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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 95/2025 del 02/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Roma che aveva riqualificato il fatto da bancarotta fraudolenta documentale a bancarotta documentale semplice (art. 217 co.2 e 224 L.F.) e rideterminato le pene. Il ricorrente deduceva, ai sensi dell'art. 606 co.1 lett. e) c.p.p., la carenza della prova dell'elemento soggettivo della bancarotta documentale, sostenendo di non essere mai stato in possesso delle chiavi della sede, di non detenere la documentazione contabile (recuperata solo parzialmente) e di aver delegato un terzo (Golino Luciano) al ritiro dell'incarto, circostanza che, secondo il ricorrente, dimostrerebbe l'assenza di responsabilità personale nella gestione documentale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché il motivo era generico e non si confrontava con la ratio decidendi della Corte territoriale. La decisione ha confermato che l'accettazione della carica di amministratore unico comporta l'obbligo di vigilanza e di tenuta della contabilità: anche il mero prestanome che si spogli della gestione o delega compiti può integrare, per negligenza, il reato di bancarotta documentale. La Cassazione ha, inoltre, condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 a favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • R.D. n. 267/1942 (Legge fallimentare), art. 217 comma 2

    Identifica il reato di bancarotta documentale semplice; la Corte ha ritenuto applicabile la norma anche per responsabilità per colpa dell'amministratore che ometta la custodia o la tenuta regolare delle scritture.

  • R.D. n. 267/1942 (Legge fallimentare), art. 224

    Norma collegata alla disciplina delle sanzioni per le fattispecie di bancarotta; richiamata nella riqualificazione della fattispecie.

  • Codice di procedura penale, art. 606 co.1 lett. e)

    Fondamento della censura dedotta in cassazione (vizio di motivazione su punto decisivo); la Corte ha ritenuto il motivo vago e non sufficiente per impugnare la ratio della sentenza impugnata.

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Prevede la condanna alle spese a carico del ricorrente in caso di inammissibilità e la possibilità di condanna alla Cassa delle ammende; applicata dalla Corte per comminare la sanzione pecuniaria di euro 3.000.

  • Codice civile, artt. 2475 e ss.

    Disciplinano gli obblighi contabili nelle società a responsabilità limitata; la Corte ha richiamato tali obblighi per affermare la responsabilità dell'amministratore nella tenuta e nella resa disponibile della contabilità.

  • Codice civile, art. 2392

    Stabilisce i doveri di vigilanza e controllo degli amministratori; la Corte ha ritenuto che l'accettazione della carica imponga il dovere di controllo anche del mero prestanome.

Massime di principio

  • L'accettazione della carica di amministratore comporta un obbligo intrinseco e attuale di vigilanza sulla tenuta e disponibilità della documentazione contabile: non basta dimostrare di non aver materialmente custodito i documenti per escludere responsabilità.
  • Il reato di bancarotta documentale è punibile sia a titolo di dolo sia a titolo di colpa; la negligenza consistente nell'abdicare ai compiti di amministrazione può integrare il fatto tipico.
  • La delega ad un terzo per il ritiro della documentazione non esonera l'amministratore dal suo dovere di controllo; anzi, una delega inefficace che determini la sparizione dei libri può aggravare la sua responsabilità.
  • In cassazione i motivi devono essere specifici e confrontarsi puntualmente con la ratio decidendi della sentenza impugnata: censure generiche o indeterminate sono inammissibili.
  • In caso di ricorso inammissibile il ricorrente può essere condannato alle spese e a sanzioni (es. Cassa delle ammende); va dunque valutato il rischio processuale prima di proporre ricorso.

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