Cassazione Penale, Sentenza n. 48045/2022 del 19/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di riesame dell'arresto domiciliare disposto dal G.I.P. del Tribunale di Lecce (ordinanza 27/10/2021) per il reato previsto dall'art. 73 D.P.R. 309/90, relativo a più acquisti da Chionna Pierluigi di sostanze stupefacenti per la successiva vendita a terzi (capo 34). Il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione con riferimento alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, lamentando che il Tribunale non si sarebbe confrontato con i "motivi nuovi" depositati in sede di riesame e con la diversa ricostruzione fornita dal ricorrente circa i rapporti col Chionna (sostenendo che le somme versate erano per l'intestazione di un'autovettura in uso a Chionna e per il pagamento di contravvenzioni).
La decisione
Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile perché manifestamente infondato e generico. La Corte ha ritenuto che la ricostruzione alternativa proposta dal ricorrente non superi le risultanze investigative, in particolare le conversazioni intercettate che collegano le dazioni di denaro all'ottenimento di stupefacente (riferimenti a qualcosa indicata al femminile, talvolta con riferimento quantitativo come "mezzo", rumore di carta stagnola, urgenza nel trasporto o recupero in luogo prestabilito). La decisione ha evidenziato anche il rilevante importo delle somme trasferite e i particolari tecnici (uso di linguaggio criptico e di un disturbatore di frequenze "Jammer") come indizi della natura illecita dei contatti. Per tali ragioni le argomentazioni difensive, compresi i motivi nuovi, sono state ritenute genericamente riferite e insufficienti. Conseguentemente, oltre alla declaratoria di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
D.P.R. 309/1990, art. 73
Applicata in relazione alla contestazione di più acquisti di sostanze stupefacenti finalizzate alla vendita a terzi: la Corte ha ritenuto sussistere gravi indizi sulla base delle intercettazioni, delle dazioni di denaro e degli accorgimenti tecnici adottati dal presunto pusher.
Massime di principio
- Per impugnazioni cautelari in materia di droga il giudice dà grande rilevanza alle intercettazioni e al loro contesto: riferimenti criptici, termini connessi a quantità, rumori e modalità logistiche possono essere valutati come indizi di scambio di stupefacente.
- Le contestazioni difensive "generiche" o riformulazioni alternative dei fatti, prive di puntuale confronto con le singole emergenze probatorie (es. specifiche intercettazioni), difficilmente sono idonee a superare la valutazione dei gravi indizi.
- Elementi come l'entità e la ripetitività delle dazioni di denaro, l'uso di linguaggio criptico e l'impiego di dispositivi tecnici per eludere controlli (es. "Jammer") sono considerati indizi rafforzativi della natura illecita dei rapporti.
- In sede di riesame o cassazione è necessario affrontare espressamente le singole evidenze militanti contro la versione difensiva: non basta affermare una diversa interpretazione senza riferimenti puntuali al materiale probatorio.
- La dichiarazione di inammissibilità per ricorso manifestamente infondato può comportare condanne alle spese e l'obbligo di versamento alla Cassa delle Ammende; pertanto è opportuno valutare preventivamente la concretezza e specificità delle censure prima di proporre impugnazioni.
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