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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1725/2022 del 17/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la conferma della condanna per appropriazione indebita (anni 2 di reclusione e euro 950 di multa) deducendo: (1) tempestività e legittimazione alla querela dell'amministratore contestate (querela tardiva o priva di valida autorizzazione assembleare) e conseguente applicazione del d.lgs. 36/2018 e degli effetti di improcedibilità; (2) mancata acquisizione di prova decisiva richiesta (ordine di esibizione/sequestro) e vizi della motivazione sul punto; (3) insussistenza del fatto appropritativo o quantomeno errori nella quantificazione dell'appropriazione e del sequestro conservativo; (4) errori nel trattamento sanzionatorio per il diniego delle attenuanti generiche e della sospensione condizionale della pena; (5) richiesta di revoca del sequestro conservativo alla luce di eventuale annullamento.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e, quindi, ha lasciato impregiata la sentenza di merito. Ha ritenuto infondati i vari motivi: ha confermato la tempestività della querela motivandone i tempi di scoperta della condotta e ha escluso la scrutinabilità di questioni non dedotte in appello (es. legittimazione alla querela). Ha inoltre ritenuto non viziata la valutazione probatoria sull'appropriatezza dei conteggi ("scarto" tra entrate e uscite) e ha giudicato legittime la negazione delle attenuanti generiche e della sospensione condizionale per mancanza di segni di resipiscenza e di risarcimento. Ha altresì dichiarato inammissibile la richiesta di revoca del sequestro dovendo il ricorso essere rigettato. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali, alla somma di euro 3.000 alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese del grado per la parte civile (euro 2.300 oltre accessori).

Norme richiamate

  • art. 646 cod. pen.

    Norma del codice penale sul reato di appropriazione indebita applicata per valutare se l'amministratore abbia intervertito il possesso e sottratto somme; la Corte ritiene che il reato si consumi alla cessazione della carica quando emerge lo "scarto" negativo tra entrate e uscite

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamato nei fatti e nella quantificazione della pena concorrente; usato per il concorso di norme o circostanze aggravanti correlate

  • art. 61 n. 11 cod. pen.

    Richiamato tra le norme applicate nella determinazione della pena (circostanze speciali)

  • d.lgs. 36/2018

    Modifica alla procedura penale in materia di persone offese e querela; invocato dal ricorrente per sostenere l'improcedibilità, ma la Corte ha ritenuto che la querela fosse tempestiva e che il profilo non fosse decisivo

  • art. 606 cod. proc. pen.

    comma 1 lett. e) e comma 3

    Norme che disciplinano i vizi della motivazione impugnabili in cassazione e l'inammissibilità dei motivi non specifici o non prospettati in appello; la Corte ha richiamato l'obbligo di specificità e la vieta cumulatività di censure discordanti

  • art. 609 cod. proc. pen.

    Limiti della cognizione della Corte di cassazione commisurata ai motivi di ricorso e impedimento dell'esame di questioni non prospettate in appello

  • art. 581 e art. 591 cod. proc. pen.

    Richieste di indicazione specifica delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto nei motivi di impugnazione; la Corte sottolinea l'onere di specificità del ricorrente

  • Sezioni Unite, sent. n. 40150/2018

    Citata dal ricorrente in relazione agli obblighi di avviso alla persona offesa dopo il d.lgs. 36/2018; la Corte ha comunque ritenuto insussistente l'effetto estintivo o improcedibilità prospettata

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che consente alla Corte di cassazione di condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di inammissibilità o rigetto del ricorso

  • art. 620 cod. proc. pen.

    Norma richiamata nella parte relativa alla revoca del sequestro conservativo; la Corte ha ritenuto la richiesta inammissibile per l'esito del ricorso

Massime di principio

  • La querela presentata dall'amministratore è tempestiva se il fatto e la consapevolezza della condotta emergono solo dopo indagini e acquisizione documentale; la sola conoscenza formale della situazione non basta a far decorrere il termine se l'offesa non è ancora stata pienamente accertata
  • In cassazione non possono essere esaminate questioni che non siano state tempestivamente dedotte in appello: il ricorrente deve specificare i punti di diritto e i fatti impugnati nell'atto di appello o rischia l'inammissibilità
  • La 'doppia conforme' (sentenze di primo e secondo grado che adottano i medesimi criteri probatori) rafforza la tenuta della valutazione di merito e limita il sindacato in sede di legittimità
  • L'appropriazione indebita in capo a un amministratore di condominio si considera consumata al termine dell'incarico, se permane un saldo negativo tra entrate e uscite che dimostri l'interversione del possesso
  • La richiesta di acquisizione di prove integrative in appello può essere rigettata quando la decisione di secondo grado sia motivata su elementi sufficienti e congrui per la valutazione della responsabilità
  • Il diniego delle attenuanti generiche e della sospensione condizionale può essere fondato sulla prognosi negativa della futura condotta del reo, specialmente in assenza di risipiscenza e di forme concrete di risarcimento
  • Le censure generiche sulla motivazione (contraddittorietà, illogicità) sono spesso ritenute inammissibili se non specificamente circostanziate; il ricorrente deve indicare esattamente in quali parti la motivazione manchi o sia illogica

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