Cassazione Penale, Sentenza n. 1862/2024 del 16/01/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che ha ritenuto legittimo il sequestro preventivo e la confisca diretta di somme per €430.921,50 riconducibili a presunto profitto da dichiarazioni IVA fraudolente per gli anni 2013-2017. Il ricorrente deduceva: (i) violazione dell'art. 321 c.p.p. per avere ammesso il sequestro di somme pervenute sul conto societario in periodo successivo al tempo del reato; (ii) questione di legittimità costituzionale degli artt. 240, 321 c.p.p. e dell'art. 12-bis del D.lgs. 74/2000 in relazione agli artt. 3, 25 e 27 Cost. e agli artt. 6 e 7 CEDU, sostenendo che la confisca diretta non può colpire somme di provata origine lecita e depositate dopo il tempus commissi delicti.
La decisione
Il ricorrente ha rinunciato al ricorso in Cassazione rilevando che, nel frattempo, la Corte d'Appello di Bologna (sentenza del 15.09.2023) lo aveva assolto e aveva disposto la revoca della confisca, determinando la sopravvenuta carenza d'interesse. La Corte di legittimità ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile per rinuncia e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di €500,00 in favore della Cassa delle Ammende. In precedenza questione centrale era stata la giurisprudenza della Cassazione (Sez.3 sent. n.40068/2021 e Sezioni Unite 27.05.2021) che aveva affermato la possibilità di ablazione diretta del denaro considerandolo bene fungibile e sequestrabile anche se depositato successivamente al reato; tale orientamento era stato applicato dal Tribunale di Bologna per legittimare il sequestro.
Norme richiamate
art. 321 cod. proc. pen.
Il ricorrente contestava l'applicazione per violazione delle garanzie procedurali relative all'udienza camerale e alla possibilità di disporre o mantenere il sequestro; nella decisione di questa Corte il motivo non è stato deciso nel merito essendo intervenuta rinuncia e sopravvenuta carenza di interesse.
art. 240
Il ricorrente aveva prospettato profili di incostituzionalità nella parte che, secondo la sua ricostruzione, renderebbe applicabile la confisca diretta anche a somme di originariamente lecita provenienza e pervenute dopo il reato; la Corte non si è pronunciata sul merito per sopravvenuta mancanza di interesse.
art. 12‑bis D.lgs. 74/2000
Richiamato dal ricorrente nel profilo di legittimità costituzionale connesso alle norme tributarie e alla confisca per reati fiscali; la questione non è stata risolta dalla Corte in questa decisione, mentre la giurisprudenza di legittimità richiamata dai giudici di merito aveva ritenuto possibile qualificare come profitto anche somme in giacenza successive al reato.
Costituzione (artt. 3, 25, 27)
Invocate dal ricorrente per profili di riserva di legge, personalità della responsabilità penale e proporzionalità; la Corte non ha sindacato tali questioni nel dispositivo dato l'esito per sopravvenuta carenza d'interesse.
Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (artt. 6 e 7)
Richiamati per i profili di giusto processo e di divieto di sanzioni retroattive; non essendovi pronuncia sul merito, la Corte non ha fornito un'interpretazione definitiva in questa sentenza.
Giurisprudenza: Cass. Sez.3 sent. n.40068/2021 e Sezioni Unite 27.05.2021; Cass. Sez. IV sent. 4940/2023
La prima pronuncia (Sez.3 / Sezioni Unite) ha stabilito il carattere fungibile del danaro e la legittimità dell'ablazione diretta fino alla concorrenza del profitto, anche per somme giunte dopo il reato; la successiva sentenza della Quarta Sezione (4940/2023) aveva annullato una precedente ordinanza di merito per nullità dell'udienza camerale dovuta a legittimo impedimento del difensore. Queste decisioni hanno costituito il quadro giurisprudenziale cui i giudici di merito si sono richiamati, ma la Cassazione non ha deciso ulteriormente per sopravvenuta mancanza di interesse.
Massime di principio
- Dopo l'orientamento delle Sezioni Unite e della Cassazione, il denaro è considerato bene fungibile e può essere oggetto di ablazione diretta fino alla concorrenza del profitto del reato: somme giunte sul conto dopo il tempus commissi delicti possono comunque essere considerate 'profitto' ai fini della confisca, salvo prova contraria convincente.
- La prova dell'origine lecita delle somme e della loro temporalità rispetto al reato assume importanza centrale: occorre documentare compiutamente rimesse, causali e date per contrastare l'assimilazione a profitto illecito.
- Le questioni costituzionali e di compatibilità con la CEDU possono essere sollevate, ma la loro decisione sostanziale può essere evitata o resa irrilevante se sopravviene una pronuncia che elimina l'interesse del ricorrente (es. assoluzione e revoca della confisca) o se il ricorrente rinuncia al ricorso.
- Gli aspetti processuali (es. legittimo impedimento del difensore, nullità dell'udienza camerale, corretto rispetto dell'art. 321 c.p.p.) possono determinare l'annullamento di provvedimenti di merito; vanno quindi attentamente documentati e tempestivamente eccepiti.
- In casi simili è strategico: (a) produrre prova documentale dell'origine e delle date delle rimesse; (b) contestare tempestivamente eventuali vizi procedurali (legittimo impedimento, nullità, mancanza di motivazione sul fumus); (c) valutare l'opportunità di impugnazioni evaluate anche alla luce di possibili pronunce sopravvenute che possono rendere privo d'interesse il gravame.
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