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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25533/2024 del 28/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione del diniego dell'applicazione dell'affidamento in prova al servizio sociale o della detenzione domiciliare. Il ricorrente deduceva vizio di motivazione ed erronea applicazione di legge, sostenendo che il Tribunale aveva considerato solo elementi negativi e trascurato fattori favorevoli quali: assenza attuale di dipendenza da stupefacenti, aver trovato un'occupazione nel periodo di libertà, e che l'ultimo reato risaliva al 2019 (a seguito di una precedente misura alternativa terminata nel 2018). Richiesta una prognosi favorevole per la risocializzazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto legittima e adeguata la motivazione del Tribunale di Sorveglianza, che ha fondato il diniego soprattutto sul 'fallimento' della precedente misura alternativa: il fatto che il ricorrente abbia reiterato condotte delittuose dopo un affidamento terminato nel 2018 (con reato nel 2019) costituisce un chiaro indizio di inefficacia del percorso risocializzante e giustifica una prognosi negativa. È stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • Giurisprudenza - Sez. I, sent. n. 1088 del 14.2.1997 (rv 207214)

    Principio secondo cui le misure alternative (affidamento in prova, detenzione domiciliare) richiedono una prognosi favorevole sulla prevenzione del pericolo di recidiva e sul percorso di risocializzazione; il Tribunale deve motivare analiticamente eventuali elementi indicativi di pericolosità e non omettere di considerare gli elementi favorevoli all'istante.

Massime di principio

  • La concessione di misure alternative (affidamento in prova o detenzione domiciliare) richiede, in termini prognostici, un'aspettativa favorevole circa la prevenzione di future condotte illecite e l'esito del percorso di risocializzazione.
  • La reiterazione di reati dopo una misura alternativa precedente è un indicatore molto rilevante e può giustificare il diniego: una recidiva post-affidamento segnala il mancato effetto risocializzante e pesa fortemente sulla prognosi.
  • Il Tribunale ha l'obbligo di motivare in modo analitico e coerente sia gli elementi negativi che quelli positivi: omissioni rilevanti nella considerazione degli elementi favorevoli possono costituire vizio di motivazione, mentre una valutazione esaustiva e ben argomentata è valida anche se prevale la valutazione negativa.
  • In presenza di elementi positivi (assenza di dipendenze, lavoro stabile, percorso terapeutico, tempo trascorso senza reati, chiusura di procedimenti pendenti) il ricorrente dovrebbe documentarli compiutamente in modo probatorio per migliorare la prognosi; tuttavia tali elementi possono non essere sufficienti se esistono recenti episodi di recidiva o procedimenti pendenti.
  • Quando si impugna un diniego di misura alternativa conviene focalizzare le censure su specifiche omissioni motivazionali o su un'erronea valutazione degli elementi di fatto (ad es. datazione dei fatti, natura delle condotte, relazione temporale con precedenti misure), fornendo prove aggiornate e documentazione clinica/lavorativa per sostenere la prognosi favorevole.

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