Cassazione Penale, Sentenza n. 7280/2023 del 21/02/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza d'appello che aveva rideterminato le pene per reati riconducibili a usura, tentata estorsione, estorsione, lesioni personali, detenzione di stupefacente e detenzione/ricettazione di arma; dedotte doglianze specifiche su: (i) mancata motivazione circa il riconoscimento delle attenuanti generiche prevalenti rispetto alle aggravanti; (ii) illegittima confisca dell'orologio Rolex ai sensi dell'art. 12-sexies D.L. n. 306/1992 (oggi art. 240-bis c.p.), lamentando sproporzione tra valore del bene e reddito e puntualizzando circostanze probatorie a favore del ricorrente; (iii) illegittima confisca dell'appartamento di Torre del Greco e box, con richiamo al mutuo e ad apporti da parenti come giustificazione della provenienza; (iv) doglianze su mancato riconoscimento della legittima difesa (anche putativa) in relazione al ferimento contestato; (v) vizio di valutazione nell'applicazione dell'aggravante dello stato di bisogno nel reato di usura.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto non specifici o infondati i motivi di doglianza: per le attenuanti generiche la Corte d'appello aveva adeguatamente motivato la rideterminazione delle pene distinguendo due gruppi di reati; in tema di confisca dell'orologio e dell'immobile è stata richiamata la presunzione iuris tantum prevista dall'art. 240-bis c.p. (ex art. 12-sexies), che richiede all'imputato specifiche allegazioni concrete per superarla — elementi che il ricorrente non ha fornito; il mutuo e i bonifici dai parenti non erano idonei, senza altre prove, a eliminare la sproporzione tra reddito e valore dei beni, soprattutto per la prossimità temporale tra acquisizione e commissione dei reati; la valutazione sulla legittima difesa non è sindacabile in sede di legittimità essendo questione di fatto; quanto allo stato di bisogno l'applicazione dell'aggravante è stata corretta alla luce della giurisprudenza (stato di bisogno come "impellente assillo"). Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 12-sexies D.L. 8 giugno 1992, n. 306 (oggi art. 240-bis c.p.)
Disposta la confisca quando il bene risulti sproporzionato rispetto al reddito; la disposizione produce una presunzione iuris tantum di illecita acquisizione che l'imputato può superare con specifiche e verificate allegazioni sulla legittima provenienza del bene
art. 55 c.p. (legittima difesa)
Il Collegio d'appello ha valutato che non sussistevano le condizioni per la scriminante della legittima difesa putativa; la Cassazione ha richiamato il principio per cui la rivalutazione del giudizio di fatto sulle circostanze probatorie non rientra nei poteri della Corte di legittimità
art. 616 c.p.p.
Previsione dell'obbligo di condanna alle spese processuali e della possibilità di irrogare sanzione pecuniaria all'autore di ricorso che abbia determinato l'inammissibilità per colpa; applicata per condannare il ricorrente
Massime di principio
- In materia di confisca patrimoniale ex art. 240-bis c.p. (ex art. 12-sexies), sussiste una presunzione iuris tantum di sproporzione quando il valore dei beni è incompatibile con il reddito dichiarato: grava sull'imputato l'onere di allegare elementi concreti e verificabili per dimostrare la legittima provenienza.
- La mera indicazione di mutui, finanziamenti o bonifici da parenti non è automaticamente idonea a superare la presunzione di illecita acquisizione; occorrono documenti e dati che mostrino la compatibilità economica temporale e quantitativa tra reddito e spesa sostenuta.
- La prossimità temporale tra l'acquisto di beni di valore e la commissione di reati che produrrebbero proventi illeciti rafforza il nesso ai fini della confisca.
- Le censure sulla comparazione tra aggravanti e attenuanti richiedono specificità: bisogna indicare esattamente in che punto e perché la motivazione è carente, altrimenti il motivo è inammissibile per generica formulazione.
- Le questioni di fatto (es. valutazione delle testimonianze, attendibilità, dinamica dei fatti) sono difficilmente sindacabili in Cassazione; la legittima difesa putativa va valutata con riguardo allo stato di percezione del pericolo emerso nel giudizio di merito.
- Nel reato di usura, lo "stato di bisogno" richiesto come presupposto dell'aggravante va inteso come "impellente assillo" che riduce la capacità di scelta del soggetto e non necessita di indagare le cause di tale stato.
- Ricorsi generici o non specifici espongono il ricorrente al rigetto per inammissibilità e possono comportare condanne alle spese e sanzioni pecuniarie; le impugnative devono dunque argomentare con precisione e fornire elementi di fatto comprovanti le eccezioni mosse.
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