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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1830/2025 del 15/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente era stata condannata in primo grado e in appello per la violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno (art. 75, comma 2, d.lgs. n.159/2011), per essere stata trovata a Lamezia Terme il 14/09/2017 pur essendo obbligata a restare nel Comune di residenza (Catanzaro). In cassazione ha impugnato la sentenza sollevando tre censure: 1) violazione/errata applicazione dell'art.75 e carenza di motivazione sul punto che la presenza fuori dal Comune derivava da forza maggiore/stato di necessità e dubbio sul dolo richiesto; 2) errata applicazione dell'art.131-bis c.p. (particolare tenuità del fatto), contestando la valutazione della abitualità e la mancata considerazione dello stato di bisogno e dei comportamenti successivi; 3) violazione dell'art.99 c.p. circa l'aumento per recidiva, denunciando che l'accertamento della recidiva richiede una valutazione concreta della pericolosità e non un automatismo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Il primo motivo è stato dichiarato inammissibile per genericità e per mancata specificità nel contestare la motivazione di merito; inoltre la Corte ha ricordato che, ai sensi della giurisprudenza, il delitto di cui all'art.75 citato richiede il dolo generico (consapevolezza dell'obbligo e volontà di inadempiere), per cui le finalità eventualmente soggiacenti alla condotta sono irrilevanti. Il secondo motivo è stato respinto: la Corte ha condiviso la valutazione di merito secondo cui la condotta della ricorrente, posta in relazione ai numerosi precedenti specifici e al fatto che si era recata in altro Comune per commettere furti, esclude la particolare tenuità e manifesta caratteri di abitualità tali da ostare all'applicazione dell'art.131-bis. Il terzo motivo è stato ritenuto infondato: i giudici di merito hanno motivato la rilevanza dei precedenti penali (specifici) nel valutare la pericolosità sociale e l'intensità della colpevolezza, non applicando la recidiva in modo meramente automatico ma con adeguata valutazione. Conseguentemente il rigetto del ricorso è stato pronunciato e la ricorrente è stata condannata alle spese processuali ai sensi dell'art.616 c.p.p.

Norme richiamate

  • d.lgs. n.159/2011, art. 75, comma 2

    Per la violazione degli obblighi inerenti la sorveglianza speciale è sufficiente il dolo generico: la consapevolezza degli obblighi e la volontà di non osservarli; le finalità che hanno ispirato la condotta sono irrilevanti ai fini dell'integrazione del reato.

  • cod. pen., art. 131-bis

    La causa di non punibilità per particolare tenuità non opera se sussiste comportamento abituale; il giudice deve valutare complessivamente natura, gravità, finalità e contesto dei reati, e precedenti specifici o condotte analoghe possono escludere l'applicabilità dell'istituto.

  • cod. pen., art. 99

    La recidiva non è un meccanismo meramente automatico: il giudice deve motivare concretamente come i precedenti influenzino la pericolosità e la colpevolezza dell'imputato; tuttavia precedenti specifici possono legittimare un aumento.

  • cod. pen., art. 133

    I parametri per la determinazione della pena devono essere considerati nella comparazione tra i precedenti e la condotta attuale per valutare intensità della colpevolezza e personalità del reo.

  • cod. proc. pen., art. 591, comma 1, lett. c)

    Il ricorso per cassazione è inammissibile se generico e non indica specificamente le ragioni per cui si censura la motivazione di merito.

  • cod. proc. pen., art. 616

    In caso di rigetto del ricorso la Corte può condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

  • cod. proc. pen., art. 407, comma 2, lett. a)

    Norma citata dall'impugnante a supporto dell'argomentazione sulla recidiva (elenco di reati rilevanti ai fini dell'iter valutativo).

  • Costituzione, artt. 3 e 27

    Richiamati dall'impugnante per sostenere che la punizione e gli aumenti di pena non possono essere automatici e devono rispettare i principi di uguaglianza e di funzione rieducativa; la Corte ha richiesto comunque motivazione concreta per l'aumento.

Massime di principio

  • In caso di violazione degli obblighi di sorveglianza speciale (art.75 d.lgs.159/2011) il dolo richiesto è il dolo generico: occorre dimostrare la consapevolezza dell'obbligo e la volontà di non osservarlo; le finalità soggettive della violazione sono normalmente irrilevanti.
  • Per ottenere la non punibilità per particolare tenuità (art.131-bis c.p.) è necessario dimostrare l'assenza di comportamento abituale e l'insussistenza di circostanze che aggravino l'offensività del fatto; precedenti specifici o condotte analoghe possono escludere l'istituto.
  • La censura in Cassazione deve essere specifica e collegata puntualmente alla motivazione di merito: argomentazioni generiche o rinvii all'atto d'appello senza dettagli comportano inammissibilità.
  • La recidiva richiede una valutazione motivata e concreta: non è ammesso un automatismo, ma i giudici possono aumentare la pena se i precedenti sono pertinenti e dimostrano una maggiore pericolosità.
  • Se si invoca forza maggiore o stato di necessità per giustificare la violazione di obblighi imposti da una misura di prevenzione, occorre produrre e specificare elementi di fatto precisi in grado di contestare la motivazione di merito; altrimenti l'argomento rischia di essere ritenuto generico e inammissibile.

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