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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30778/2022 del 08/08/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza che aveva confermato la misura degli arresti domiciliari nei confronti di Giovanni Costanzo per i reati di scambio elettorale politico-mafioso (art. 416-ter c.p.) e di concorso esterno in associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.). Il ricorrente contestava la qualificazione giuridica dei fatti e il vizio di motivazione: sosteneva che le dichiarazioni della collaboratrice Rosa Mendicino e le intercettazioni non provavano un patto politico-mafioso serio e concreto; criticava la ricostruzione circa la corresponsione di 100.000 euro, la tempistica e il ruolo dei presunti mediatori (Mario e Alessandro Gallo), nonché l'assunto che le condotte di Costanzo avessero rafforzato la cosca Bagalà (quindi la configurabilità del concorso esterno). Infine contestava la sussistenza delle esigenze cautelari (pericolo di reiterazione), considerata la perdita della carica di sindaco e la collocazione in consiglio di minoranza.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha respinto. Ha confermato i principi applicati dal Tribunale del riesame: l'art. 416-ter c.p. (introdotto dalla legge n.62/2014) tutela la legalità democratica ed è integrato dall'art. 416-bis quando il procacciamento di voti avviene per modalità mafiose; l'accordo politico-mafioso può risultare da indizi (dichiarazioni di collaboratori, intercettazioni, fama criminale dell'interlocutore, rapporti di assoggettamento sul territorio) e non richiede sempre la prova di esplicite intimidazioni se il procacciatore è un soggetto intraneo alla consorteria. La Corte ha ritenuto che le dichiarazioni e le intercettazioni fornivano una piattaforma di gravità indiziaria sufficiente a sostenere l'ordinanza e che, alla luce degli elementi processuali (rapporti con Bagalà, interventi amministrativi favorevoli, comportamenti di procacciamento di voti anche nel 2019, promesse di favori, richiesta di fotografie del voto, intermediazioni), sussistevano esigenze cautelari e gli elementi per ipotizzare anche il concorso esterno, avendo le condotte del politico inciso sul rafforzamento dell'organizzazione. Pertanto la misura è stata confermata.

Norme richiamate

  • art. 416-ter cod. pen.

    Sanziona lo scambio elettorale politico-mafioso: promettere o accettare l'acquisizione di voti con modalità riconducibili all'art. 416-bis in cambio di denaro o altra utilità. È reato di pericolo consumato con il raggiungimento dell'intesa e può essere provato anche in via indiziaria; non è sempre necessaria la prova di intimidazioni esplicite se il procacciatore è intraneo alla consorteria mafiosa.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Definisce le caratteristiche delle associazioni mafiose (forza di intimidazione, condizione di assoggettamento e omertà) e le modalità di procacciamento del consenso che, quando sono immanenti alla consorteria, integrano il contesto fattuale rilevante per l'art. 416-ter.

  • legge n.62/2014

    Ha introdotto la fattispecie di scambio elettorale politico-mafioso (art. 416-ter) con finalità di tutela dell'ordine pubblico e della legalità democratica nelle competizioni elettorali.

  • legge 21 maggio 2019, n.43 (modifiche)

    Modifiche interpretative che hanno rilevanza applicativa per l'art. 416-ter: la fattispecie va intesa nel senso che l'accordo per il procacciamento dei voti è autonomamente punibile e la forma concreta di erogazione/accettazione di utilità non esclude la configurabilità del reato.

  • art. 110 cod. pen.

    Rilevato nel ricorso con riferimento a concorsi di reato; utilizzato negli argomenti sulla possibile partecipazione di più soggetti nelle condotte contestate.

Massime di principio

  • Lo scambio elettorale politico-mafioso (art. 416-ter) può essere accertato anche per via indiziaria: dichiarazioni di collaboratori di giustizia e intercettazioni, unite alla fama criminale e alla capacità di influire sul territorio del presunto procacciatore, sono elementi utili per ritenere sussistente il patto.
  • Non è necessario che il patto contenga la previsione di intimidazioni esplicite se chi promette i voti è un soggetto intraneo alla consorteria mafiosa: la modalità mafiosa può essere desunta dall'appartenenza e dall'effettiva capacità di condizionamento.
  • La ricezione di denaro da parte del politico non esclude in sé la fattispecie di scambio politico-mafioso; la correlazione tra promessa/ottenimento di voti e utilità può presentarsi in forme diverse e va valutata nel contesto fattuale complessivo.
  • Il concorso esterno in associazione mafiosa può sussistere quando gli impegni assunti dal politico sono seri e concreti e, ancor prima, quando ex post si rileva che tali impegni hanno inciso sul mantenimento o rafforzamento delle capacità operative dell'organizzazione.
  • Ai fini delle misure cautelari, il rischio di reiterazione può essere valutato anche in assenza di una attuale carica di rilievo: attività di procacciamento elettorale, clientelismo continuato, promesse di favori e intermediazioni dimostrate dalle indagini possono giustificare esigenze cautelari.
  • In sede di valutazione degli indizi il giudice può privilegiare una lettura coerente e sistematica delle intercettazioni e delle dichiarazioni; le alternative interpretative proposte dalla difesa sono valutabili ma non sempre idonee a ribaltare una piattaforma indiziaria complessivamente congrua.

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