art. 416‑bis, comma 7, occorre dimostrare una correlazione specifica e concreta tra gestione imprenditoriale e attività del clan; affermazioni generiche non sono sufficienti.
- Nel sequestro finalizzato alla confisca (artt. 240 e 240‑bis) il giudice deve indicare e motivare il periodo temporale rilevante tra acquisto dei beni e commissione dei reati: beni acquistati precedentemente e non riconducibili alle attività illecite non devono essere mantenuti in sequestro senza adeguata prova.
- Il provvedimento cautelare deve affrontare e motivare tutte le questioni poste dalle parti; non è sufficiente dichiarare che alcune doglianze sono "assorbite" senza esaminarle nel nuovo giudizio.
- La mera sproporzione tra redditi dichiarati e patrimonio deve essere dimostrata con dati specifici e non con affermazioni apodittiche; la documentazione difensiva (perizie, ricostruzioni reddituali) deve essere valutata e motivatamente accettata o respinta.
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