Cassazione Civile, Sentenza n. 22190/2020 del 14/10/2020
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Disputa relativa alla risoluzione di un contratto di compravendita con patto di riservato dominio e clausola risolutiva espressa per mancato pagamento delle rate. I venditori (Volteggiani e la s.n.c.) avevano chiesto la risoluzione per inadempimento e la restituzione delle aziende; il compratore (Becarelli) aveva eccepito pagamenti e dedotto vizi contrattuali e procedurali nonché chiesto il risarcimento dei danni. In primo grado il Tribunale aveva rigettato la domanda degli attori applicando l'art. 1525 c.c.; la Corte d'appello ha ritenuto invece che fossero state non pagate piu di una rata e ha dichiarato la risoluzione del contratto, ordinando la restituzione e disponendo la compensazione delle posizioni, con residuo credito da parte dei venditori. Becarelli ha proposto ricorso per cassazione deducendo plurime violazioni di norme civilistiche, di regole processuali, e profili costituzionali/sovranazionali, nonche vizi nella valutazione probatoria.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Becarelli. Ha confermato che la Corte d'appello ha correttamente escluso l'applicazione dell'art. 1525 c.c. perché risultavano piu di una rata non pagata; ha altresi ritenuto inammissibili o infondati la maggior parte dei motivi che chiedevano la rivalutazione della prova di merito o formulavano censure generiche. Ha affermato che la risoluzione, essendo prevista dalla clausola espressa, opera ope legis e non richiede il sindacato sulla rilevanza dell'inadempimento ai sensi dell'art. 1455 c.c. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio in favore dei controricorrenti, liquidate in euro 9.200 oltre accessori, e rilevato l'applicazione delle norme sul contributo unificato (art. 13 d.P.R. 115/2002).
Norme richiamate
art. 1525 c.c.
nonostante patto contrario, il mancato pagamento di una sola rata, che non superi l'ottava parte del prezzo, non dà luogo alla risoluzione del contratto
La Corte ha ritenuto che la disposizione non sia applicabile perché nel caso concreto erano piu di una le rate non pagate; la regola e stata interpretata alla lettera e nel senso di limitare la risoluzione alla situazione di mancato pagamento di una sola rata nei termini previsti
art. 1455 c.c.
La Corte ha precisato che, trattandosi di clausola risolutiva espressa che determina la risoluzione ope legis, non opera il sindacato giudiziale sulla rilevanza dell'inadempimento previsto dall'art. 1455 (cioè la valutazione della grave inadempienza) quando la risoluzione scatta per effetto della clausola stessa
art. 112 c.p.c.
Richiamato in relazione alla quantificazione dell'equo compenso per l'uso e il deterioramento dell'azienda; la Corte ha ritenuto che la somma riconosciuta in appello fosse fondata sulla domanda degli attori e quindi non viziata
art. 13 d.P.R. 115/2002
La Corte ha dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, se dovuto, del contributo unificato da parte del ricorrente ai sensi delle norme indicate
art. 334 c.p.c.
Richiamato nelle censure sulla formazione e valutazione della prova testimoniale; la Corte ha ritenuto le doglianze generiche e inammissibili in quanto miravano a una rivalutazione di merito
art. 342 c.p.c.
Invocato dal ricorrente in ordine ai mezzi di prova, ma la Cassazione ha escluso la riapertura della valutazione probatoria, condannando le censure generiche come non ammissibili
art. 1 Protocollo n. 1 Convenzione EDU
Richiamato dal ricorrente per invocare la tutela della proprieta; la Corte ha ritenuto la questione infondata o inammissibile nel contesto delle censure proposte, non emergendo violazione applicabile
art. 2 e art. 117 Costituzione
Richiamati nel ricorso per un presunto contrasto costituzionale e con norme sovranazionali; la Corte ha ritenuto che l'interpretazione data alla norma codicistica non violi le norme costituzionali o convenzionali invocate
art. 42 Costituzione
Richiamato dal ricorrente in tema di tutela del diritto di proprietà; la Corte non ha riconosciuto alcuna violazione in relazione all'interpretazione e applicazione dell'art.1525 c.c. e della clausola risolutiva
Massime di principio
- Quando il contratto contiene una clausola risolutiva espressa la risoluzione scatta ope legis e il giudice non è tenuto a sindacare la rilevanza dell'inadempimento secondo i criteri dell'art. 1455 c.c.
- L'art. 1525 c.c. limita la facoltà di risoluzione del venditore nel caso di mancato pagamento di una sola rata che non superi l'ottava parte del prezzo; se sono piu di una le rate non pagate, la previsione non impedisce la risoluzione invocata dal venditore
- Le censure generiche o miranti a una rivalutazione della prova di merito sono, di regola, inammissibili in sede di legittimità; la Corte di Cassazione non riesamina i fatti se non per vizi di diritto o di motivazione specificamente denunciati
- Per ottenere un compenso per l'uso o deterioramento della cosa venduta occorre che la pretesa sia formulata in modo congruo e risultante dagli atti processuali; la corte d'appello puo liquidare tale somma se la domanda era contenuta nell'atto introduttivo
- Le questioni di legittimità costituzionale vanno prospettate con argomentazioni specifiche e non possono essere richieste in modo generico quando l'interpretazione contestata rientra nella normale funzione del giudice ordinario
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