Cassazione Penale, Sentenza n. 37175/2024 del 09/10/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Di Venere impugna per vizio di motivazione la condanna per detenzione e porto di arma (capo 4) e per tentato omicidio (capo 6), sostenendo che la Corte d'appello si sarebbe fondata indebitamente sulla rinuncia al motivo di appello relativo all'aggravante del nesso teleologico e non avrebbe valutato adeguatamente l'ipotesi difensiva secondo cui l'arma era giocattolo e serviva solo per una minaccia. Losacco impugna (1) l'entità della pena principale, sostenendo che la Corte d'appello ha adottato una pena base indebitamente elevata e ha riconosciuto attenuanti in misura non massima; (2) le pene accessorie, deducendo che, avendo la pena per il reato più grave (capo 8) assunto la misura finale di quattro anni, sei mesi e venti giorni, dovessero essere escluse l'interdizione legale e sostituita l'interdizione perpetua dai pubblici uffici con un'interdizione temporanea.
La decisione
Per Di Venere: il ricorso è rigettato come infondato; la Corte di cassazione ritiene la motivazione dell'appello adeguata, evidenziando che la pronuncia non si è limitata alla rinuncia all'aggravante ma ha compiuto autonomo esame probatorio (natura micidiale dell'arma, animus necandi, riscontri balistici, falsa messinscena del ritrovamento dell'arma a salve). Di Venere è condannato alle spese processuali. Per Nunzio Losacco: il primo motivo relativo alla quantità della pena è rigettato (la Corte d'appello ha esercitato correttamente il suo potere discrezionale ai sensi degli artt. 132 e 133 c.p.). Il secondo motivo è invece accolto: la Corte annulla senza rinvio la parte della sentenza relativa alle pene accessorie; esclude l'interdizione legale e sostituisce l'interdizione perpetua dai pubblici uffici con l'interdizione dai pubblici uffici della durata di cinque anni. Per il resto il ricorso di Losacco è rigettato.
Norme richiamate
art. 61, comma 2, cod. pen.
Riferimento all'aggravante del nesso teleologico; la Corte evidenzia che la rinuncia alla doglianza sull'aggravante non può automaticamente sostituire la necessità di una autonoma valutazione probatoria della natura dell'arma e dell'intento omicida.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma che consente di condannare la parte soccombente al pagamento delle spese processuali; applicata per la condanna alle spese in capo a Di Venere.
art. 132 cod. pen.
Disciplina del concorso di circostanze e del potere discrezionale del giudice nella determinazione del trattamento sanzionatorio; richiamata per giustificare la discrezionalità nella determinazione della pena base e delle riduzioni.
art. 133 cod. pen.
Prevede le modalità di determinazione della pena e il riconoscimento delle circostanze attenuanti; usata per giustificare la valutazione delle attenuanti generiche e la determinazione della pena definitiva.
art. 620, comma 1, lett. l), cod. proc. pen.
Consente alla Corte di cassazione, quando annulla senza rinvio, di ricondurre direttamente a legalità le statuizioni impugnate; utilizzata per modificare le pene accessorie in favore di Losacco senza rinvio.
Giurisprudenza: Sez. 1, n. 8126/06/12/2017 (Ngwoke) e Sez. 5, n.28584/14/03/2017 (Di Corrado)
Principio secondo cui, nel caso di più reati unificati dalla continuazione, le pene accessorie vanno determinate con riferimento alla pena concreta inflitta per il reato più grave (anche se ridotta per scelta del rito), e non sulla misura complessiva risultante dall'aumento per continuazione.
Giurisprudenza: Sez. 6, n.17564/06/04/2023 (Fuschino)
Nota l'eccezione: se la continuazione è interamente omogenea, possono valere regole diverse; nella fattispecie la Corte ha ritenuto l'ipotesi non applicabile.
Massime di principio
- La rinuncia da parte dell'imputato a specifici motivi d'appello non impedisce alla Corte di appello (e alla Cassazione) di compiere un autonomo esame probatorio: i giudici devono motivare la responsabilità anche su base autonoma e non possono limitarsi ad adottare automaticamente le conseguenze della rinuncia.
- Quando sussistono elementi probatori diretti e indiretti (es. riscontri balistici, incongruenze nel ritrovamento dell'arma, testimonianze), la natura offensiva di un'arma e l'animus necandi possono essere desunti anche se l'imputato aveva sollevato alternative difensive (arma giocattolo, finalità intimidatoria).
- La determinazione della pena principale rientra nell'ampio margine discrezionale del giudice: la Corte di legittimità sindaca soprattutto l'applicazione corretta dei criteri di legge e non semplicemente la congruità numerica della pena, salvo errori di diritto o macroscopiche irragionevolezze.
- Nel caso di reati unificati dalla continuazione, le pene accessorie devono essere valutate in relazione alla pena concretamente afflittiva per il reato più grave (anche se ridotta per il rito), e non sull'ammontare complessivo aumentato dalla continuazione; ciò può comportare l'esclusione o la riduzione di interdizioni accessorie quando la pena riferita al reato più grave risulti contenuta.
- La Corte di cassazione può annullare senza rinvio e rettificare direttamente statuizioni accessorie se la violazione è visibile e la rettifica è possibile in sede di legittimità (art. 620 c.p.p.).
- In caso di rigetto del ricorso, il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi delle norme procedurali.
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