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Cassazione Penale, Ordinanza n. 38630/2025 del 28/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ricorreva per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la condanna a sei mesi di reclusione per bancarotta semplice societaria documentale. Con il primo motivo deduceva violazione di legge, sostenendo l'insussistenza dell'elemento psicologico del reato e contestando, in sostanza, la propria qualifica di amministratore di fatto della società; con il secondo motivo lamentava vizio di motivazione per il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p. In ricorso riproponeva censure già affrontate in appello, senza confrontarsi specificamente con la motivazione della sentenza impugnata, in particolare quanto alla sua partecipazione gestoria e all'occultamento della documentazione contabile.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il primo motivo non deducibile perché meramente riproduttivo delle doglianze di appello e comunque aspecifico, non confrontandosi con la motivazione della sentenza sulla responsabilità colposa e sulla qualità di amministratore di fatto, desunta da elementi sintomatici di inserimento organico nella gestione societaria. Ha ritenuto il secondo motivo manifestamente infondato e generico, poiché la Corte d'appello aveva motivato il diniego dell'art. 131-bis c.p. valorizzando la gravità della condotta, consistente nell'occultamento totale della documentazione contabile e nell'impossibilità per il curatore di accertare le cause del dissesto. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 131-bis c.p.

    La particolare tenuità del fatto non è riconoscibile quando la condotta sia connotata da gravità tale da aver impedito l'accertamento delle cause del dissesto, specie se il giudice di merito ha motivato in modo non illogico il diniego dell'esimente.

  • art. 2639 c.c.

    La nozione di amministratore di fatto richiede l'esercizio continuativo e significativo dei poteri tipici della funzione, senza necessità che siano esercitati tutti i poteri gestori; è sufficiente un'apprezzabile attività gestoria non episodica o occasionale, desumibile da elementi sintomatici di inserimento organico nella gestione della società.

  • art. 606 c.p.p.

    In sede di legittimità non sono deducibili motivi meramente riproduttivi di quelli già proposti in appello e privi di specifica critica della sentenza impugnata; le censure devono confrontarsi puntualmente con la motivazione della decisione.

Massime di principio

  • In cassazione il motivo è inammissibile quando si risolve nella mera reiterazione delle doglianze già dedotte in appello, senza una critica argomentata e specifica della motivazione impugnata.
  • La qualifica di amministratore di fatto può essere accertata mediante elementi sintomatici dell'inserimento organico del soggetto nella gestione societaria; non occorre la prova dell'esercizio di tutti i poteri dell'organo amministrativo, ma di una gestione significativa, continuativa e non occasionale.
  • Il giudizio sulla sussistenza della posizione di amministratore di fatto è valutazione di merito insindacabile in cassazione se sorretta da motivazione congrua e non manifestamente illogica.
  • La particolare tenuità del fatto può essere esclusa quando la condotta presenti una gravità tale da aver determinato un ostacolo sostanziale all'accertamento delle cause del dissesto e il giudice di merito motivi adeguatamente sul punto.

Come è indicizzato

MaterieBancarotta sempliceImpugnazioniCause di non punibilità
RamiReati fallimentariProcesso penaleParte generale
IstitutiParticolare tenuità del fattoOnere della prova

Testo integrale

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