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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43064/2023 del 20/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'Appello di Milano che aveva confermato la responsabilità penale per estorsione nei confronti loro e, in particolare, per avere costretto il connazionale Sarder Sagor a versare somme di denaro e a sottoscrivere una dichiarazione di ospitalità fittizia per ottenere l'assunzione a tempo determinato; in capo a HOWLADER EMRAN era contestato anche di aver ottenuto ulteriori percentuali sul salario. Le censure dedotte in cassazione riguardano (i) vizio di motivazione sulla sussistenza dell'estorsione e sulla credibilità della persona offesa; (ii) presunta carenza dell'elemento minaccioso e dell'immediatezza del pregiudizio (art. 629 c.p.); (iii) violazione di norme sul rinnovo dei contratti stagionali (art. 21 e 23 d.lgs. 81/2015) rilevando che non esisteva diritto al rinnovo; (iv) vizi procedurali e di valutazione della prova, in particolare sull'uso delle dichiarazioni della persona offesa indagata (art. 190 e art. 192 c.p.p.); (v) contestazione circa l'identità dei beneficiari dei bonifici.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha richiamato il principio per cui la Cassazione non può riconsiderare i fatti e la valutazione delle fonti probatorie se non in presenza di mancanza, manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione. Ha ritenuto congrua la motivazione dei giudici di merito che hanno ritenuto credibile la testimonianza di Sarder Sagor e hanno individuato elementi concreti di costrizione: la richiesta di dichiarare una falsa ospitalità e il pagamento di somme in relazione all'assunzione. La Corte ha ribadito che la minaccia rilevante ex art. 629 c.p. può essere anche la prospettazione di un male immaginario percepito come reale dalla vittima se provocherebbe la costrizione; ha escluso che il fatto che i pagamenti siano transitati a terzi o presunti familiari dell'imputato sia dirimente. Ha inoltre rigettato le censure relative alla credibilità del testimone indagato e al richiamo alle norme sui contratti stagionali, confermando che l'assenza di un diritto formale al rinnovo non esclude la plausibilità della minaccia nella concreta configurazione fattuale. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 629 cod. pen.

    Norma sull'estorsione: richiede la minaccia o la costrizione idonea a determinare la consegna di denaro o altri beni. La Corte ha interpretato che la minaccia può essere reale o immaginaria purché sia percepita come seria dalla vittima e attribuibile, direttamente o indirettamente, all'agente; rilevano anche i poteri concreti dell'agente che aumentano l'efficacia coercitiva.

  • art. 640, comma secondo, n. 2 cod. pen.

    Norma sulla truffa aggravata (vessatoria): utilizzata in confronto all'estorsione per spiegare il discrimine. La Corte conferma che la truffa aggravata riguarda l'induzione in errore per un danno prospettato come possibile/ eventuale e non direttamente imputabile all'agente; l'estorsione si configura quando la minaccia crea una costrizione riconducibile all'agente.

  • art. 21 e art. 23 d.lgs. 81/2015

    Norme richiamate in relazione ai contratti stagionali (rinnovi/proroghe). La Corte ha rilevato che l'assenza di un diritto giuridico al rinnovo non esclude che, nel contesto concreto, la prospettazione del mancato rinnovo possa essere percepita dalla vittima come una minaccia effettiva capace di costringerla.

  • art. 190 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in connessione alla valutazione delle dichiarazioni della persona offesa/testimone. La Corte ha ritenuto che la mera condizione di indagato del dichiarante non invalida automaticamente la sua credibilità; compete al giudice di merito valutare la convergenza e i riscontri esterni.

  • art. 192, comma 2 cod. proc. pen.

    Prevede limiti e necessità di riscontri quando il dichiarante è indagato. La Corte ha precisato che il giudice di merito, valutando la credibilità, può procedere in termini sostanziali e motivati, e non è vincolato a formalismi quando esistono riscontri convergenti.

  • Legge 20 febbraio 2006, n. 46

    Riferimento alla disciplina della Cassazione: ribadisce il ruolo della Corte di legittimità quale giudice della motivazione (e non dei fatti), limitando il sindacato sulle valutazioni di merito se non sussistono vizi gravi della motivazione.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina i fatti: le censure che chiedono una diversa valutazione delle prove sono inammissibili se la motivazione del giudice di merito non è manifestamente illogica, contraddittoria o assente.
  • Per l'integrazione dell'estorsione (art. 629 c.p.) è sufficiente che la vittima percepisca la prospettazione di un male come reale e attribuibile all'agente: la minaccia può essere anche immaginaria purché idonea a costringere.
  • La distinzione tra estorsione e truffa aggravata risiede nella natura della costrizione: se il male è attribuibile all'agente e determina coartazione volontaria si configura estorsione; se si induce errore senza costrizione diretta si può configurare truffa.
  • La mancanza di un diritto formale (es. al rinnovo del contratto stagionale) non esclude che, nel contesto concreto e in presenza di poteri effettivi dell'agente, la minaccia del mancato rinnovo risulti credibile e costrittiva.
  • La condizione di indagato della persona offesa o di un testimone non annulla automaticamente la sua attendibilità: il giudice di merito può valutare la credibilità in base alla convergenza delle dichiarazioni e ai riscontri esterni, purché motivi adeguatamente.
  • La circostanza che somme siano corrisposte a terzi o a soggetti non formalmente parenti dell'imputato non esclude l'estorsione se è provata la costrizione che ha determinato il pagamento.

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