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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 59/2022 del 05/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Le parti civili hanno impugnato la sentenza di appello che, pur ritenendo attendibili le dichiarazioni delle persone offese e la capacità intimidatoria degli imputati, ha escluso il reato di estorsione per mancanza di ingiusto profitto e danno, ritenendo le somme restituite riferibili a prestazioni non effettuate o non pattuite; i ricorrenti contestavano lerrata applicazione della norma richiamata e il vizio di motivazione per mancato esame delle argomentazioni del primo grado, in particolare sullutilizzo di denaro in nero da parte della società e sugli effetti fiscali e contributivi a danno dei lavoratori

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi ritenendoli fondati per carenza e inadeguatezza della motivazione della Corte di appello. Ha rilevato che la corte territoriale non ha adeguatamente confutato le conclusioni della sentenza di primo grado circa l'esistenza dell'altrui danno e dell'ingiusto profitto (denaro in nero utile alla gestione della cooperativa e conseguenze fiscali per i lavoratori). Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata e la causa rinviata al giudice civile competente per valore in grado di appello, cui è rimessa anche la liquidazione delle spese sostenute dalle parti civili per il grado di appello e per questo grado di legittimità

Norme richiamate

  • art. 612 cod. pen.

    Il reato di estorsione richiede, oltre alla minaccia o violenza, l'ottenimento di un ingiusto profitto e il conseguente danno al soggetto passivo; la Corte ha ritenuto che tali elementi potevano sussistere quando somme formalmente percepite e dichiarate venivano poi restituite e utilizzate in nero, con effetti fiscali e contributivi a sfavore dei lavoratori

  • art. 629 cod. pen.

    Citato nel ricorso come norma la cui applicazione era stata erroneamente valutata dalla corte di merito; la Corte di Cassazione ha però focalizzato la propria decisione sulla carenza di motivazione dellappello piuttosto che su un diverso approfondimento sostanziale di tale norma

  • principio giurisprudenziale (Cass. sez. 4, sent. n. 24439 del 16/06/2021)

    Quando la corte d'appello riforma in senso assolutorio una condanna di primo grado è necessaria una motivazione rafforzata che dia puntuale ragione delle difformi conclusioni; la Corte ha rilevato che tale esigenza non è stata soddisfatta dalla sentenza impugnata

Massime di principio

  • Se in appello si assolve rispetto a una condanna di primo grado, la motivazione deve essere particolarmente dettagliata e confutare punto per punto gli elementi che giustificarono la condanna in primo grado
  • Per il reato di estorsione ai sensi dellart. 612 c.p. non è sufficiente la sola minaccia: deve emergere anche un ingiusto profitto per l'autore o terzi e un danno per la vittima; richieste di restituzione di somme formalmente percepite possono integrare il danno se comportano oneri fiscali/contributivi o l'assenza di corrispondente lavoro svolto
  • Quando le somme sono gestite in nero dalla società e ciò viene posto in relazione con trattenute o restituzioni imposte ai lavoratori sotto minaccia, è lecito ritenere l'esistenza di un ingiusto profitto per l'impresa nonché di un danno per i lavoratori
  • Distinguere sempre la fase contrattuale iniziale (prospettazione di condizioni prima dellassunzione) dalla fase esecutiva del rapporto: la compressione della retribuzione o le restituzioni imposte durante il rapporto, sotto minaccia, sono più facilmente qualificabili come estorsive
  • In presenza di sentenze contrastanti tra primo e secondo grado, valutare la possibilità di ricorso per cassazione sia sul piano della violazione di legge sia, soprattutto, sulla insufficienza o contraddittorietà della motivazione dellappello

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